Giovedì 20 Luglio 2017 - 07:45

Mafia Capitale, le condanne: 20 anni a Carminati, 19 a Buzzi

Ma cade l'accusa di associazione mafiosa. Sei gli anni per Coratti e Odevaine, 10 a Panzironi, 11 a Gramazio

Aula bunker di Rebibbia - La sentenza del processo Mafia Capitale

Massimo Carminati condannato a 20 anni di carcere nel maxi processo Mafia Capitale. La decisione è stata presa dal collegio presieduto dalla giudice Rosanna Ianniello dopo una camera di consiglio durata tre ore e mezzo. L'ex nar ha assistito alla lettura del dispositivo in diretta video dal carcere di Parma dove è detenuto in regime di 41 bis. L'accusa aveva chiesto per lui una condanna a 28 anni di carcere.  

Sconto anche per l'imprenditore delle cooperative romane Salvatore Buzzi, condannato a 19 anni, che ha assistito alla lettura del dispositivo in diretta video dal carcere di Tolmezzo, vicino a Udine dove è detenuto. L'accusa aveva chiesto per lui una condanna a 26 anni e tre mesi di carcere. Per tutti gli imputati cade l'accusa di associazione di stampo mafiosa.

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Mirko Coratti, ex presidente del Consiglio comunale di Roma ed esponente del Partito democratico, è stato condannato a 6 anni. Franco Panzironi e Luca Gramazio sono stati condannati rispettivamente a 10 e 11 anni di carcere nel processo Mafia Capitale. Per il primo, ex amministratore delegato dell'azienda dei rifiuti capitolina (Ama) i pm avevano chiesto 21 anni di carcere, mentre 19 anni e mezzo era la richiesta per Gramazio, ex capogruppo Pdl di Comune prima e Regione poi. Sei anni e sei mesi anche a Luca Odevaine, prima vice capo di gabinetto con Walter Veltroni, poi capo della polizia provinciale. L'ex sindaco di Castelnuovo di Porto, Fabio Stefoni, e l'ex direttore generale dell'azienda dei rifiuti capitolina, Giovanni Fiscon, sono stati invece assolti. Il primo, subito dopo la lettura del dispositivo ha abbracciato in aula il difensore, Francesco Scacchi. Assolti anche Giuseppe Mogliani, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, questi ultimi due considerati dalla procura il legame tra i gruppi e la Ndrangheta.

Si chiudono così oltre venti mesi di udienze, migliaia di intercettazioni e atti che superano abbondantemente il milione di pagine. Le accuse per i 46 imputati, variavano, a seconda delle posizioni, dalla corruzione, alla turbativa d'asta, all'usura e l'estorsione, fino all'associazione mafiosa. Alla fine, ci può essere una parziale soddisfazione per l'accusa in quanto l'impianto accusatorio, relativamente ai fatti, ha retto. Ma la cancellazione dell'ipotesi di associazione mafiosa ha dato spazio alle ragioni della difesa che, adesso, può prepararsi a una battaglia di solo merito in appello.

I condannati - Sono 41 le persone condannate, cinque le persone assolte, e per tutti gli imputati è caduta l'accusa di associazione mafiosa, e in alcuni di legami con la Ndrangheta, su cui si basavano le ipotesi della procura. Massimo Carminati viene condannato a 20 anni di carcere e dichiarato 'delinquente abituale', Salvatore Buzzi a 19 anni di carcere. Queste le altre condanne del processo: Claudio Bolla (6 anni), Stefano Bravo (4 anni e 6 mesi), Riccardo Brugia (11 anni), Emanuela Bugitti (6 anni), Claudio Caldarelli (10 anni), Matteo Calvio (9 anni), Nadia Cerrito (5 anni), Pierina Chiaravalle (2 anni e 8 mesi), Mario Cola (5 anni), Sandro Coltellacci (7 anni), Mirko Coratti (6 anni), Giovanni De Carlo (2 anni e mezzo), Paolo Di Ninno (12 anni), Antonio Esposito (5 anni), Franco Figurelli (5 anni), Agostino Gaglianone (6 anni e mezzo), Alessandra Garrone (13 anni e mezzo), Luca Gramazio (11 anni), Carlo Maria Guarany (5 anni), Cristiano Guarnera (4 anni), Giuseppe Ietto (4 anni), Giovanni Lacopo (6 anni), Roberto Lacopo (8 anni), Guido Magrini (5 anni), Sergio Menichelli (5 anni), Michele Nacamulli (5 anni), Luca Odevaine (6 anni e 6 mesi, che diventano 8 in continuazione con due precedenti patteggiamenti), Franco Panzironi (10 anni), Pier Paolo Pedetti (7 anni), Marco Placidi (5 anni), Carlo Pucci (6 anni), Daniele Pulcini (1 anno), Mario Schina (5 anni e mezzo), Angelo Scozzafava (5 anni), Andrea Tassone (5 anni), Fabrizio Franco Testa (12 anni), Giordano Tredicine (3 anni), Claudio Turella (9 anni), Tiziano Zuccolo (3 anni e mezzo).

Il procuratore - Al procuratore aggiunto Paolo Ielo, che ha sostenuto l'accusa al processo, è stato chiesto se si senta deluso dalla sentenza:."Le sentenze non devono deludere, devono essere rispettate - ha risposto - In parte la sentenza riconosce la bontà dei fatti contestati. Ci deve essere per chi fa il mio mestiere un approccio quanto più possibile laico e razionale. Sono state riconosciute - ha aggiunto Ielo -  quasi tutte le ipotesi corruttive contestate, devo leggere con attenzione il dispositivo. E' stato un fenomeno di criminalità organizzata non mafioso". Così il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo a margine della sentenza di Mafia Capitale.".

Il legale di Buzzi - La Procura "ha perso e non ci sono attenuanti sulla chiarezza e la nitidità della sentenza. Abbiamo liberato Roma dalla mafia, una mafia che è stata costruita". Così il legale di Salvatore Buzzi, Alessandro Diddi. Stesso ragionamento per Ippolita Naso, legale di Massimo Carminati:

"Massimo Carminati è soddisfatto. Io ero fiduciosa, lui era pessimista. Dopo la sentenza mi ha detto: avevi ragione tu. Tutto ciò che era mafia in questo processo perde terreno",

La sindaca - Alla lettura della sentenza era presente la sindaca Virginia Raggi: "Grazie al lavoro della magistratura, è stata una ferita profonda per la città. Dobbiamo mantenere la guardia sempre alta, quello che è stato accertato oggi è che c'è un'organizzazione criminale che è stata in grado di condizionare pesantemente le politiche di questa città e ne stiamo pagando le conseguenze". "E' un momento molto importante per la città di Roma - ha concluso Raggi - dobbiamo trarne tutti le conseguenze",

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