Mercoledì 18 Maggio 2016 - 14:00

Messina, spari contro auto del presidente parco Nebrodi

Salvo grazie alla scorta, Antoci era stato vittima di intimidazioni per le sue denunce sulla mafia dei pascoli

Messina, agguato a fucilate al presidente del Parco dei Nebrodi: salvo grazie all'auto blindata

Colpi d'arma da fuoco nella notte contro l'auto su cui viaggiava il presidente del parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, sulla strada statale verso Cesarò, nel messinese. Antoci era accompagnato dall'auto di scorta: uno degli agenti ha risposto al fuoco ferendo uno dei malviventi. Antoci ha più volte denunciato gli interessi dei poteri criminali, ricevendo in passato diverse minacce tra cui due buste con proiettili bloccate al centro di smistamento postale di Palermo nel 2015. Dopo l'ultimo agguato la scorta del presidente è stata rafforzata.

LUMIA: E' SFIDA A STATO. "Considero l'agguato con cui stanotte alcuni sicari hanno tentato di uccidere il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, un atto di guerra, una sfida allo Stato. Antoci non è solo. Se è guerra, pertanto, guerra sia. Siamo pronti a combatterla tutti insieme. I mafiosi sappiano che non avranno tregua". Lo dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, che si sta recando in Sicilia per stare vicino ad Antoci. 

SOLIDARIETA' AD ANTOCI. Il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, esprime la solidarietà del Parlamento siciliano nei confronti del presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, rimasto fortunatamente illeso nel conflitto a fuoco di stanotte. "E' un episodio inquietante - afferma - sul quale bisogna fare subito piena luce. La nostra vicinanza e stima vanno anche all'agente di scorta e ai poliziotti del Commissariato di Sant'Agata di Militello, la cui pronta reazione ha evitato una strage". Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto alla Camera, ha dichiarato: "E' difficile non collegare quanto accaduto al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci ad una reazione della criminalità organizzata in Sicilia. Pensavamo tutti che la mafia avesse cambiato volto e che non adoperasse più questi metodi che ci riportano ai tristi giorni degli attentati di Capaci e Via D'Amelio. Evidentemente ci sbagliavamo. Quando viene colpita nei suoi interessi più vivi, la mafia reagisce con ferocia. Questo significa che non bisogna mai abbassare la guardia. Lo Stato deve ora reagire in modo appropriato".  

LEGAMBIENTE: NON LASCIARLO SOLO. "Non dobbiamo lasciarlo solo. Giuseppe Antoci si è salvato solo grazie alla scorta e all'auto blindata che lo accompagna da quando ha subito pesanti minacce per aver avviato protocolli di legalità e negato ampie zone di pascolo alla mafia. l presidente del Parco dei Nebrodi - ha dichiarato la presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni - deve arrivare la solidarietà e il sostegno di tutti coloro che credono nella legalità. Tutelare il territorio e garantire il rispetto delle leggi non può essere solo l'atto di coraggio di un singolo: per affermare i diritti di tutti e il bene comune, la politica della legalità deve essere condivisa e sostenuta da tutta la comunità". E' intervenuto Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia: "Quello che è successo dimostra quanto la mafia sia ancora forte in quel territorio e quanto siano importanti gli atti posti in essere da Antoci. Sotto la sua gestione, è stato adottato, infatti, il primo protocollo di legalità in Italia che contiene le linee guida per contrastare i tentativi d'infiltrazione mafiosa proprio nelle procedure di concessione a privati di beni compresi nel territorio di un Parco. L'atto ha ottenuto importanti risultati: la revoca di numerose concessioni di appezzamenti di terreno a scapito di interessi mafiosi. Ad Antoci chiediamo di continuare il suo fondamentale lavoro a difesa della legalità e del territorio. Tutta la Legambiente gli è vicina e sosterrà, in ogni modo, il suo operato".

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  • redazione web
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