Lunedì 08 Agosto 2016 - 08:45

Migranti, Alfano: Ventimiglia non sarà la Calais italiana

"Lo si deve al fatto che abbiamo realizzato controlli in grado di ridurre il flusso"

Migranti, Alfano: Ventimiglia non sarà la Calais italiana

"Deve essere chiaro a tutti: se Ventimiglia non è diventata fin qui una Calais italiana lo si deve al fatto che abbiamo realizzato controlli ferroviari, e non solo quelli, in grado di ridurre anziché incrementare il flusso. E contemporaneamente abbiamo smistato in altri centri i migranti che lì pressavano. I dati parlano chiaro". Così il ministro dell'Interno Angelino Alfano in un'intervista pubblicata sul numero odierno di La Repubblica.

Il ministro ha poi aggiunto: "Sul confine di Ventimiglia, anche su quel varco italo-francese, ci giochiamo l'Europa. E noi lo stiamo gestendo con la massima efficienza possibile, in una fase di vera emergenza sul fronte immigrazione. Stiamo salvando Schengen e dunque l'Unione".

Alfano, nell'intervista a La Repubblica, commenta positivamente la gestione del confine da parte delle autorità francesi: "Con la Francia stiamo avendo una cooperazione buona e proficua per evitare che salti del tutto Schengen. I migranti non stanno a Ventimiglia perché preferiscono quella spiaggia rispetto a quelle siciliane, ma perché vogliono arrivare in Francia attraverso quel varco. Noi abbiamo il compito di far rispettare le regole europee e le si fanno rispettare impedendo loro di entrare in Francia. Se terremo questa linea e proseguirà lo smistamento in altri centri, in molti smetteranno di provarci. Tanti dimenticano che due mesi fa l'Austria voleva costruire un muro al Brennero per impedire il passaggio dei migranti. Se quel muro non è stato costruito lo si deve solamente alla nostra coraggiosa gestione delle frontiere, che sono il cuore della sopravvivenza dell'Europa".

Il capo del Viminale interviene anche sulla delicata situazione in Turchia: "È chiaro che se la Turchia aprisse i cancelli sarebbe qualcosa di devastante per l'Europa tutta. L'attenzione internazionale e l'allerta devono essere alte. Dal 2015 ad oggi abbiamo controllato 344 navi per tenere sotto osservazione i flussi su una rotta di potenziale interesse per i foreign fighters. Le evoluzioni turche sono preoccupanti perché lì come altrove la migrazione diventa una formidabile arma di pressione anche nelle relazioni diplomatiche. E la Turchia di profughi sul suo territorio ne conta a milioni. Detto questo, Erdogan ricordi i diritti umani, ma noi ricordiamo cosa è stato delle primavere arabe, quando si è ritenuto che cacciando chi governava alcuni paesi, tra i quali la Libia, sarebbero arrivati democrazia e tempi migliori".
 

 

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  • redazione web
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