Sabato 10 Giugno 2017 - 08:15

Legge elettorale, scontro Pd-M5s. Renzi: Voto lontano

Di Maio accusa leader Pd di "non essere capace di tenere il suo gregge"

Legge elettorale, è scontro Pd-M5s. Renzi:Accordo? Non ottimista.Voto lontano

Dopo la disfatta i partiti tornano sulle barricate. La 'pacificazione', sulla legge elettorale così come su tutto il resto, è definitivamente archiviata e torna di scena il duello Pd-M5S. Con il naufragio del patto, la possibilità di votare a settembre si fa sempre più lontana, ma la campagna elettorale permanente continua. Matteo Renzi, sfogliando i giornali del mattino in diretta sui social network non fa fatica a parlare di "fallimento impressionante". Per il segretario dem il responsabile è chiaro: "I Cinque stelle - scandisce - sono stati inaffidabili come già era accaduto sulle unioni civili e su un'altra dozzina di provvedimenti. Sono inaffidabili per definizione. Hanno la stessa credibilità sulla legge elettorale di quando parlano di vaccini o scie chimiche". "Quello che è successo ieri (giovedì, ndr) alla Camera è vergognoso e guai a chi osa incolpare il MoVimento 5 Stelle di quanto accaduto", replica Luigi Di Maio che accusa il leader Pd di "non essere capace di tenere il suo gregge". Di più. "La verità è che il vero guru del Pd è la Poltrona. E il vero vincitore è il PPP, il Partito Poltrone e Privilegi", attacca.

Schermaglie a parte, la partita della legge elettorale è di fatto congelata in attesa del primo round delle elezioni amministrative. I parlamentari, sherpa e mediatori compresi, sono tutti sul territorio a sostenere i propri candidati. Si vota in poco più di mille Comuni, ma per i partiti è comunque un test importante che potrebbe anche influenzare gli equilibri delle trattative future. Anche il Quirinale aspetta. Sergio Mattarella confida che, a partire da martedì, si possa riaprire il dialogo tra le forze politiche. Renzi non chiude, ma non si fida: "Se ci sono tutte le condizioni per fare tutti insieme una bella legge, con Fi e M5s, se le persone tornano a buon senso e ragionevolezza, lo vedremo, ma non sono particolarmente ottimista", ammette. E se Forza Italia continua a insistere per tornare "alla ragionevolezza" e dare al Paese una legge condivisa, sono M5S e Lega a chiudere. "La legge elettorale è stata uccisa perché il Pd non si poteva permettere le preferenze: non le hanno mai volute. Le preferenze avrebbero mandato il Pd sotto, quindi hanno approfittato di una scusa assurda per sfilarsi dall'accordo". Netto il leader del Carroccio Matteo Salvini, che sin qui si era detto disponibile a votare ogni tipo di legge pur di accelerare il ritorno alle urne: "Impensabile rimettersi al tavolo con chi ha tradito". L'unico a esultare è Angelino Alfano: "Noi abbiamo vinto", ribadisce ma si dice pronto "a non infierire" a a "ripartire dalla maggioranza di Governo".

L'ipotesi, però, al momento, è la meno probabile. Per il segretario Pd, colpi di scena a parte, si andrà a votare "con la legge che c'è", ovvero con le sentenze scritte dalla Corte costituzionale: L'Italicum corretto per la Camera e il Consultellum per il Senato. "La legge c'è, ha bisogno di alcuni accorgimenti tecnici, secondo l'opinione dei più", ribadisce. La soglia di sbarramento? "Non mi ha mai tolto il sonno - dice sfidando gli avversari - una legge c'è, con soglia al 3% (a Montecitorio, ndr) e all'8% (a palazzo Madama, ndr). Renzi tranquillizza poi il Quirinale sull'ipotesi decreto: "Nessuno di noi lo vuole", sentenzia.

Si allontana, insomma, lo scenario del voto a settembre. Il segretario Pd ribadisce "pieno sostegno" al governo che "in queste ore sta lavorando alle questioni del Paese. Su questo - scandisce - non accettiamo provocazioni".

Nel partito non tutti hanno rimesso nel cassetto il sogno di andare alle urne insieme alla Germania, ma a molti appare evidente come alla fine potrebbe essere inevitabile arrivare al 2018. Inevitabile quindi per Renzi cambiare strategia: il leader dem avrebbe sondato il terreno con Giuliano Pisapia, pensando a una coalizione con il suo 'campo democratico' per il Senato. Dall'ex sindaco di Milano, però, arriva una doccia fredda: "Sono per il massimo dell'unità e rimango sempre favorevole al dialogo - dice - ma tenendo fermo il punto che qualsiasi alleanza con il centrodestra è contro i nostri valori oltre che un inganno agli elettori".

Scritto da 
  • Nadia Pietrafitta
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