Venerdì 19 Maggio 2017 - 08:00

Presidenziali in Iran, sfida fra Rohani e conservatore Raisi

Quasi 57 milioni di cittadini sono chiamati alle urne

Supporters of Iran's President Hassan Rouhani take part in a campaign rally in Tehran

Urne aperte in Iran per le elezioni presidenziali. "Tutti dovrebbero votare per questa importante elezione... Votate nelle prime ore", è stato l'appello dell'ayatollah Ali Khamenei citato dalla televisione di Stato.

Quasi 57 milioni di cittadini sono chiamati alle urne sia per scegliere il nuovo presidente, sia per eleggere i rappresentanti nei Consigli municipali. La competizione su cui sono concentrati gli occhi del mondo è quella per il nuovo capo dello Stato: gli iraniani dovranno scegliere se andare avanti con il riformista Hassan Rohani o far tornare al potere i conservatori. Il principale rivale di Rohani è Ebrahim Raisi. 

Le candidature approvate dal Consiglio dei guardiani della rivoluzione erano sei, ma gli aspiranti presidenti rimasti in corsa sono formalmente quattro, e di fatto tre. Si tratta di: Hassan Rohani, presidente uscente, 68 anni, riformista, che rivendica come successo l'accordo sul nucleare raggiunto con le potenze occidentali del 5+1; Ebrahim Raisi, conservatore, 56 anni, nominato dall'ayatollah Ali Khamenei a capo della più importante fondazione islamica del Paese, la Astan Quds Razavi, che controlla il santurario della città di Mashhad; e altro conservatore in lizza è Mostafa Mirsalim, 69 anni, ex consigliere di Khamenei quando questi era presidente negli anni '80 ed ex ministro della Cultura. Fuori gioco invece: il conservatore Mohammad Baqer Qalibaf, sindaco di Teheran, che ha lasciato la corsa e ha fatto l'endorsement per Raisi; il moderato Eshagh Jahangiri, che ha scelto di appoggiare Rohani; e il riformista Mostafa Hashemitaba, 70 anni, ex vice presidente dal 1994 al 2001, che all'ultimo momento ha invitato anche lui i cittadini a votare per Rohani.
L'affluenza alle urne potrebbe essere decisiva. Tanto i candidati, quanto il leader supremo Ali Khamenei hanno lanciato un appello a una partecipazione massiccia al voto. Gli elettori conservatori sono solitamente i più fedeli alle urne per cui, secondo diplomatici e analisti consultati da Efe, un'affluenza alta potrebbe far pendere la bilancia a favore di Rohani. Nel 2013, quando Rohani fu eletto la prima volta, la partecipazione fu del 73% circa. Secondo una recente rilevazione dell'agenzia di stampa di Stato Irna, l'affluenza potrebbe attestarsi intorno al 67%. Stando al sondaggio, il 27,8% è d'accordo con la visione delle cose dei riformisti, mentre il 23,3% si trova in linea con i conservatori e un 14% con i moderati, mentre gli altri hanno dichiarato che non propendono per nessuno dei blocchi. Sono stati allestiti 63mila seggi e saranno dispiegati 300mila agenti: già da ieri sera sono entrate in vigore alcune misure di sicurezza, come per esempio la chiusura di alcune strade di Teheran.

Rohani è il candidato di moderati e riformisti e per lui hanno chiesto il voto figure di rilievo di questa corrente, come l'ex presidente Mohammed Khatami e i leader del cosiddetto Movimento Verde. Inoltre Rohani ha incassato l'appoggio degli altri due candidati del suo orientamento che erano in corsa, cioè Eshagh Jahangiri, che si è appunto ritirato, e Mostafa Hashemitaba, che ha annunciato che voterà per l'attuale presidente. Quanto al fronte conservatore, è rappresentato principalmente dal religioso Ebrahim Raisi, custode della fondazione del mausoleo dell'imam Reza a Mashhad, e appunto dall'ex ministro della Cultura Mostafa Mirsalim. I conservatori, tuttavia, sono orientati soprattutto verso Raisi, la cui candidatura ha incassato appunto il sostegno del sindaco di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf, dopo il suo ritiro dalla corsa.
Rohani, rivendicando i progressi dovuti alla sua apertura al resto del mondo, ha provato a mobilitare il suo potenziale elettorato avvertendo dei rischi di un ritorno all'isolamento internazionale e alle restrizioni delle libertà in caso di vittoria di Raisi. Il conservatore, invece, si è concentrato sulle promesse di un miglioramento della situazione economica e del pugno duro affinché le potenze occidentali rispettino gli impegni sottoscritti nell'accordo nucleare del 2015, nonché sulla garanzia di salvaguardare i principi islamici.
 

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