Venerdì 04 Marzo 2016 - 10:45

Libia, liberi gli altri due italiani rapiti: Vogliamo tornare a casa

Farnesina conferma: "Pollicardo e Calcagno non sono più nelle mani dei loro rapitori"

Liberati gli ostaggi Pollicardo e Calcagno in Libia

Gli altri due dipendenti della Bonatti sequestrati in Libia, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, sono stati liberati. "Io sono Gino Pollicardo e con il mio collega Filippo Calcagno oggi 5 marzo 2016 siamo liberi e stiamo discretamente fisicamente, ma psicologicamente devastati. Abbiamo bisogno di tornare urgentemente in Italia". Questo il messaggio scritto in stampatello su un foglietto di quaderno pubblicato da 'Sabratha Media Center'. I due, nella foto pubblicata dal sito in lingua araba, compaiono mentre sono al telefonino, con barba lunga e con i visi molto provati. Sono seduti su un divano verde. Intanto la Farnesina ha confermato ufficialmente che Calcagno e Pollicardo non sono più nelle mani dei loro rapitori, e si trovano ora sotto la tutela del Consiglio militare di Sabratha e sono in buona salute.

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I due italiani si trovano in una zona di guerra e non ancora in mano italiana. L'Unità di crisi della Farnesina lavora senza sosta da ore per organizzare il rientro. Entrambi verranno sentiti dal magistrato romano, Sergio Colaiocco che indaga per la procura sulla vicenda. Non si conoscono ancora i tempi del loro rientro in Italia. Stando a quanto si apprende, inoltre, il ministero degli Esteri sta cercando di riportare in Italia i corpi  di Salvatore Failla e Fausto Piano con la mediazione di Croce rossa italiana.
 

 

 

 

 

Pubblicato su un account Twitter arabo anche il primo video dei due ostaggi liberati. "Speriamo di tornare urgentemente in Italia, abbiamo bisogno di ritrovare le nostre famiglie", affermano Pollicardo e Calcagno.

 

 

 

"La notizia dovrebbe essere certa ma stiamo aspettando l'ufficializzazione della liberazione di mio padre", aveva affermato il figlio di Filippo Gianluca Calcagno, contattato telefonicamente da LaPresse. "La notizia della liberazione l'abbiamo avuta dai media", dice Gianluca Calcagno, aggiungendo che la Farnesina è in continuo contatto con la sua famiglia "ci hanno chiamato più volte anche oggi, ma fino a che non sono certi al mille per mille dicono che non si possono sbilanciare". 

Anche il figlio di Pollicardo aveva annunciato poco fa la liberazione del padre, tecnico della Bonatti sequestrato nel luglio scorso in Libia insieme a Calcagno, Piano e Failla, trovati morti ieri.

Ieri è arrivata la notizia della morte di Fausto Piano e Salvatore Failla, uccisi da militanti dell'Isis. La procura di Roma aprirà un fascicolo sulla morte dei due connazionali; l'inchiesta sarebbe per omicidio a carico di ignoti. I magistrati italiani, come è prassi in questi casi, attendono notizie e materiale investigativo dalla Libia. Sulla vicenda il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni riferirà in aula alla Camera mercoledì 9 marzo alle 16.

ESECUZIONE ISIS. I due italiani Fausto Piano e Salvatore Failla probabilmente sono stati uccisi da militanti dello Stato islamico prima dello scoppio degli scontri mercoledì a Sabratha. È quanto riferisce un portavoce delle forze di sicurezza di Sabratha, Sabri Kshada. "Secondo le nostre indagini i due italiani che sono stati rapiti in Libia l'anno scorso sono stati uccisi con esecuzioni da militanti dello Stato islamico prima che avessero luogo gli scontri", ha affermato. Le brigate libiche locali combattono contro i militanti a Sabratha dalla scorsa settimana, quando un centinaio di membri Isis avevano preso per breve tempo il controllo del centro della città e avevano decapitato oltre 10 membri di brigate.

I 4 DIPENDENTI RAPITI. Nei mesi scorsi la situzione dei quattro dipendenti della Bonatti pareva quasi verso la risoluzione. Se e come siano finiti nella mani dell'Isis è ancora oggetto di indagine. Chi sono i quattro? Salvatore Failla (una delle due vittime), siciliano, è originario di Carlentini, in provincia di Siracusa, dove vive la sua famiglia. Saldatore specializzato, 47 anni, è padre di due figlie di 22 e 12 anni. Lavora per l'azienda di Parma da diversi anni. Fausto Piano (l'altra vittima), meccanico di 60 anni, è di Capoterra, cittadina alle porte di Cagliari. Da molti anni lavora all'estero. Failla e Piano sarebbero le due vittime. Filippo Calcagno è di Piazza Armerina (Enna), ha 65 anni e ha girato il mondo come tecnico Eni prima di lavorare per la Bonatti. E' sposato e ha due figlie. Gino Pollicardo è ligure e vive a Monterosso, nelle Cinque Terre, in provincia di La Spezia.

SCUDI UMANI. I due italiani che si ritiene siano morti in Libia, Piano e Failla, sarebbero stati uccisi mentre venivano utilizzati come scudi umani da uomini del cosiddetto Stato islamico durante una sparatoria nella zona di Sorman, vicino Sabratha. È quanto riporta la stampa locale, aggiungendo che il sindaco di Sabratha avrebbe riferito che i due italiani sarebbero fra le 12 persone uccise nello scontro a fuoco scoppiato quando le forze di sicurezza hanno attaccato un covo dell'Isis ieri sera.

I MISTERI DEL RAPIMENTO.Tutto, per ora, è avvolto nel mistero e ancora oggetto di indagine. Quello che sappiamo con assoluta certezza che era il 20 luglio scorso quando quattro italiani, tecnici della Bonatti, vennero rapiti in Libia nei pressi del compound dell'Eni nella zona di Mellitah. Dall'inizio le ipotesi erano due: l'Isis, la cui forza è crescente in quest'area e i criminali 'comuni' che avrebbero agito a fine estorsivo. Immediatamente il governo di Tobruk disse di ignorare quale gruppo ci fosse dietro alla vicenda. Per Al Jazeera invece i "rapiti erano dalle milizie tribali filo Haftar", "ostili a quelle di 'Alba della Libia'" di Tripoli. I quattro italiani erano stati rapiti in una zona che è stata, per lungo tempo, teatro di scontri e che solo di recente si è calmata dopo la tregua sottoscritta dalle milizie tribali e da quelle di Alba della Libia. La Farnesina, già prima del rapimento, aveva invitato tutti i connazionali a lasciare il Paese evidenziando l'estrema difficoltà della Libia (nel febbraio 2015 era anche stata chiusa l'ambasciata a Tripoli).

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