Venerdì 24 Marzo 2017 - 08:15

Maldestro e i suoi 'Muri di Berlino': La cultura salva l'uomo

Il cantautore napoletano partirà con un tour dopo l'uscita dell'album

Maldestro

Teatro, musica, Sanremo e l'uscita di un cd. E' un periodo intenso per Maldestro, vincitore del premio della critica Mia Martini fra le Nuove proposte all'ultimo Festival. Venerdì esce il suo album 'I muri di Berlino'. Abbiamo incontrato il cantautore napoletano e con lui abbiamo parlato del disco, del suo impegno nel sociale e dei progetti futuri.

Venerdì esce 'I muri di Berlino'. Perché questo titolo, che non richiama nessuna delle tracce contenute nell'album?

"Ho cercato di raccontare i sentimenti dell'uomo da diverse angolazioni. Le cose che più mi fanno paura sono i muri. Di Berlino, perché evoca il muro della divisione e perché lì ho visto altri muri magnifici, fatti di disegni e poesia. Ho voluto omaggiare un posto che mi è rimasto dentro".

Come sarà l'album e di quali influenze risente?

"Le influenze sono quelle di una vita. Partendo da maestri italiani come Fossati e Gaber o dagli stranieri come Cohen. Sono persone che hanno fatto dalla parola il loro mestiere, e io sono ossessionato dalle parole. Ultimamente, però, sono anche rimasto affascinato dall'elettronica usata in modo delicato e sottile, che fa da collante fra gli strumenti acustici".

Dopo il disco, partiranno i live il 12 aprile...

"Sì, ci sarà una band formata da 5 elementi. Il concerto verrà costruito con dei monologhi che racconteranno i muri di Berlino in un modo diverso. E' il live che io desidero: quello del teatro canzone. Nel mio live però, a differenza di quello di cui è maestro Gaber, non si parlerà di politica: io racconto più l'uomo, con i suoi sentimenti e le sue debolezze".

Niente politica nei live, ma da anni c'è un impegno nel sociale, con iniziative soprattutto nelle carceri minorili...

"E' utile portare la musica e il teatro in luoghi di disagio? R: Per me la musica è utile portarla ovunque. Ma è certo che, dove ci sono problemi, la musica può essere un'ancora di salvezza. Il mio obiettivo è raccontare che la cultura può salvare l'uomo, indipendentemente da dove nasce e cresce. La cultura serve a conoscere se stessi. I mali che ti abitano, con la cultura puoi combatterli. Infatti chiedo sempre alle istituzioni di portare più libri e matite nelle scuole che non carri armati nei posti da sorvegliare".

Una delle canzoni più intense dell'album è 'Io non ne posso più': dei giornalisti che fanno domande sulla famiglia (il padre di Maldestro è un ex boss della Camorra), del produttore che chiede più ritornelli, ma anche del Paese in generale. E' davvero così?

"Ci sono alcune cose che ti fanno male, l'unico modo che ho per liberarmene è raccontarle. Attraverso la scrittura trovo il mio canale di liberazione. E' vero che a volte non ne posso più di alcune cose, ma il pezzo si chiude dicendo "eppure c'è ancora qualcosa che mi lega a te". Nonostante abbia pensato diverse volte di andare via dall'Italia e mi senta un cittadino del mondo, sono ancora qui. Ci sono radici e retaggi culturali che ti tengono legato al tuo Paese nonostante le difficoltà".

Spesso viene naturale il paragone con altri cantanti, uno fra tutti De Gregori. Dà fastidio?

Quello con De Gregori mi dà fastidio perché si avvicina poco al mio modo di essere e di fare musica. Sono più vicino a Gaber o Fossati. Mi associano a lui solo per un fatto di immagine, e solo da quando indosso il cappello. Però mi onorano i paragoni.

Scritto da 
  • Chiara Troiano
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