Martedì 28 Giugno 2016 - 07:30

Italia, capolavoro di Conte. E ora la Germania non fa paura

Cuore, qualità e intensità nella squadra azzurra plasmata dal tecnico leccese. Per la Spagna la fine di un ciclo

La gioia di Antonio Conte

 Armiamoci e partiamo per Bordeaux che ci aspetta la Germania per il quarto di finale dell'Europeo. Armiamoci e partiamo senza paura perché abbiamo piegato gli ex campioni del mondo in maniera più netta di quanto non racconti il risultato, 22 anni dopo l'ultima volta, negli Stati Uniti, quasi il mesozoico. Tra questa Italia e questa Spagna ci sono più di due gol di differenza: con un briciolo di precisione in più (e un De Gea in meno) la vittoria poteva assumere dimensioni addirittura più grandi e grosse. Buffon ha dovuto impegnarsi solo due volte e nell'ultima parte della partita, quando ormai gli azzurri avevano finito le energie e si combatteva sul filo dei nervi, per il resto il possesso maniacale dei nostri avversari ha prodotto niente, palleggiatori sopraffini imprigionati dalla ragnatela tattica di Conte, che continua a essere il 'plus' della Nazionale. Anche stavolta, infatti, dietro il trionfo c'è il suo capolavoro.

La differenza l'ha fatta l'approccio: perfetto quello dell'Italia, molle quello della Spagna. E l'approccio, quasi feroce, sicuramente in linea con la filosofia del 'contismo', esasperato al punto giusto, ha consentito agli azzurri di livellare le differenze tecniche, soprattutto a centrocampo. La Nazionale ha aggredito la Spagna altissima, Pellé e Eder hanno cominciato a fare pressing, poi a scalare gli altri, al punto che quel fenomenale 'meneur de jeu' di Iniesta spesso si è trovato addosso Parolo e non ha avuto lo spazio fisico per gestire il pallone. Anestetizzato il fuoriclasse del Barcellona, è andato in crisi anche Busquets e non hanno saputo incidere né David Silva né Nolito, sostituito a inizio della ripresa. La solidità della BBC (Barzagli-Bonucci-Chiellini) poi ha fatto il resto.

La Spagna non ha provato nemmeno a produrre il consueto tiki-taka, piuttosto ha dovuto preoccuparsi delle insidie portate fin da subito l'Italia, dalla capocciata di Pellè in avanti. Se, oltre al gol di Chiellini, nel primo tempo ci sono state almeno tre occasioni nette per gli azzurri una ragione ci sarà pure, tanto che all'intervallo il risultato è sembrato persino stretto in un paradossale capovolgimento di qualsiasi previsione. E se nella ripresa, al di là del raddoppio di Pellè con un'azione fotocopia della seconda rete rifilata al Belgio, ne sono state costruite altrettante, le ragioni saranno sempre le medesime. Il cuore di Giaccherini, la grinta di Parolo, la caparbietà di Pellé, la velocità di Eder, la forza della difesa: la super Italia si spiega così.

La sofferenza azzurra è cominciata comprensibilmente nell'ultima mezz'ora, anche perché Del Bosque ha calato il tridente e ha spinto la sua squadra ad attaccare. Ma nella rivisitazione di tutti i pericoli - pochi per la verità - corsi da Buffon c'è sempre stato lo zampino italiano, nel senso che è venuta a mancare la precisione nei passaggi e negli appoggi. Quando è uscito De Rossi per l'impresentabile Thiago Motta la situazione si è complicata di brutto, ma la nostra Maginot ha tenuto.

L'uscita di scena della Spagna fa rumore ma non fa notizia: un ciclo è finito, adios, la finale di Kiev del 2012 è lontanissima e noi siamo a Bordeaux. Armiamoci e partiamo, come al solito senza paura....

Scritto da 
  • Vittorio Oreggia
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