Giovedì 24 Marzo 2016 - 18:30

INTERVISTA Edward Luttwak e la teoria delle tre moschee

L'intervista dopo gli attentati di Bruxelles: dalle Torri Gemelle, passando per Isis e la comunità musulmana

Edward Luttwak

La teoria delle tre moschee, i cui imam sono troppo impegnati in televisione e incontri interreligiosi. Le polemiche con Gino Strada, accompagnate dai complimenti alle autorità italiane, che sarebbero molto più competenti di quelle del Belgio. Le previsioni della politica estera sotto Donald Trump e Hillary Clinton. Il professor Edward Luttwak, presenza fissa dei talk show italiani e autore di una sofisticata analisi strategica dell'impero romano, è un fiume in piena, anche se si è appena alzato dopo un il volo transoceanico che lo ha riportato negli Stati uniti. Le polemiche di martedì scorso con Maurizio Crozza, durante Ballarò, insomma, non lo hanno minimamente toccato.

 

Professor Luttwak, l'Occidente può vincere da solo la guerra  contro l'Isis? O c'è bisogno di un'alleanza con i Paesi arabi?

Non capisco per quale ragione bisognerebbe attaccare lo Stato islamico, che esiste principalmente per combattere gli sciiti di Iran e Hezbollah, che sono ben più pericolosi dello Stato islamico, il quale non minaccia l'Europa. C'è invece un fenomeno di islamizzazione e di fanatizzazione, fra musulmani in giro per il mondo, i quali si autodefiniscono musulmani dello Stato islamico, ma non hanno niente a che fare con quell'entità. Quell'entità non ha capacità operative, non è mica una forza armata. E' un movimento ideologico anti-sciita. Il fatto che adesso gli inglesi e i francesi stiano bombardando a casaccio, non è una cosa utile alla sicurezza di nessuno.

Dalle Torri Gemelle in poi, dove ha sbagliato l'Occidente?
 

La parola Occidente è molto grande. Diciamo che dall'11 settembre fino a oggi, sul territorio italiano, non è morto nessuno italiano attaccato da islamisti. Sono morti per mille altre ragioni. La Repubblica italiana, quindi, ha capito la natura della minaccia e ha utilizzato normali metodi di polizia che si usano contro la criminalità organizzata: ha protetto i cittadini italiani, nessuno dei quali è morto in Italia. Certo, 44 sono morti in altre giurisdizioni, le quali sono molto meno capaci di proteggere i propri cittadini o gli italiani di passaggio. Ci sono stati i responsabili, tra cui i belgi sono prominenti, e ci sono stati quelli capaci di proteggere i loro cittadini, tra cui l'Italia ha il record. E la ragione è che le autorità italiane hanno capito dall'inizio la natura della minaccia e hanno agito contro questo minaccia. Gli altri non hanno capito e, poi, hanno fatto finta di non capire.

Quale è la natura di questa minaccia?
 

E' una catena di montaggio che comincia con una moschea simpatica, il cui l'imam non si trova mai perché è sempre a qualche incontro interreligioso, oppure in televisione per dire a tutti che l'islam è una religione di pace. Lì non si predica minimamente la violenza, mai, però si predica l'identità musulmana. Quindi tu non sei un italiano di fede musulmana, tu sei un musulmano in Italia. C'è poi un secondo tipo di moschea, meno bella, più piccola, il cui imam si trova in giro spesso per qualche incontro interfede e così via. E lui dice: poiché voi siete musulmani, avete il dovere di essere solidali con tutti gli altri musulmani del mondo. Quindi non sei un cittadino italiano, che magari si incazza con qualche nemico dell'Italia: tu sei un musulmano che vive in Italia, quindi ti devi arrabbiare con chi attacca qualsiasi musulmano, ovunque. Sono quelli che si schierano con Hamas, con chi abita nella Striscia di Gaza. Poi c'è una terza moschea, che è molto disorganizzata, molto piccola, c'è poca gente. Lì vengono quelli usciti dalla seconda e dalla prima moschea. Quelli sono i "fratelli" e quelli, sì, vogliono agire. Molti chiacchierano, però poi qualcuno agisce. C'è questa catena di montaggio, le autorità italiane lo sanno. In Italia ci sono 161 imam in prigione, 161 individui che si autodefiniscono imam, perché non c'è nessuna autorità che dice chi è un imam e chi no. Ed in Belgio, che io sappia, non li mettono in prigione.
 

Scritto da 
  • di Riccardo Bormioli e Matteo Bosco Bortolaso
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