Lunedì 18 Dicembre 2017 - 16:15

Incidente sull'Aurelia: muore l'ex ministro Altero Matteoli, aveva 77 anni

Lo scontro nei pressi di Capalbio. Forse un malore all'origine dell'incidente. Il cordoglio della politica è decisamente bipartisan

E' morto sulla strada che per anni aveva percorso, nella sua Toscana, e su cui si era impegnato per renderla più sicura. Altero Matteoli, più volte ministro del governo di Silvio Berlusconi e attualmente presidente della commissione Trasporti del Senato, è deceduto oggi dopo un terribile incidente sulla via Aurelia all'altezza di Capalbio. Un frontale su una delle strade italiane più pericolose, con le due autovetture ridotte a un cumulo di lamiere. Matteoli viaggiava sulla sua Bmw da solo, secondo quanto ricostruito dalla polizia stradale, quando la sua auto si è scontrata frontalmente con una Nissan con a bordo un uomo e una donna, rimasti entrambi feriti. L'ex ministro è stato estratto dalle lamiere dai vigili del fuoco in fin di vita, ma sono risultati inutili i tentativi dei soccorritori di rianimazione.

IL CORDOGLIO BIPARTISAN

L'incidente - Altero Matteoli è andato a morire proprio su quel tratto di strada (l'Aurelia in località Giardino) che da anni si batteva per trasformare in autostrada. In tutti questi anni sono stati costruiti solo 16 km di "Tirrenica" (4 più a Nord, vicino a Rosignano, e 12 in Lazio nella zona di Civitavecchia). Già una volta, diversi anni fa, l'ex ministro aveva avuto un grave incidente in quella zona, riportando diverse fratture. Anche per questo conosceva i rischi di quella strada e, come politico, si era sempre battuto per renderla meno pericolosa. Ieri, la sua Bmw è entrata nel tratto di Aurelia sbandando, fuori controllo. Tanto che si pensa possa aver avuto un malore. Senza frenare, è andato a sbattere contro la Nissan Qashqay di Sandra Liga e Giulio Bravi, romani di 47 e 50 anni. I due non hanno potuto fare altro che fermarsi e attendere l'impatto che è stato violentissimo. La donna ha avuto le conseguenze più gravi. L'hanno portata a Siena con l'elicottero. E' fuori pericolo, ma ne avrà per un po'. Bravi è stato portato alla Misericordia di Grosseto: le sue condizioni non destano preoccupazione. Per Matteoli non c'era più nulla da fare. L'hanno estratto dall'abitacolo, hanno tentato di rianimarlo, ma è morto lì, in mezzo all'Aurelia che, probabilmente, amava e odiava con uguale intensità.

La vita - Toscano, di Cecina (dove era nato l'8 settembre del 1940), Matteoli è sempre stato un uomo di destra. Veniva dal Movimento Sociale dove era stato segretario regionale toscano. Nel 1994 aderì alla nascita di An con Fini e gli altri esponenti del vecchio Msi almirantiano. Deputato dal 1983, è stato ministro per l'ambiente nel primo governo Berlusconi nel 1994, incarico rinnovatogli dal Cavaliere nei suoi secondo e terzo governi. La sua azione di governo raccoglie consensi nella sua parte politica, ma anche critiche da parte delle associazioni ambientaliste per il ritardo nell'approvazione del piano nazionale di assegnazione delle emissioni, il silenzio sui piani di attuazione concreta del protocollo di Kyoto e l'accettazione del condono edilizio varato dal suo governo.

Tra il 2008 e il 2011, mentre era anche sindaco del Comune di Orbetello, Matteoli ricoprì l'incarico più importante della sua carriera politica: ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture nel IV governo Berlusconi. Tra i suoi atti in qualità di ministro un accordo per la realizzazione del collegamento ferroviario ad alta velocità Torino-Lione (la cosiddetta Tav). Nel dicembre 2009 propone l'innalzamento dei limiti di velocità sulle autostrade a 150 km/h. Una proposta che trova l'opposizione dell'Associazione italiana familiari e vittime della strada.

In tutta questa fase, Matteoli fa parte della ristretta cerchia di dirigenti vicini a Gianfranco Fini (e qualche volta in disaccordo col leader) che portano avanti l'esperienza di An. Fino al 2013 quando è tra i protagonisti dello scioglimento di An e della fusione in Forza Italia. Nel 2014 Matteoli è nella lista dei 100 indagati dalla procura di Venezia per l'inchiesta sul Mose ed il 14 settembre 2017 viene condannato in primo grado a quattro anni di reclusione.

Ultimamente era forse un poco più defilato ma faceva comunque attività politica a tempo pieno e, oltre a essere presidente della Commissione Trasporti del Senato, era membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia. Voce bassa, burbero e piuttosto silenzioso, ma in fondo simpatico a tutti, Matteoli aveva sempre una forte influenza nel centrodestra italiano.

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