Mercoledì 26 Aprile 2017 - 13:00

'La vita soltanto' di Munari: il '900 di una donna carne e sangue

Il 27 aprile in libreria l'esordio letterario del manager editoriale

 'La vita soltanto' di Munari: il '900 di una donna di carne e sangue

"Ho voluto come protagonista una donna 'di carne e sangue', una civiltà contadina antica che emoziona: in una parola, la vita". È questa la scelta di esordio letterario con 'La vita soltanto', di Andrea Munari, di origini emiliane, ma nato a Milano, classe 1971, che nel mondo dei libri vive ogni giorno. Il suo mestiere, infatti, è quello del manager editoriale.

Il libro è frutto di 18 anni di lavoro trascorsi a cercare e a raccogliere, nella sua Emilia, testimonianze di persone e documenti di vita familiare dagli anni' 20 al duemila. A monte la passione dell'autore per la storia, che ha sempre avuto grande spazio nella vita di Munari, che ricopre oggi il ruolo di Cpo, Chief Procurement Officer, nel Gruppo Mondadori.

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Che storia racconta 'La vita soltanto', da domani, 27 aprile, in libreria per i tipi di Cairo Editore?

Al centro del racconto c'è una donna, Germa, che a Casagiamarra, frazione di Vetto, in provincia di Reggio Emilia, il 5 settembre del 1921, viene alla luce in una grande famiglia contadina, i Nobili. In un paese messo in ginocchio dalla Grande guerra, in cui a prendere la scena è il Ventennio fascista.

E poi cosa succede a Germa?

Cresce e diventa donna, circondata dal parentado, genia di orgogliosi attaccabrighe che al civile scambio di idee preferiscono menare le mani, ma non per prevaricare, quanto piuttosto per un modo tutto loro di comunicare. Germa però non potrà trascorrere la sua vita in quello spicchio di Appennino come sua madre e la madre di sua madre. Nel secondo dopoguerra emigra con marito e figlia a Milano: va a vendere in un negozio frutta e verdura ai ricchi abitanti di via della Spiga. Mentre l'Italia passa dal boom agli anni di piombo, Germa affronta le prove più dure che possono toccare a una moglie e madre.

Nel libro si racconta proprio un episodio in cui Germa per strada a Milano, fra via Pagano e via Cherubini, sente degli spari: i colpi che il 17 maggio del 1972 hanno ucciso il commissario Calabresi... Come entrano nella storia?

Racconto come Germa alla vista di quel corpo disteso per terra si identifica subito nel dolore della moglie di Calabresi, Gemma. In quel momento sono due donne separate solo da una consonante.

In questa storia quanto c'è di autobiografico?

C'è tanto della mia biografia familiare e personale. Ma c'è anche una storia dell'Italia.

La protagonista è donna. Perché questa scelta?

Le figure femminili in questo libro sono fondamentali. Germa nasce nella civiltà contadina di una volta, che era in realtà matriarcale: tutto veniva portato avanti dalle donne, nella casa e nella famiglia.  E a distanza di decenni è ancora così.

Come era la Milano in cui è emigrata Germa? Cosa si ritrova oggi?

Dove c'era il negozio di frutta e verdura di Germa in via della Spiga ora c'è una gioielleria. Era la Milano che rinasceva dalle macerie nel secondo dopoguerra. Germa ha vissuto in un palazzo abitato da Giuseppe Migneco, pittore espressionista, e da Brunetta Mateldi, illustratrice e una delle prime donne a parlare di moda.

Nel libro c'è una citazione di un testo di Roberto Vecchioni... Che significato ha?

E' tratta da 'Viaggi del tempo immobile' e recita 'questo sono gli uomini: urlo e sole, e tutto il resto è niente': questo libro è proprio la storia di una persona in carne e ossa, di carne e sangue. E' la verità, è una storia vera, è la vita soltanto.

Se il suo libro potesse avere una colonna sonora che musica sarebbe?

Autori emiliani: Ligabue o i Modena City Ramblers.

Il libro parte dal 1921 per arrivare con l'epilogo al 2006. Il prologo si chiama Omega. L'epilogo invece Alfa. E la numerazione dei capitoli è decrescente. Perché ?

Il libro si apre con la protagonista Germa in un ospedale sul suo letto di morte e questo è Omega, il prologo. Poi è tutto come se fosse un conto alla rovescia. Per questo la numerazione inversa dei capitoli da 18 a 1, per tornare ad Alfa. La morte nel libro non è la fine. Non è omega, ma Alfa.

Scrivere libri aiuta un manager dell'editoria a vendere quelli scritti dagli altri?

Di sicuro aiuta a capire di più le motivazioni degli scrittori.

Scritto da 
  • Laura Carcano
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