Mercoledì 06 Settembre 2017 - 14:15

"Migranti non c'entrano con la morte di malaria della bimba"

Il professore Aldo Morrone commenta la notizia della bambina morta di malaria a Brescia e spiega perché non è colpa dei migranti

L'Ospedale Civile di Brescia dove è morta la bimba di 4 anni di malaria

"La responsabilità dei migranti in questa vicenda è scientificamente priva di fondamento", così il professore Aldo Morrone, direttore del Servizio Salute Globale dell'Ospedale San Gallicano di Roma, ha commentato la notizia della bambina morta di malaria a Brescia.

Dopo il titolo choc di Libero che dà la colpa ai flussi migratori, Radio Cusano Campus ha intervistato Morrone nel corso del programma Genetica Oggi, condotto da Andrea Lupoli. "Questo è un evento rarissimo ed eccezionale, - ha detto il professore - sono vicino alla famiglia di questa bambina morta in modo quasi incomprensibile. La malaria è un problema serio nel nostro pianeta e lo dimostra il fatto che circa 250 milioni di persone nel mondo si ammalano di malaria e mezzo milione muoiono. Nel nostro paese era stata eradicata, l'ultimo caso autoctono risale a circa 30 anni fa. Il contagio avviene solo attraverso la puntura di un particolare tipo di zanzara".

Per questo secondo Morrone sarebbe stato diffcile per i medici che hanno avuto in cura la bambina pensare subito alla malaria, dal momento che non aveva visitato nessuna delle aree a rischio. "In Italia ci sono le zanzare anofele ma non quelle che trasmettono la malaria, pur appartenendo alla stessa specie. A livello mondiale ce ne sono 400 specie ma le pericolose sono meno di una trentina. In Italia quelle presenti non possono trasmettere la malaria anche grazie alle bonifiche e ai migliori sistemi di vita. Ci siamo preoccupati molto del movimento delle persone nel mondo, meno delle merci, quasi per nulla degli insetti e delle zanzare. Scientificamente priva di fondamento la responsabilità dell'immigrato in questa vicenda".

"Il pensiero corre a Fausto Coppi per il quale non fu pensata la diagnosi di malaria e quando fu pensata fu tardivo l'intervento terapeutico, andò diversamente per il suo collega francese che invece si salvò perché l'Istituto Francese pensò potesse essere appunto malaria. Avremmo dovuto riflettere meglio sul rischio della diffusione di questi microorganismi".
 

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