Lunedì 01 Agosto 2016 - 15:15

Imprese, startup: Industria 4.0? Bisogna passare ai contratti

Ne parla Marco Cantamessa, presidente e amministratore delegato di I3P, l'incubatore del Politecnico di Torino

Imprese, startup: Industria 4.0? Bisogna passare ai contratti

"Per dirla con una battuta, ora il problema è passare dal contatto al contratto". Marco Cantamessa, presidente e amministratore delegato di I3P, l'incubatore del Politecnico di Torino, presenta così a LaPresse il punto di vista delle startup sul tema della trasformazione digitale dell'industria italiana. Un argomento portato al centro del discorso nelle ultime settimane tanto dal mondo imprenditoriale - il nuovo presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ne ha parlato più volte dall'inizio del suo mandato -, quanto dal sistema istituzionale, in particolare dopo la presentazione avvenuta all'inizio di luglio dell'indagine conoscitiva sull'Industria 4.0 realizzata dalla commissione Attività produttive della Camera. "Quello che cerchiamo di fare - spiega Cantamessa - è forzare la mano perché, quando una grande impresa esprime interesse per una startup, la inserisca quantomeno in un progetto pilota. Nel tempo che ci vuole perché vengano superati tutti i livelli autorizzativi e i vincoli di inerzia di una azienda, una startup fa in tempo a morire".

Che l'Italia abbia un gap da colmare in termini infrastrutturali, è un fatto noto. Ma, secondo Cantamessa, non è questo il primo scoglio da superare. "Si fa bene a parlarne, perché può diventare un collo di bottiglia. Ma non ho mai sentito dire a una startup che quello che faceva non poteva essere implementato per motivi infrastrutturali", spiega. Il vero nervo scoperto, piuttosto, è quello dato dalla capacità di "scaricare a terra" l'innovazione, sia dal punto di vista  commerciale che per quanto riguarda investimenti corporate e spin-in, cioè l'integrazione in azienda dell'innovazione proveniente da linee esterne, sfruttando appunto la flessibilità delle startup. "Se parliamo di una vendita b2b, il problema è che bisogna convincere tutti, dall'amministratore delegato all'ultimo manutentore della linea. Che magari non accetta il nuovo dispositivo perché, non avendo un marchio conosciuto, teme sia inaffidabile", puntualizza ancora Cantamessa, secondo cui "dobbiamo far sì che non innovare sia più rischioso che innovare".

Un altro nodo da sciogliere, secondo il presidente di I3P - incubatore che dal 1999 a oggi ha favorito la nascita di 198 imprese, in grado di ottenere capitale di rischio per circa 40 milioni di euro -, è quello legato alle figure che all'interno delle aziende dovrebbero gestire la trasformazione digitale. "Spesso gli innovation manager non hanno portafoglio né deleghe. E invece servirebbero figure dotate di budget e deleghe pesanti, in grado di intervenire quando c'è un rallentamento di tipo legale o amministrativo", prosegue Cantamessa, che vede con favore la proposta lanciata dai presidente dei Giovani imprenditori, Marco Gay, di inserire un esperto digitale in ogni cda. "Però - avverte - bisogna scegliere il canale su cui giocare. Non tutte le imprese sono in grado di fare un passo simile, bisogna togliere da questo discorso quelle micro o nano e quelle di impronta fortemente familistica". D'altra parte, si tratta di percorsi che devono essere intrapresi dai singoli soggetti. "Il dialogo, per quanto ci riguarda, c'è su diversi livelli: siamo in contatto con la Confindustria locale e abbiamo partecipato a dei tavoli ministeriali", conclude Cantamessa, "ma bisogna passare dal tavolo associativo alle singole adozioni".
 

Scritto da 
  • Marco Valsecchi
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