Martedì 17 Maggio 2016 - 12:45

Allarme idrogeologico: 7 milioni a rischio frane e alluvioni

Lo sostiene Legambiente nel dossier Ecosistema Rischio 2016. Nel 2015 frane alluvioni hanno causato 18 vittime

Legambiente: 7 milioni di italiani sono a rischio frane e alluvioni

Sette milioni di cittadini si trovano ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni. In ben 1.074 comuni (il 77% del totale) sono presenti abitazioni in aree a rischio. Nel 31% sono presenti addirittura interi quartieri e nel 51% dei casi sorgono impianti industriali. Nel 18% dei Comuni intervistati, nelle aree golenali o a rischio frana sono presenti strutture sensibili come scuole o ospedali e nel 25% strutture commerciali. L'urbanizzazione delle aree a rischio non è solo un fenomeno del passato: nel 10% dei Comuni intervistati sono stati realizzati edifici in aree a rischio anche nell'ultimo decennio. Solo il 4% delle amministrazioni ha intrapreso interventi di delocalizzazione di edifici abitativi e l'1% di insediamenti industriali.

PIANI EMERGENZA VECCHI. In ritardo anche le attività finalizzate all'informazione dei cittadini sul rischio e i comportamenti da adottare in caso di emergenza. L'84% dei Comuni ha un piano di emergenza che prende in considerazione il rischio idrogeologico ma solo il 46% lo ha aggiornato e solo il 30% dei Comuni intervistati ha svolto attività di informazione e di esercitazione rivolte ai cittadini. Numeri e dati aggiornati sul rischio idrogeologico in Italia sono stati illustrati oggi da Legambiente, nel corso di un convegno per la presentazione del dossier Ecosistema Rischio 2016, l'indagine sulle attività nelle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico, realizzata sulla base delle risposte fornite dalle amministrazioni locali al questionario inviato ai Comuni in cui sono state perimetrale aree a rischio idrogeologico (i dati si riferiscono quindi ai 1.444 Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente). Situazione delicata in Piemonte. Sono 1131 su 1206 i Comuni piemontesi con aree a rischio frana o alluvione, pari al 93% del totale, con punte del 99,2% nelle province di Cuneo e Asti, più di 87 mila residenti in aree a pericolosità idraulica elevata e più di 220 mila in aree a pericolosità media.

18 VITTIME NEL 2015. Solo nel 2015 frane alluvioni hanno causato nel nostro Paese 18 vittime, 1 disperso e 25 feriti con 3.694 persone evacuate o rimaste senzatetto in 19 regioni, 56 province, 115 comuni e 133 località. Secondo l'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, nel periodo 2010-2014 le vittime sono state 145 con 44.528 persone evacuate o senzatetto, con eventi che si sono verificati in tutte le regioni italiane, nella quasi totalità delle province (97) e in 625 comuni per un totale di 880 località colpite.

PREVENZIONE DEL RISCHIO. Rispetto all'attività di prevenzione del rischio, nell'80% dei comuni intervistati sono stati redatti piani urbanistici che hanno recepito le perimetrazione delle zone esposte a maggiore pericolo. Nonostante l'evidente fragilità del territorio, nel corso dell'ultimo decennio, nel 10% dei comuni (146 fra quelli intervistati) si è continuato a costruire in zone a rischio: nel 88% dei casi sono state urbanizzate aree a rischio di esondazione o a rischio di frana con la costruzione di abitazioni (in 128 comuni su 146); nel 14% dei casi in tali aree sono sorti addirittura interi quartieri (in 20 comuni). Nel 38% l'edificazione ha riguardato fabbricati industriali (55 comuni). Nel 12% dei casi (17 comuni), invece, sono state costruite in aree a rischio idrogeologico strutture sensibili come scuole e ospedali, nel 18% (26 comuni) strutture ricettive e nel 23% (33 comuni) strutture commerciali.

ERRORI URBANISTICI. Complessivamente, soltanto il 4% (53 amministrazioni) dei comuni intervistati ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nell'1% dei casi (20 comuni tra i 1.399 che hanno partecipato all'indagine) si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali. Per correggere gli errori urbanistici del passato è necessario abbattere e spostare dove possibile ciò che non si può difendere dalle alluvioni e dalle frane. Il 68% dei comuni ha dichiarato di svolgere regolarmente un'attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d'acqua e delle opere di difesa idraulica; nel 70% dei comuni campione sono state realizzate opere per la messa in sicurezza dei corsi d'acqua o di consolidamento dei versanti franosi.

RIPRISTINO AREE FIUMI. Tra i 982 comuni in cui è stata segnalata la realizzazione di interventi e opere di messa in sicurezza, in ben 413 (il 42%) tale attività ha riguardato la costruzione di nuove arginature o l'ampliamento di opere di difesa già esistenti. Solo nel 12% dei casi (115 comuni), gli interventi di messa in sicurezza hanno previsto il ripristino delle aree di espansione naturale dei corsi d'acqua. Nel 45% delle amministrazioni (439 comuni fra i 982 dove sono stati realizzati interventi) sono state realizzate opere di consolidamento dei versanti montuosi e/o collinari instabili, ma soltanto in 47 comuni (appena il 5%) è stato previsto il rimboschimento dei versanti più fragili. Nel 39% dei comuni le attività di messa in sicurezza hanno previsto opere di risagomatura dell'alveo fluviale. Ma interventi di questo tipo in molti casi possono amplificare il rischio per le strutture presenti a valle. Da rilevare anche in 118 Comuni fra quelli intervistati (8% del campione) sono stati realizzati interventi di tombamento e copertura del corsi d'acqua, con la conseguente urbanizzazione delle aree sovrastanti.

PROTEZIONE CIVILE. Migliore la situazione per quanto riguarda l'organizzazione del sistema locale di protezione civile, fondamentale per rispondere alle emergenze in maniera efficace e tempestiva. L'84% dei comuni si è dotato di un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione. Tuttavia, soltanto il 46% dei comuni intervistati ha dichiarato di aver aggiornato il proprio piano d'emergenza negli ultimi due anni. E se la legge 100 del 2012 ha stabilito l'obbligo di adottare un piano d'emergenza di protezione civile entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge stessa, ancora oggi, alcuni Comuni continuano a non adempiere a questo importante compito.
 

Scritto da 
  • redazione web
Accedi o registrati per inserire commenti.

Ti potrebbe interessare anche

Nevicata in Piemonte - Disagi sulla A32 Torino Bardonecchia

Liguria, treno bloccato per il maltempo: 400 passeggeri al freddo

Il convoglio è rimasto fermo dalle 17 di domenica pomeriggio per circa 4 ore, a causa del fenomeno del gelicidio

Prima nevicata a Milano

Maltempo in arrivo in tutta Italia: allerta in Emilia Romagna, Liguria, Toscana

Calano le temperature. Attese pioggia e neve, attenzione per pericolo valanghe

È morto monsignor Antonio Riboldi, vescovo antimafia

Lo comunica la Curia di Acerra. Aveva 94 anni. Disse: "Meglio ammazzato che scappato dalla camorra"