Giovedì 07 Gennaio 2016 - 12:15

INTERVISTA Tranfaglia: Piersanti Mattarella spezzò legame politica-mafia

Lo storico ricorda il governatore siciliano ucciso 36 anni fa da Cosa nostra

Lo storico Nicola Tranfaglia

Di Laura Carcano   "Sono passati 36 anni dalla morte di Piersanti Mattarella, ma la sua figura e il suo modo di fare politica ci ricorda ancora oggi che la lotta contro Cosa nostra deve passare attraverso l'impegno delle istituzioni e non solo attraverso i singoli, che diventano degli eroi, ma che poi possono essere ammazzati perché restano isolati". A dirlo - intervistato da LaPresse - è lo storico Nicola Tranfaglia, docente universitario, studioso del Fascismo e del fenomeno mafioso, con alle spalle anche un passato da parlamentare eletto nelle fila del Partito dei Comunisti italiani e da responsabile cultura dell'Idv. Per Tranfaglia - che darà alle stampe nel 2016 un libro sul brigantaggio visto come fenomeno non solo contadino, ma con una più larga base sociale, che si avvale della documentazione inedita di 3600 processi dal 1861 al 1870, e un altro sulla storia della Costituzione - l'assassinio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, fratello del capo dello Stato Sergio Mattarella, il 6 gennaio del 1980, per mano della mafia, "ci consegna un messaggio ancora molto attuale".

D - Da dove deriva l'attualità della figura di Piersanti Mattarella a 36 anni dalla sua uccisione?
R -La sua figura ha un grande valore oggi perché fu uno dei pochi che in tempi ancora oscuri si è occupato di spezzare il legame perverso fra mafia e politica. Piersanti Mattarella fu presidente della Regione siciliana dal 1978 alla guida di una coalizione di centro-sinistra con l'appoggio esterno del Partito comunista italiano. Consigliere comunale di Palermo dal 1960, cresciuto con una educazione cattolica, studiando a Roma dai fratelli maristi. Dopo l'attività nell'Azione cattolica, si dedicò alla politica nella Democrazia cristiana ispirandosi a Giorgio La Pira e avvicinandosi alla corrente politica di Aldo Moro. Assistente di diritto privato all'Università di Palermo, il giovane figlio dell'ex ministro della Dc Bernardo Mattarella si pronunciò con nettezza per i suoi ideali nel discorso alla Conferenza regionale di villa Igea nel febbraio 1979. In quella occasione il deputato comunista Pio La Torre, che sarebbe divenuto qualche mese dopo segretario regionale del Pci in Sicilia, attaccò l'assessorato regionale dell'Agricoltura denunciandolo come centro della corruzione regionale e additando lo stesso assessore come colluso con Cosa nostra. Era avvenuta allora una cosa mai accaduta prima: un parlamentare comunista e il presidente democristiano della Regione che denunciano uno degli episodi maggiori di collusione con la mafia che si verificava in Sicilia. Piersanti Mattarella era molto legato a Moro e aveva scelto la sua corrente, in discontinuità con le posizioni politiche del padre che era legato ad Andreotti. E come fece Piersanti fece poi anche suo fratello Sergio Mattarella, più giovane di lui, oggi presidente della Repubblica di grande caratura morale e uomo dall' integrità indiscutibile.

D - Cosa fece Piersanti Mattarella per spezzare il legame mafia-politica?
R - Appena divenne presidente della Regione siciliana cambiò tutta l'organizzazione in modo da fare capire che era contro la mafia e questo disturbava moltissimo Cosa nostra, che allora aveva come riferimento Bontade.

D - Perché Piersanti Mattarella alla guida della Regione Sicilia venne ammazzato dalla mafia?
R - Perché i presidenti democristiani precedenti erano stati molto attenti a non toccare Cosa nostra e lui invece lo fece, riorganizzando gli appalti pubblici e togliendo ai mafiosi i loro riferimenti nell'apparato burocratico. Non è un caso che il 6 gennaio venne ucciso Piersanti Mattarella e ad aprile del 1980 fu assassinato Pio La Torre, un comunista particolare.
Il fenomeno della mafia in Italia non si risolve in una questione di criminalità organizzata, ma va ricondotto tuttora al Paese che non è mai riuscito a fare in modo che funzionari e politici fossero effettivamente legati alla nostra Costituzione, il problema è il rapporto con la Costituzione e le leggi. E non è un caso che Sergio Mattarella, oggi capo dello Stato, sia stato un giudice costituzionale. I fratelli Mattarella, Piersanti prima e successivamente Sergio, scelgono una strada di fedeltà agli ideali di democrazia e alla Costituzione.

D - Aldo Moro, Pio Latorre, Piersanti Mattarella in che modo concepivano la politica?
R -In un modo diverso rispetto ad altri politici a quei tempi, allora. Sono passati 36 anni dal delitto, Mattarella, avvenuto in un momento di cambiamento della politica italiana in cui nella Democrazia Cristiana ebbe un ruolo egemonico Moro, che aveva capito che la Dc si doveva muovere verso le masse e che non poteva rimanere legata soltanto ai piccoli partiti. Eravamo allora, in quegli anni, in un periodo di guerra fredda. Moro fu fermato, fu ucciso. E anche Latorre lo fu. Come lo fu Piersanti Mattarella: figura emblematica del tentativo serio di una parte del movimento politico cattolico di raggiungere una compiutezza della democrazia italiana.

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