Venerdì, Marzo 25, 2016 - 12:00

L’eredità di Cruyff nella storia del calcio mondiale

E'morto Johan Cruijff. Uno dei piu' grandi di sempre.

Johan Cruyff non è stato solo uno dei primi cinque calciatori più forti della storia, paragonabile a Pelè e Maradona, ma è stato senza dubbio un uomo che ha vissuto ‘per il calcio’ e lo ha cambiato per sempre. Più di Pelè e Maradona, il Profeta del Gol, scomparso ieri a Barcellona all’età di 68 anni sconfitto dal cancro, è stato l’icona del calcio moderno grazie alle vittorie e al modo di giocare dell’Ajax nei primi anni ’70 e alla parabola dell’Olanda del guru Rinus Michels culminata con le due sconfitte nelle finali della Coppa del Mondo nel 1974 e 1978. “Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile”, è una delle frasi celebri e che rappresentano la filosofia di Cruyff e del suo maestro.  

 

Il 4-3-3 di quel gruppo leggendario è il modulo che ancora oggi viene utilizzato dall’Ajax e della nazionale olandese praticamente in tutte le formazioni: dalle giovanili alla prima squadra. Ma è in Spagna che l’opera di Cruyff e del suo mentore Michels ha avuto un impatto ancora più rivoluzionario. Reduce da tre vittorie di fila nella Coppa dei Campioni con l’Ajax e tre Palloni d’Oro, nel 1974 per una cifra spropositata per quei tempi, il Profeta del Gol approda a Barcellona dove si erano già trasferiti Michels e il suo compagno di nazionale Neeskens. In maglia blaugrana Cruyff vince un solo scudetto (che mancava da 14 anni) ma pone le basi del Barcellona che trenta anni dopo diventa la squadra più forte e ammirata del mondo. 

 

Grazie al suo carisma, l’asso olandese oltre a incidere sul campo riesce con le sue idee a convincere la dirigenza del Barça a creare una struttura volta ad allevare i giovani seguendo i dettami della prima squadra. E’ così che quando diventa allenatore, sotto la sua ala crescono i vari Guardiola, Xavi e Luis Enrique. La Masia del Barcellona diventa il laboratorio da cui usciranno negli anni successivi altri due fuoriclasse come Messi ed Iniesta, per non dimenticare Fabregas e Pique. E’ proprio uno degli allievi di Cruyff, Guardiola (campione d’Europa con il Barça da giocatore nel ’92), a sublimare i concetti del calcio olandese basati sullo spazio e sul modo di occuparlo, adattandolo ai ritmi dello sport moderno. "Lui ha dipinto la Cappella Sistina, noi abbiamo portato delle modifiche", ha detto di lui proprio l'attuale tecnico del Bayern Monaco. Ed è sempre sulla scia degli insegnamenti di Cruyff, attualizzati da Guardiola, che la Spagna sul finire degli anni 2000, con Luis Aragones prima e Vicente Del Bosque poi, diventa la nazionale più forte del mondo vincendo un Mondiale e due Europei di fila. Pelè e Maradona sono stati dei geni assoluti in campo con il pallone fra i piedi, Cruyff è riuscito ad esserlo altrettanto ma in più con le sue idee ha dato un’impronta rivoluzionaria al calcio moderno anche in panchina e dietro una scrivania. Addio Profeta del Gol. 

Pubblicato da 
Martedì, Aprile 26, 2016 - 07:45

Juve campione, da Acciughina a ‘squalo’: Allegri pigliatutto

 Due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, una finale di Champions League e una finale di Coppa Italia ancora da disputare: in soli due anni alla guida della Juve Massimiliano Allegri, non solo ha proseguito nel solco di vittorie iniziato con Antonio Conte ma ha reso la squadra bianconera una macchina quasi perfetta. Con il suo fare bonario, la battuta sempre pronta, il tecnico livornese inoltre risulta essere anche ‘simpatico’ il che non guasta.

 

Pubblicato da 
Venerdì, Marzo 18, 2016 - 12:00

Italia fuori dall’Europa, il quarto posto in Champions è un miraggio

Mercoledì e giovedì tutti al cinema o a teatro. E si perché con l’eliminazione di Juventus e Lazio in Champions ed Europa League, l’Italia è fuori dall’Europa che conta. Per la prima volta in 15 anni, precisamente dalla stagione 2000-2001, nessuna formazione del Bel Paese si qualifica per i quarti di finale delle due principali competizioni calcistiche per club.

Pubblicato da 
Martedì, Marzo 15, 2016 - 13:45

Non solo Zamparini, Serie A sempre più mangia allenatori

E sono 14. Con l’esonero di Stefano Colantuono da parte dell’Udinese, tanti sono i cambi di panchina nel massimo campionato di Serie A alla 29/a giornata. Di questo passo si avvicina il record recente di 18 avvicendamenti della stagione 2011/2012. E dire che lo scorso anno con ‘appena’ 7 cambi di panchina i presidenti della Serie A sembravano aver imboccato un comportamento ‘virtuoso’ e invece dopo meno di 12 mesi ci ritroviamo agli stessi livelli delle stagioni precedenti.

Pubblicato da 
Venerdì, Febbraio 26, 2016 - 14:45

L’esempio di Van Gaal mentre in Italia i giovani restano a guardare

Giovedì sera il Manchester United ha travolto i danesi del Midtjylland grazie a due gol del 18enne Marcus Rashford e si è qualificato per gli ottavi di finale dell’Europa League. Non solo, il baby attaccante inglese a 18 anni e 117 giorni è diventato il più giovane giocatore dei Red Devils a segnare nelle coppe europee soffiando il primato ad ‘un certo’ George Best. A gettare Rashford nella mischia in una partita forse decisiva per il suo futuro da manager del Manchester Utd è stato Louis Van Gaal. 

 

Pubblicato da 
Domenica, Febbraio 14, 2016 - 13:45

Juve ritrova la vetta, l'artefice ha un nome e cognome: Massimiliano Allegri

Il 28 ottobre 2015 dopo la sconfitta contro il Sassuolo le parole di Gigi Buffon risuonarono come un macigno caduto dal quinto piano nello spogliatoio della Juventus: "Abbiamo giocato un primo tempo indegno, a 38 anni non ho voglia di fare figure da pellegrini". Da quel momento la stagione dei bianconeri è cambiata: dal -11 in classifica dall'Inter sono arrivate 15 vittorie consecutive che hanno riportato i campioni d'Italia in vetta davanti al Napoli.

Pubblicato da