Martedì 05 Aprile 2016 - 07:45

Petrolio, Renzi attacca. Boschi: nessun incontro con Total

Renzi: "Pm mai a sentenza". Oggi gli interrogatori di garanzia degli indagati sottoposti agli arresti domiciliari

Maria Elena Boschi e Matteo Renzi

Continua, sul piano giudiziario e su quello politico, l'inchiesta sui giacimenti di petrolio in Basilicata avviata dalla procura di Potenza. Ieri è stata ascoltata a Roma, nell'ambito dell'inchiesta dei magistrati di Potenza, la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi.   Sono stati invece rinviati a oggi gli interrogatori di garanzia degli indagati sottoposti agli arresti domiciliari. Ma sul tema è intervenuto, ieri alla direzione Pd, anche il presidente del Consiglio Renzi: "Inchieste di Potenza non arrivano a sentenza" ha detto il premier, incassando le critiche di Cuperlo ed Emiliano, ma difendendo il lavoro del suo governo e la volontà di sbloccare opere per il rilancio del Paese.

In mattina la ministra Boschi, tramite il suo ufficio stampa ha precisato che non ha avuto nessun incontro con rappresentanti della Total, come erroneamente riportato da alcuni giornali.

RENZI: SBLOCCO OPERE, DI QUESTO SON COLPEVOLE.  "Io dico se avete qualcosa da chiedere, interrogatemi. Noi non siamo come gli altri. Noi siamo quelli che chiedono che si arrivi a sentenze". Così il premier Matteo Renzi ieri nel suo intervento alla direzione nazionale del Pd. "Io chiedo alla magistratura italiana di andare il più velocemente possibile e di arrivare a sentenza. Un Paese civile arriva a sentenza", ha aggiunto il premier-segretario, che nella replica ha difeso la propria posizione: "Non ho attaccato i magistrati, ho chiesto sentenze. La politica italiana è deberlusconizzata, l'opinione pubblica no". "Noi ai magistrati - ha sottolineato - mandiamo le carte anche per email se necessario. Io ho detto, e lo ripeto, che si sono aperte tre processi che nessuno di questi è andato a sentenza. E' vero che i magistrati di Potenza hanno concluso il primo grado. Ma trattandosi di una sentenza che andrà in prescrizione tra quattro mesi non c'è alcuna possibilità che quella sentenza sia applicata".

Rivendichiamo le opere per sbloccare questo Paese" ha sottolineato il premier.  Renzi ha quindi mostrato una serie di slide con le opere sbloccate dal suo Governo. "Pompei faceva notizia per i crolli", ha spiegato il premier illustrando una diapositiva. "Dario, quando la finiamo?", ha chiesto Renzi rivolto al ministro dei Beni culturali.  "Se è reato sbloccare le opere pubbliche, io sono quello che sta commettendo reato" ha precisato Renzi "Per mia cultura giuridica compie reato chi infrange il codice penale, non chi utilizza il diritto parlamentare".

BARETTA: EMENDAMENTO E' MIO, NULLA DA TEMERE. Se domenica Renzi aveva affermato di aver sostenuto personalmente quell'emendamento, oggi il sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta rivendica la paternità del contestato provvedimento. "Emendamento 2.9818 a firma mia nel quale il governo ha sostenuto che fossero strategici non solo l'estrazione del petrolio ma anche lo stoccaggio, il trasporto e il trasferimento in raffineria. Emendamento discusso, subemendato dal relatore Giorgio Santini (Pd) e poi approvato. Com'è evidente, non abbiamo voluto nascondere alcunché. C'è stato un confronto ampio e aperto, prima del via libera", ha affermato Baretta. 

AUDIZIONE NECESSARIA. Il ruolo di Maria Elena Boschi nell'inchiesta dei giacimenti di petrolio in Basilicata, secondo i magistrati di Potenza, è centrale tanto da organizzare una missione a Roma pochi giorni dopo la chiusura indagini sui pozzi della Basilicata. Il procuratore della Repubblica di Potenza, Luigi Gay, e i pubblici ministeri titolari dell'inchiesta sul caso "Tempa Rossa", Francesco Basentini e  Laura Triassi, sono arrivati nella capitale ieri pomeriggio e per oltre un'ora hanno ascoltato Boschi nella sede del suo ministero, in largo Chigi. Con loro anche il capo dello Squadra Mobile di Potenza Carlo Pagano. Si è trattato di un'audizione, non un interrogatorio, perché il ministro risulta persona informata dei fatti, che ha visto al centro l'emendamento che ha sbloccato le trivellazioni nell'impianto di Tempa Rossa e che ha portato anche alle dimissioni dell'ex ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi. A coinvolgere Boschi nella vicenda una intercettazione nella quale Federica Guidi, conversando con il compagno Gianluca Gemelli, indagato per concorso in corruzione e per millantato credito, dice: "Dovremmo  riuscire a mettere dentro al Senato se... è d'accordo anche Maria Elena la... quell'emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte... Rimetterlo dentro alla legge... con l'emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa... ehm... dall'altra parte si muove tutto!".

Gemelli, di cui la procura lucana ha richiesto gli arresti domiciliari al gip, che li aveva precedentemente respinti, contatta subito il rappresentante della Total per dirgli: "La chiamo per darle una buona notizia..ehm.. .si ricorda che tempo fa c'è stato casino..che avevano ritirato un emendamento...ragion per cui c'erano di nuovo problemi su Tempa Rossa ... pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al senato..ragion per cui..se passa...e pare che ci sia l'accordo con Boschi e compagni...(...) se passa quest'emendamento... che pare... siano d'accordo tutti...perché la boschi ha accettato di inserirlo... (...) è tutto sbloccato! (ride ndr)...volevo che lo sapesse in anticipo! (...) e quindi questa è una notizia..". Su queste due intercettazioni quindi dovrebbe essere stata svolta l'audizione del ministro, che secondo quanto si apprende non ha consegnato alcuna memoria difensiva. La Boschi immeditamente dopo la pubblicazione delle intercettazioni aveva infatti difeso da Bologna la norma di modifica presentata alla legge di stabilità rivendicando con forza "lo rifarei anche domani". A metterci il cappello lo stesso premier Matteo Renzi che ha sostenuto "l'emendamento è roba mia" e oggi ha ripetuto in direzione nazionale del Pd rivolgendosi ai magistrati "se avete qualcosa da chiedere, interrogatemi". Insomma la linea del Governo è chiara: le opere pubbliche bloccate da anni si devono sbloccare per il bene dell'Italia e il compito della giustizia è quello di scovare gli illeciti e arrivare velocemente a una sentenza. 

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