Lunedì 01 Febbraio 2016 - 09:30

Poletti: I 320 euro non sono un reddito garantito

A regime dal 2017 ma da quest'anno 600 milioni nella legge di Stabilità

Giuliano Poletti

Un intervento universalistico, strutturale e a prova di approfittatore. Non un reddito garantito a ogni cittadino, ma uno "strumento per la lotta alla povertà" pensato per accompagnare il superamento di una difficoltà momentanea. Giunto a Milano per un convegno organizzato dalla Fondazione Welfare Ambrosiano, il ministro per il Lavoro e il Welfare Giuliano Poletti si è soffermato questa mattina con i cronisti per illustrare nel dettaglio il disegno di legge delega già approvato dal governo che consegnerà 320 euro al mese al milione di italiani in situazione di povertà. A patto, però, che questi si impegnino nei confronti della collettività a mandare i propri figli a scuola e ad accettare offerte professionali che arriveranno loro.

Da un lato il ministro del Lavoro ha voluto rimarcare la distanza dalle proposte avanzate dal Movimento 5 Stelle riguardo al reddito di cittadinanza, parlando di un provvedimento "molto diverso" e sottolineando che "se c'è un sostegno troppo automatico, si rischia di arrivare a una situazione di dipendenza". Dall'altro lato Poletti ha voluto evidenziare come la misura messa in cantiere discenda per alcuni versi in modo diretto dal Sia, il Sostegno per l'Inclusione Attiva sperimentato nel 2015 in 12 grandi città italiane. La stessa cifra di 320 euro, ha fatto notare, è stata definita sulla base di quell'esperienza.

E proprio dai fondi destinati al Sia arriveranno parte delle coperture necessarie all'attuazione del piano, che andranno ad aggiungersi a quelle inserite in legge di Stabilità. "Nel 2016 estenderemo il Sia a tutto il territorio nazionale. Contemporaneamente il Parlamento approverà la legge delega per il nuovo strumento", ha dettato i tempi il ministro, facendo prefigurare di fatto un debutto nel 2017 per il reddito di sostegno. Che, dalla sua entrata in vigore in poi, non dovrà più venire meno. "La sua durata per noi deve essere permanente. Il nostro Paese deve avere strutturalmente e sempre uno strumento che intervenga rispetto a chi è in situazioni di povertà", ha sottolineato ancora Poletti, per cui "questa è la differenza rispetto al passato".

A garantire il corretto utilizzo dello strumento e a prevenirne l'abuso - temi da sempre caldi quando si parla di misure di questo tipo -, dovrebbero essere, nelle intenzioni dell'esecutivo, proprio la sua dimensione locale di applicazione e il suo non essere garantito. Oltre alla presenza di uno strumento preciso per la valutazione di reddito e patrimonio come l'Isee. "Se c'è un sostegno troppo automatico, si rischia di arrivare a una situazione di dipendenza", ha avvertito il titolare del Lavoro. Aggiungendo che, in questo caso, di fronte a una offerta di lavoro spesso la persona "si tiene l'indennità e va a lavorare in nero". Ma anche che - e questo dovrebbe essere un ulteriore punto a favore della nuova misura - "quella comunità che ti prende in carico ti conosce", e sarà quindi più efficace di quanto potrebbe esserlo un organismo centrale nel rilevare le irregolarità.

Tra le prime reazioni all'annuncio, quella di Francesco Marsico, responsabile area nazionale della Caritas. Pur riconoscendo l'importanza di un intervento strutturale sul tema, Marsico ha segnalato ai microfoni di Radio Vaticana due motivi di preoccupazione: il fatto che le risorse non possano coprire tutto il target della povertà assoluta in Italia e la mancanza di tempi chiari per la copertura di chi resterà escluso. Due anche le aspettative, espresse in prospettiva futura: che il provvedimento possa essere migliorato grazie anche al contributo dell'Alleanza contro la povertà (il patto aperto ai soggetti sociali promosso dalla stessa Caritas con Acli) e la predisposizione di misure di accompagnamento che affianchino quelle economiche. "C'è bisogno di una alleanza sociale e territoriale che faccia sì che, a partire da queste risorse, si costruiscano delle reti intorno alle famiglie in condizione di povertà", la considerazione finale di Marsico.

Scritto da 
  • Marco Valsecchi
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