Venerdì 01 Luglio 2016 - 15:00

Indagato magistrato di Cassazione: gestiva casa per prostitute

Sono accusati di essere a capo di un'attività a luci rosse a Lecce camuffata da bed & breakfast

Indagato magistrato di Cassazione: gestiva casa per prostitute

Un magistrato originario di Lecce, in servizio alla Corte di Cassazione a Roma, e la sua compagna sono stati indagati per favoreggiamento della prostituzione. Entrambi, secondo le indagini della squadra mobile, gestivano un'attività di prostituzione camuffata da bed & breakfast e casa vacanze. L'appartamento, nel centro di Lecce, è stato sequestrato dalla squadra mobile. Il magistrato concedeva in locazione l'immobile di sua proprietà a giovani donne rumene che si prostituivano, esigendo un canone ben superiore a quello di mercato, del quale richiedeva l'immediato pagamento in contanti, senza rilascio di alcuna ricevuta.

Nel corso degli ultimi mesi erano arrivate numerose segnalazioni di prostituzione all'interno di uno stabile di piazza Mazzini, formalmente adibito a casa vacanze e pubblicizzato su numerosi siti Internet. Gli altri inquilini che hanno sporto denuncia lamentavano un continuo viavai di uomini, a tutte le ore del giorno. Gli agenti, dopo alcuni controlli, hanno fermato varie persone che hanno ammesso di essere clienti delle prostitute e di aver consumato all'interno dell'appartamento rapporti sessuali a pagamento con ragazze che avevano contattato dopo averne visto la foto e il numero di telefono sul sito internet 'BakekaIncontri'.

Gli agenti, fingendosi clienti, hanno effettuato una perquisizione e sorpreso le giovani in flagranza. L'appartamento è composto, oltre che di una zona soggiorno, di due camere all'interno delle quali sono stati trovati profilattici e confezioni di lubrificante. Inoltre l'alloggio risultava collegato, attraverso una porta interna, all'abitazione del magistrato. Secondo quanto riferito dalle ragazze straniere trovate all'interno, il togato e la sua compagna avevano l'abitudine di accedere liberamente all'appartamento. È impossibile, secondo gli inquirenti, che non fossero a conoscenza dell'attività che vi veniva svolta.

 Anche il prezzo pagato da ciascuna delle ragazze dimostrerebbe la consapevolezza da parte dei proprietari dell'attività di prostituzione che veniva svolta. Per una sola stanza ciascuna di esse pagava 300 o 350 euro, stanza che spesso veniva contemporaneamente affittata a più di una persona. Le ragazze hanno anche raccontato di aver incontrato il magistrato che ha consegnato loro i prodotti per fare le pulizie, annunciando che nei giorni successivi avrebbero dovuto condividere la stanza già occupata con altre ragazze appena arrivate. 

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