Giovedì 03 Marzo 2016 - 17:30

Libia, Strazzari: Rapiti da criminali e venduti a Isis

Intervista al professor Francesco Strazzari della Scuola Superiore di Pisa, uno dei maggiori conoscitori della storia libica

Libia: violenti scontri con Isis a Bengasi

 Il professor Francesco Strazzari insegna alla Scuola Superiore di Pisa ed è uno dei conoscitori più documentati della storia libica. A lui LaPresse ha chiesto di chiarire, per quanto possibile, le circostanze del rapimento e della morte dei constri connazionali.

La morte dei nostri connazionali in Libia in che contesto ambiantale si inserisce?
Nella continuità e nella contiguità tra gruppi criminali e gruppi politicamente e militarmente più organizzati come le milizie dello stato islamico.

Cosa signfica in concreto?
Significa che i rapimenti, pratica ormai diffusissima in Libia, vengono gestiti a due livelli. Il primo livello compete a questi gruppi criminali che, diciamo così fanno il lavoro sporco e nello sviluppo di ogni singola vicenda possono o cedere l'ostaggio o ricavarne direttamente soldi e armi chiedendo il pagamento di un riscatto.

Chi decide se un ostaggio vale più di un altro?
Semplicemente la convenienza politica. Per quanto riguarda i nostri connazionali lo logica politica è chiara: avere in mano ostaggi di un paese che guida la coalizione che tratta per pacificare il paese e che può anche decidere un intervcento militare, è una carta importante e una forma di pressione nemmeno tanto indiretta sul paese che deve salvare la vita a quattro suoi cittadini.

Abbiamo stabilito che per il califfato i rapimenti sono unaforma di autofinanziamento. Insieme al petrolio venduto al mercato nero?
A differenza di quanto avviene in Siria e ai confini con l'Iraq in Libia lo stato islamico non posside oleodotti. Semmai l'obiettivo preminenze è quello di rendere difficile la commercializzazione altrui con attentati e sabotaggi nei singoli impianti.

Si torna credo al tema principale: cosa succederà in Libia di qui ai prossimi mesi?
Chiediamoci a che Libia stiamo pensando. Lo scontro ancora una volta è tra gruppi che definirei antigheddaffiani e che vanno collocati nell'alenza fra Tripoli e Misurata e gruppi proghedaffiani e che sono il frutto dell'alleanza tra il governo di Tobruk e le tribù di Bengasi. Parlo di pro o anti Gheddafi intendo con questo un'idea di orhanizzazione statuale. L'Isis è un cuscinetto fra queste due idee di Libia che ha il suo centro di comando a Sirte. E non è un caso che l'offensiva delle truppe del generale Khalifa Haftar si stia concentrando proprio su Sirte.

In conclusione la morte dei nostri connazionali può essere definita frutto di un caso, come l'essersi trovati in mezzo ad una battaglia?
C'è sicuramente qualcosa di fortuito nella tragica vicenda ma c'è anche la reazione delle milizie dello stato islamico ad un doppio attacco sia aereo che sul terreno da parte degli Stati Uniti e dei militari del governo di Tobruk.
 

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