Venerdì 21 Luglio 2017 - 13:45

Infront, Riesame: evanescenti accuse per Silva e Bogarelli

Per il gip i manager non avrebbero fatto parte di un'associazione a delinquere. La decisione nell'ambito dell'inchiesta sull'assegnazione dei diritti tv della serie A

Infront, Riesame: niente carcere per Silva e Bolgarelli

Il Tribunale del Riesame ha detto di no all'arresto di Riccardo Silvia, patron della Mp&Silva, e di due ex manager di Infront nell'ambito dell'inchiesta sull'assegnazione dei diritti tv della serie A di calcio per il 2014. I giudici, infatti, hanno respinto l'istanza della Procura, che aveva impugnato la decisione presa nell'aprile scorso dal gip Manuela Accurso Tagano di rigettare la richiesta di arresto per Marco Bogarelli e Giuseppe Ciocchetti, ex presidente ed ex dg di Infront, e per Silva, patron del gruppo leader nel settore della distribuzione all'estero dei diritti tv del calcio. Per il gip, infatti, i tre manager non avrebbero fatto parte di un'associazione a delinquere, come aveva ipotizzato al Procura, ma tutt'al più di una "lobby" che gestiva i diritti tv. I difensori degli indagati, gli avvocati Salvatore Pino, Sergio Spagnolo e Mauro Carelli hanno fatto ricorso al Riesame, che ha dato loro ragione.

Il collegio presieduto da Cesare Tacconi, infatti, ha ritenuto che "la disintegrazione delle ipotesi accusatorie dei delitti scopo" contestati ai tre indagati, tra cui la turbativa d'asta, "finisce per rendere evanescente qualsiasi considerazione sull'esistenza di un'associazione a delinquere" di cui Silva, Bogarelli e Ciocchetti avrebbero fatto parte. I giudici, in particolare, spendono parole di elogio nei confronti di Silva e della sua società. "Le capacità imprenditoriali di Riccardo Silva, leader mondiale nella distribuzione di diritti audiovisivi del calcio internazionale – si legge nell’ordinanza - sono indiscusse e ampiamente riconosciute" nel mondo del calcio.

Per i giudici, inoltre, "non può considerarsi la capacità imprenditoriale maturata e implementata negli anni, con la commissione di reati per il solo fatto che l'agire dei top manager di cui si discute sia stato a tratti caratterizzato da indubbia spregiudicatezza, in alcuni casi anche in violazione dei doveri di e lealtà, trasparenza, e correttezza derivante" e, soprattutto per quanto riguarda Marco Bogarelli, "dal rapporto fiduciario con con ala Lega Calcio sottostante. Gli interessi economici - scrivono ancora i giudici - sono stati sì perseguiti nell'interesse dei singoli, Bogarelli, Ciocchetti, Silva e tutti coloro che si sono solo intravisti - Andrea Locatelli , Adriano Galliani, Enrico Preziosi, Claudio Lotito, Gianluca Paparesta e altri -  nella descrizione della vicenda operata dal pm, ma in egual misura della Lega Calcio e delle piattaforme televisive che hanno partecipato ai bandi incriminati".

"Se è certamente vero che la valutazione della sussistenza dei requisiti del delitto a associativo deve essere trascendente la concreta commissione dei reati fine - proseguono i giudici  - e altresì vero che nella totale assenza di indicatori di segno contrario - e alcuno è riscontrabile nell'imponente produzione del pm - la disintegrazione delle ipotesi accusatorie dei delitti scopo finisce per rendere evanescente qualsiasi considerazione sull'esistenza di un'associazione  a delinquere. Tanto più che nemmeno la comprovata commissione di uno o più delitti dimostra automaticamente l'esistenza di un sodalizio".

Per il Riesame, infine, se è vero che ci sono  "elementi sintomatici di azzardate operazioni finanziarie, tra l'altro molto ben congegnate, di accordi raggiunti con sicura intraprendenza”, non hanno certamente provocato “alcun danno, in concreto dimostrato, hanno recato alla Lega Calcio, alle società di calcio o ai singoli competitors”.

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