Martedì 26 Aprile 2016 - 19:15

Libia, la difesa dei pozzi: cosa ha l'Italia da proteggere

La presenza militare italiana in Libia resta una prospettiva futura ma al momento ancora nulla è stato stabilito

Libia, la difesa dei pozzi: cosa ha l'Italia da proteggere

Soldati sì, soldati no. La presenza militare italiana in Libia resta una prospettiva futura ma al momento ancora nulla è stato stabilito. Il Governo smentisce la notizia secondo la quale 900 appartenenti alle forze armate italiane saranno impiegati in Libia a breve. Ma qualcosa succederà, se da tempo il dossier è sul tavolo dell'Alta rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini, che all'indomani del vertice dei ministri degli Esteri europei del 5 febbraio ad Amsterdam ha fatto sapere che i 28 paesi Ue sono "pronti a fornire ogni possibile potenziale sostegno al governo anche nel settore della sicurezza".  Ora proprio da Tripoli è arrivata, in occasione del vertice di Hannover di ieri tra Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Usa quello che si attendeva da tempo: una richiesta di aiuto, nella forma di un sostegno per proteggere i pozzi petroliferi. I pozzi infatti rappresentano la vera chiave del controllo del Paese da parte del nuovo governo di unità nazionale appoggiato dalle Nazioni unite. 

Ma qual è la presenza italiana in Libia? Le attività Eni sono concentrate prevalentemente nell’area occidentale nei giacimenti offshore Bahr Essalam (che attraverso la piattaforma di Sabratha fornisce gas al centro di trattamento di Mellitah che lo convoglia poi al gasdotto Greenstream per l’esportazione verso l’Italia) e Bouri (petrolio), e nei giacimenti onshore di Wafa (gas e petrolio) ed Elephant (petrolio); mentre nell’area orientale nel campo di Abu Attifel (petrolio, questo però è ormai fermo da oltre due anni). 

Eni è presente in Libia dal 1959. L’attività è condotta nell’offshore mediterraneo di fronte a Tripoli e nel deserto libico per una superficie complessiva sviluppata e non sviluppata di 26.635 chilometri quadrati (13.294 chilometri quadrati in quota Eni). L’attività di esplorazione e sviluppo raggruppata in 6 contratti, quattro onshore e sei offshore. Le onshore sono: Area A, comprendente l’ex Concessione 82 (Eni 50%); Area B, ex-Concessione 100 (Bu Attifel) e il giacimento NC125 (Eni 50%); Area E, con il giacimento ElFeel (Elephant) (Eni 33,3%); Area F con il Blocco 118 (Eni 50%). Le offshore sono: Area C con il giacimento a olio di Bouri (Eni50%); Area D con i Blocchi NC41 e NC169 (onshore), facenti parte del Western Libyan Gas Project (Eni 50%).

Nella fase esplorativa, Eni è operatore nell’area di Kufra (186/1,2,3 e 4 onshore) e nelle Aree Contrattuali onshore A e B e offshore D. Le attività Eni in Libia sono regolate da contratti di Exploration and Production Sharing (Epsa) che hanno durata fino al 2042 per le produzioni a olio e al 2047 per quelle a gas.

A maggio 2015 Eni ha effettuato una nuova scoperta a gas e condensati nell’offshore della Libia, nel prospetto esplorativo Bouri Nord, situato nell’Area D,  a 140 chilometri dalla costa e 20 chilometri a nord del campo di Bouri. Si tratta della seconda scoperta esplorativa effettuata da Eni nell’Area D dell’offshore libico dall’inizio del 2015. Eni, attraverso la propria consociata Eni North Africa BV, è operatore della Contract Area D in cui detiene la quota del 100% nella fase esplorativa. Due mesi prima, Eni aveva effettuato una significativa scoperta di gas e condensati nell’offshore libico, nel prospetto esplorativo Bahr Essalam Sud, situato nell’Area contrattuale D a 82 chilometri dalla costa e a 22 chilometri dal campo in produzione di Bahr Essalam. Eni, attraverso Eni North Africa BV, è operatore dell’Area D con la quota del 100% nella fase esplorativa.

Scritto da 
  • Fabio De Ponte
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