Giovedì 22 Marzo 2018 - 16:45

Maroni, pm chiede 2 anni e 6 mesi per l'ex governatore lombardo

Avrebbe aiutato due ex collaboratrici ai tempi del Viminale e fatto pressioni per consentire ad una di loro di partecipare ad un viaggio promozionale per Expo a Tokyo

Conferenza stampa Tempi di libri

"Condannate Roberto Maroni a due anni e sei mesi di carcere". É questa la richiesta del procuratore aggiunto Eugenio Fusco, nei confronti del presidente uscente della Lombardia, finito a processo, insieme ad altri per le presunte pressioni esercitate per far ottenere un contratto di lavoro a Mara Carluccio e far partecipare a un viaggio a Tokyo Maria Grazia Paturzo, sue ex collaboratrici del Viminale. Chiesti anche due anni e due mesi per Giacomo Ciriello, capo della segreteria del governatore.

"La presenza di Maria Grazia Paturzo nella delegazione del viaggio a Tokyo era dettata esclusivamente dalla relazione affettiva" con Maroni ed è "in questo contesto che si inserisce la condotta di Maroni affinché la società Expo si accollasse le spese" della trsaferta, che ammontavano a circa 7 mila euro, ha sottolineato il magistrato durante la requisitoria.

Secondo l'accusa, infatti, era "noto a tutti che" Maroni e la Paturzo "avessero una relazione affettiva, dimostrata in maniera inconfutabile dalla Procura" e com'è emerso da una serie di intercettazioni e testimonianze. "E' da lì che nasce il processo - ha aggiunto - e io ho fatto attenzione a escludere dagli atti i messaggi e le intercettazioni che potevano apparire morbose e sgradevoli. Di questa relazione sono informate anche le amiche e altre persone con cui Paturzo parla, anche sua madre".

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Il governatore Maroni ha preferito rinunciare al viaggio, e al suo posto era andato in Giappone l'allora vice presidente della Regione Mario Mantovani. "In realtà - ha spiegato ancora il pm - il programma è cambiato perché il presidente Maroni si è reso conto del malessere di Isabella Votino per la presenza della Paturzo a Tokyo. Malessere che non è spiegabile con la semplice gelosia professionale". A stretto giro, è arrivata la reazione di Maroni: "Le accuse contro di me sono ridicole - ha detto - .Sono tranquillo".

Il pm ha anche elencato tutte le bugie che, a suo avviso, sono state dette in aula proprio nel tentativo di negare che tra Maroni e la Paturzo c'era una "relazione sentimentale". Tra coloro che non avrebbero detto la verità c'è anche la stessa Paturzo, che non è indagata. "A un certo punto - ha detto - quando il presidente del collegio le sottopone alcuni messaggi inequivocabili, lei risponde che ha un atteggiamento affettuoso con amici e parenti. La linea difensiva è quella di negare l'esistenza di questa relazione affettiva perché è in questo scenario che si colloca tutto quello che è successo in relazione al viaggio a Tokyo. Se Paturzo avesse ammesso la relazione ù ha detto Fusco ù avrebbe implicitamente ammesso l'accusa a Maroni e le pressioni del capo della segretaria di Maroni, Ciriello, su Expo attraverso Christian Malangone", che all'epoca era il dg della società. La strada scelta dalla difesa di negare "in radice" la relazione, ha continuato il pm, è stata quella di sostenere che la partecipazione al viaggio in Giappone sarebbe stata giustificata da ragioni professionali, che in realtà non esistevano.

Una strategia difensiva che rischia di costare cara sia alla Paturzo che alla storica portavoce di Maroni, Isabella Votino. Il rappresentante dell'accusa è convinto che abbiano mentito in aula e che ha chiesto al Tribunale di trasmettere in Procura gli atti relativi alle dichiarazioni rese in aula dalle due donne che a questo punto rischiano di finire indagate per falsa testimonianza. La richiesta del magistrato riguarda anche Cristina Rossello, avvocato e amica della Votino, pure lei ascoltata come testimone nel processo contro l'ex governatore lombardo.

Scritto da 
  • Benedetta Dalla Rovere
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