Martedì 15 Marzo 2016 - 09:15

Migranti, fotoreporter LaPresse racconta l'arresto in Macedonia

Marco Alpozzi, fermato per aver "attraversato illegalmente il confine", ha dovuto pagare una multa

Rifugiati lasciano il campo di Idomeni nello scatto di Marco Alpozzi

Per raccontare il viaggio dei migranti che tentano di "forzare" quella 'rotta balcanica' verso il centro Europa che da giorni è stata dichiarata "definitivamente chiusa", il fotoreporter italiano Marco Alpozzi è stato arrestato in Macedonia e ha trascorso ore in un commissariato di Gevgelija. Collaboratore regolare di LaPresse, Alpozzi è stato accusato di aver "attraversato illegalmente il confine", al seguito dei profughi partiti dal campo greco di Idomeni. Per essere liberato ha dovuto pagare una multa di 260 euro, venendo bandito per sei mesi dalla Macedonia.

TRE PERSONE ANNEGATE. Ieri mattina si trovava infatti nel campo profughi sul lato greco della frontiera quando centinaia di persone, in gran parte siriani e iracheni, hanno deciso di sfidare il blocco imposto da Skopje. Per farlo hanno camminato per ore su strade secondarie di montagna, guadando un fiume e un torrente. Nel primo, il corso d'acqua di Suva Reka, due uomini e una donna sono annegati mentre cercavano di raggiungere l'altra sponda. I migranti sono riusciti ad arrivare in Macedonia, dove le forze di sicurezza li hanno bloccati. In serata, il ministero dell'Interno ha fatto sapere che era tutto pronto per riportarli in Grecia, stimando il loro numero a circa 700 persone (prima i numeri erano oscillati sino a 2mila persone). "Siamo di fronte a un tentativo di superare illegalmente la frontiera. La Macedonia non permetterà la riapertura dei confini. La rotta dei Balcani è chiusa", ha dichiarato la presidenza del Paese in serata.

IN CAMMINO DA IDOMENI. "Ero al campo di Idomeni, quando i migranti hanno cominiciato a incamminarsi con l'intenzione di entrare in Macedonia. Io e altri giornalisti e fotografi li abbiamo seguiti. Abbiamo camminato lungo una strada di montagna, fino al punto in cui la barriera di confine si interrompe. Lì si vedevano solo i campi, inframmezzati da pali dietro cui stavano gli agenti macedoni, armati", racconta Alpozzi, tornato in Grecia nella notte. Per poter attraversare il confine bisognava oltrepassare prima un fiume, quello in cui ieri mattina sono annegati alcuni profughi, e poi un torrente. "È in mezzo a quest'ultimo che noi giornalisti siamo stati bloccati dagli agenti macedoni: eravamo su un isolotto quando ci hanno accerchiati e non ci hanno più consentito né di tornare indietro né di proseguire", spiega il reporter.

I REPORTER FERMATI. I profughi, invece, tra cui tante famiglie e bambini anche piccoli, non sono stati bloccati a quel punto. "Lì hanno fermato solo i giornalisti e gli attivisti - dice Alpozzi - Io per esempio ero con tre greci e un ungherese. Ci hanno sequestrato le macchine fotografiche e ci hanno vietato di usare i telefoni cellulari". Con istruzioni in macedone, non in inglese: "Parlavano inglese solo per dare ordini di base, come mettere a terra le macchine fotografiche o non telefonare. Per il resto, non comunicavano in inglese. Alcuni sembrava non conoscessero la lingua, altri pareva non intendessero usarla con noi".

Alpozzi racconta che il gruppo di reporter è stato tenuto circa mezz'ora in quel punto, poi è stato trasferito in un posto di controllo. Lì, gli agenti macedoni hanno restituito loro le macchine fotografiche e li hanno caricati su mezzi militari, per portarli al commissariato di Gevgelija. "Dentro c'erano già altri colleghi e altri ne sono poi arrivati. Alla fine, eravamo circa 40 giornalisti e 20 attivisti, almeno altri tre italiani, poi britannici, spagnoli, greci, ungheresi e altri", continua Alpozzi. "Non ci hanno chiesto i tesserini professionali o le testate per cui lavoriamo - ha aggiunto - hanno solo voluto i documenti d'identità. Ci trattavano soltanto come persone che avevano attraversato illegalmente il confine".

LA MULTA DA PAGARE. Per essere rilasciati, era necessario pagare una multa e firmare dichiarazioni di 'colpevolezza'. "A gruppi di quattro o sei siamo stati portati nel centro del paese, perché prelevassimo agli sportelli bancomat la somma pari a 260 euro della multa inflittaci. Poi ci hanno portato in posta a pagare. Fatto questo siamo tornati al commissariato e lì abbiamo firmato un documento scritto soltanto in macedone, di cui ci è stata spiegata solo a voce la traduzione: un'ammissione di 'attraversamento illegale del confine'", prosegue il fotoreporter. In parallelo, è stato loro consegnato un documento che sanciva la "decisione di espulsione dello straniero dalla Macedonia" entro 24 ore e il divieto di ingresso nel Paese per sei mesi. "Allora siamo stati liberi di uscire, abbiamo preso un taxi verso il confine, dove ci aspettavano altri colleghi per riportarci in Grecia", prosegue.

A quel punto erano passate circa otto ore dal momento in cui il gruppo era stato fermato al fiume. "Io sono stato tra i primi a uscire dal commissariato, ma dentro c'erano ancora molti giornalisti e attivisti in attesa, destinati ad aspettare ancora molte ore. Per fortuna c'erano gruppi di conoscenti o colleghi che dall'esterno portavano cibo e bevande", conclude Alpozzi.

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Scritto da 
  • Agnese Gazzera
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