Mercoledì 10 Agosto 2016 - 09:15

Libia, Serraj: Isis pericolo anche per Italia, aiutateci

"Siete nostri amici e potete fare tanto"

Libia, premier Serraj: Isis pericolo anche per Italia, aiutateci

"Isis è un'organizzazione pericolosissima. Utilizzerà qualsiasi mezzo per inviare i suoi militanti in Italia e in Europa. Non sarei sorpreso di scoprire che i suoi uomini si nascondono sui barconi in viaggio verso le vostre coste". Questo l'avvertimento del premier libico Fayez al Serraj, in una intervista al Corriere della Sera. "La nostra Libia ha bisogno dell'aiuto internazionale nella battaglia contro l'Isis. L'Italia è tradizionalmente il nostro Paese amico, potete fare tanto", ha detto, aggiungendo: "Sin dall'inizio il vostro esecutivo ha sostenuto il nostro governo di unità nazionale. All'Italia chiediamo qualsiasi aiuto possa darci".

Nello specifico, per Sarraj, "l'Italia è parte dell'alleanza internazionale guidata dagli Usa contro l'Isis e sta ai comandi dell'alleanza decidere come cooperare militarmente. Ma all'Italia noi chiediamo di trattare e curare nei suoi ospedali i nostri feriti di guerra. Vorremmo più cooperazione in questo senso. Gli aiuti medici e i visti per il trasferimento dei nostri feriti sul vostro territorio dovrebbero essere più rapidi. Abbiamo anche richiesto alcuni ospedali da campo che sarebbero molto utili per trattare in tempo utile i nostri feriti gravi sulle prime linee. Inoltre, abbiamo già ottenuto dall'Italia partite di visori notturni e giubbotti anti-proiettili che servono per salvare la vita ai nostri uomini. Ma non bastano. Necessitiamo di altri invii e altri aiuti". Il premier libico, inoltre, dice che la Libia "vede con grande favore la scelta italiana di permettere agli aerei Usa di utilizzare la base di Sigonella. I contribuiti italiani in ogni caso sono sostanzialmente di carattere umanitario".

Sul controllo dei barconi e dei flussi di migranti nel mar Meditteraneo, Serraj afferma: "Noi libici dobbiamo mettere sotto controllo i nostri immensi confini meridionali. Non abbiamo ancora le forze per farlo. Sono migliaia di chilometri in pieno deserto. Non sappiamo come fare contro le organizzazioni criminali internazionali che gestiscono il traffico di esseri umani", e "per quanto riguarda il Mediterraneo, occorre maggior cooperazione con la marina militare italiana. Con il governo di Roma dobbiamo trovare il modo per rimandare i migranti nei loro Paesi di origine".

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