Mercoledì 18 Maggio 2016 - 16:30

Ecommerce in Italia non decolla, Confcommercio: Ottimisti

L'intervista di LaPresse al direttore dell'ufficio studi della confederazione Mariano Bella

L'e-commerce in Italia non decolla, Confcommercio: Siamo ottimisti

Ce lo aspettavamo, ma leggere i dati nero su bianco fa sempre più impressione: l'e-commerce italiano cresce ma non abbastanza. In Europa peggio di noi fanno solo Cipro, Grecia,
Bulgaria e Romania. Siamo al 24esimo posto su 28, con una percentuale, il 9%, che impallidisce davanti ai dati dell'Irlanda, al 37%. La conferma arriva dall'Eurostat, che pure però sostiene che la quota del fatturato all'interno del Paese è più che raddoppiata negli ultimi anni. "Siamo ottimisti, ci stiamo arrivando e i tassi di crescita lo testimoniano", commenta con LaPresse il direttore dell'ufficio studi di Confcommercio, Mariano Bella. L'abitudine all'acquisto nei negozi fisici, secondo Bella, è legata anche al piacere di fare shopping in punti vendita meno commerciali e standardizzati delle catene che spopolano in Inghilterra o Germania. 

Come interpreta i dati dell'Eurostat?

Sono dati che si leggono in chiaroscuro, hanno sia luci che ombre. Io credo che l'interpretazione più corretta sia in senso ottimistico: ci stiamo arrivando e i tassi di crescita lo testimoniano.

A cosa è dovuto il ritardo italiano dello sviluppo dell'e-commerce?

A una pluralità di motivi. Il primo riguarda il fatto che negli ultimi 25 anni l'Italia è cresciuta poco e ha avuto una fortissima recessione, molto più forte che negli altri Paesi. Quando la crescita complessiva manca, manca anche la voglia e la propensione di persone e imprese a investire, innovare, provare qualcosa di nuovo. Poi c'è il costo della moneta elettronica: più del 50% degli acquisti online vengono fatti attraverso carta di credito e i costi sono più elevati che negli altri Paesi in Europa. Abbiamo un deficit infrastrutturale: una minore penetrazione della banda larga e soprattutto di quella ultraveloce. Infine c'è un fattore culturale, che non riguarda l'avversione al computer, quanto piuttosto che in Italia i negozi sono
particolarmente belli e ci piace questa 'shopping experience', mentre negli altri Paesi europei, soprattutto in Inghilterra e Germania, i negozi sono prevalentemente multinazionali in franchising. Da noi esiste ancora il negozio tradizionale con il suo bacino d'utenza e ci piace frequentarlo. I dati Eurostat si riferiscono al fatturato che somma dei rapporti tra imprese e delle vendite al consumatore finale. Se ci concentriamo sulle vendite al consumatore finale, possiamo dire che dal 2007 a oggi le vendite da qualsiasi tipo di sito e-commerce sono quasi triplicate. 

Cosa prevede per il futuro dell'e-commerce italiano?

Una crescita, ma non a scapito dei piccoli negozi. Anche i nostri hanno finalmente capito che internet è un canale complementare non sostitutivo. In inglese si dice che esistono due strutture di acquisto in formazione: ropo e tobo ('research on line, purchase offline' per chi cerca su internet e acquista in negozio oppure 'try offline purchase online' per chi cerca in negozio e acquista in internet, ndr) la cosa fondamentale è che i nostri negozianti abbiano sempre due canali di vendita, fisico e internet. Questi si integrano e non competono tra loro. Se non sviluppiamo questa strategia i marketplace internazionali, da Amazon ad Alibaba, toglieranno spazio ai nostri produttori e distributori.

Scritto da 
  • Maria Elena Ribezzo
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