Mercoledì 10 Febbraio 2016 - 07:45

Mafia, 109 arresti a Catania: azzerato clan Laudani

Emerso un diffuso e violento condizionamento illecito dell’economia locale

Mafia, 109 arresti a Catania azzerato clan Laudani

Sono oltre 500 i carabinieri del comando provinciale di Catania ed unità specializzate, che, dalle prime ore del mattino, stanno eseguendo su tutto il territorio nazionale e all’estero un provvedimento restrittivo emesso dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale etneo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 109 persone, dirigenti ed affiliate del clan mafioso 'Laudani', ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi ed altri reati.

Le indagini, coordinate dalla Dda di Catania, hanno consentito di ricostruire l’organigramma del clan, considerato una delle più ramificate e pericolose consorterie criminali operante nel catanese, caratterizzato da una autonomia criminale orgogliosamente rivendicata anche nei confronti di 'Cosa Nostra' catanese, con la quale, peraltro, non ha disdegnato di stringere alleanze partecipando alle più sanguinose faide degli anni ottanta e novanta, con saldi legami anche con la ‘ndrangheta reggina.  Gli investigatori hanno individuato capi e gregari, accertando numerose estorsioni praticate in modo capillare e soffocante ai danni di imprese ed attività commerciali del territorio e riscontrando un diffuso condizionamento illecito dell’economia locale attuato anche con attentati alle attività produttive ed aggressioni agli imprenditori.

Nessun decisivo contributo alle indagini è emerso dalle dichiarazioni delle vittime che, a riprova del profondo stato di assoggettamento, o hanno negato di essere sottoposte al pagamento del 'pizzo' o si sono limitate ad ammettere il solo fatto storico dell’estorsione, non fornendo alcun elemento utile per l’identificazione dei responsabili. Le attività hanno inoltre consentito di evidenziare il ruolo centrale ricoperto da tre donne in seno all’organizzazione, tratte in arresto nell’ambito dell’operazione, dimostratesi in grado di dirigere  le attività criminali della “cosca” secondo le direttive impartite dai vertici ed occupandosi anche della gestione della “cassa comune” e del sostentamento economico delle famiglie degli affiliati detenuti. 

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