Martedì 05 Aprile 2016 - 14:45

Kurt Cobain, 22 anni fa l'addio al padre del grunge

Il 5 aprile 1994 il leader dei Nirvana si tolse la vita sparandosi alla testa con un fucile da caccia

Kurt Cobain e Courtney Love

Per qualcuno il grunge è morto esattamente 22 anni fa, quando quello che per la bibbia musicale Rolling Stone è stato il miglior artista degli anni '90, si imbottì di eroina e di Valium prima di spararsi in testa con un fucile da caccia calibro 20. Il suo corpo fu ritrovato soltanto tre giorni dopo, l'8 aprile, da un elettricista che doveva fare dei lavori nella villa del musicista americano.

Tre giorni prima, il 5 aprile 1994, Kurt Cobain, allora 27enne, aveva deciso di lasciare il mondo di angoscia e disperazione. Accanto al corpo, una scatola contenente droga, un cucchiaio, aghi, sigarette e un paio di occhiali da sole, così come hanno rivelato alcune immagini scattate dopo il ritrovamento del corpo e rese note alcuni giorni fa. Poco sangue, quasi nulla, e una lettera indirizzata alla moglie Courtney Love, cantante delle Hole, e alla figlia Frances Bean.

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Il leader dei Nirvana, da molti considerato il vero padre del grunge, è morto come aveva vissuto, stordito dai farmaci e dalla droga, imprigionato - le parole sono le sue - nella paura di vivere e "avverso al genere umano", a tal punto da non avere più "nessuna emozione". "It's better to burn out then to fade away (E' meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente)", scrive Cobain nel suo commiato, citando il cantante Neil Young (che oggi dice: "Se avessi avuto la possibilità di parlare con lui gli avrei detto di mollare tutto, di fare altre cose, di allontanarsi da quel mondo").

L'inizio - letterale - della sua fine ha una data ben precisa. Un mese prima del suicidio Cobain aveva tentato di lasciare questo mondo. In Italia, a Roma per un mix di farmaci andò in coma ma riuscì a salvarsi. Fu la moglie a parlare, in seguito, di quello come uno dei primi tentativi di Kurt di togliersi la vita. Le settimane successive furono un lungo preludio alla fine annunciata. Depressione, droga, molta droga, tranquillanti, e nessuna voglia di vedere la luce del sole. L'uomo simbolo del grunge aveva semplicemente scelto di morire. Da solo. Un altro nome nella macabra lista del 'Club 27', che allora contava, fra gli altri, anche Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix e Brian Jones, tutti geni della musica morti tragicamente a 27 anni. A loro, il 23 luglio 2011, si è unita anche Amy Winehouse.

Ancora forte e persistente il ricordo del musicista, al di là della sua tragica fine, capace di influenzare generazioni di giovani con il suono viscerale e prorompente che fece scuola e sdoganò i suoni indipendenti americani presso il pubblico mainstream. Oltre il ruvido esordio di 'Bleach', fu 'NeverMind' nel 1991 a sdoganare il suono alternative americano alle grandi masse. La poetica intimista e chiassosa di Cobain, sposata alla potente sezione ritmica firmata Novoselic-Grohl, divenne un marchio di fabbrica e qualcosa di più. Un successo planetario che gravò, pesantissimo, sulle spalle fragili di Cobain. Una notorietà eccessiva e spossante che il cantante non avrebbe forse voluto. Il seguente album, 'In Utero', più guizzante e meno addomesticato era appunto una reazione a quel sistema che lo aveva glorificato e reso icona. Poco dopo, nel 1994, la scelta finale di Cobain, quella di lasciarsi andare, liberandosi di un peso che ne schiacciò la vita fino all'ultimo.

 

Foto tratta dal profilo Instagram di Courtney Love

Scritto da 
  • Elena Fois e Stefano Fantino
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