Lunedì 27 Novembre 2017 - 12:45

Migranti, Ong accusa: "Noi fermati dall'Italia, impotenti davanti a morti"

SOS Mediterraneo: "Non possiamo accettare di vedere essere umani morire in mare o ripartire verso la Libia"

Migranti, affondato un barcone al largo delle coste libiche

Un'altra nave con a bordo migranti malati e vittime di violenze e una dura accusa all'Italia. Questa mattina a Catania è arrivata la nave Aquarius della ong SOS Mediterranee, con a bordo 420 immigranti. Uomini, donne e bambini sono stati soccorsi a largo della Libia e si trovavano in un barcone di legno stracolmo. Diverse donne hanno raccontato di avere subito violenze e torture. A bordo c'era anche un bambino di tre anni, con crisi epilettiche, trasferito prima all'ospedale di Siracusa e poi a Messina. E l'Ong lancia pesanti accuse nei confronti dell'Italia.

"Non possiamo accettare - afferma l'organizzazione in una nota - di vedere essere umani morire in mare né di vederli ripartire verso la Libia quando la loro imbarcazione è intercettata dalla Guardia costiera libica. Nonostante le condizioni attuali particolarmente difficili in alto mare il nostro dovere è di restare presenti per soccorrere coloro che cercano di fuggire l'orrore dei campi libici, per proteggerli e per continuare a testimoniare la realtà vissuta da questi uomini, donne e bambini in cerca di protezione". E racconta: "Dopo aver soccorso 387 persone il 22 e 23 novembre ed aver rinvenuto giovedì il corpo senza vita di una giovane donna a bordo di un gommone, l'equipaggio dell'Aquarius è stato venerdì testimone inerme dell'intercettazione di diverse imbarcazioni in acque internazionali da parte della Guardia costiera libica. Venerdì mattina all'alba l'Aquarius ha individuato una prima barca in pericolo in acque internazionali a 25 miglia nautiche dalla costa, est di Tripoli, e poi una seconda ma ha ricevuto l'ordine di restare in 'stand-by' poiché il coordinamento di queste due operazioni di soccorso era stato assunto dalla Guardia costiera e dalla Marina libiche". Ancora: "L'equipaggio dell'Aquarius rimasto a distanza, rispettando le istruzioni ricevute dalle autorità italiane e per motivi di sicurezza vista la presenza di unità libiche, è stato così testimone in acque internazionali dell'intercettazione di queste due imbarcazioni in pericolo, mentre la sua proposta di assistenza veniva declinata dalla Guardia costiera libica".

"Durante le quattro ore di stand-by le condizioni meteo sono peggiorate aumentando così il rischio di naufragio. Eravamo pronti a lanciare le operazioni di soccorso in ogni momento", ha spiegato Nicola Stalla. "Questo drammatico avvenimento è stato estremamente duro per i nostri team, costretti ad osservare impotenti operazioni che conducono a rimandare in Libia persone che fuggono quello che i sopravvissuti descrivono come un vero inferno e che noi non abbiamo mai cessato di denunciare dall'inizio della nostra missione nel Mediterraneo".

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