Sabato 04 Marzo 2017 - 10:30

Imprese, 'Made by an Italian' certifica l'italianità nel mondo

Loris Rubino presenta la sua creatura: una certificazione basata su parametri che prescindono dalla nazione dove avviene la produzione di un bene o l'erogazione di un servizio

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 Non un marchio sostitutivo, bensì un marchio "rafforzativo del Made in Italy", pensato per controbilanciare l'uso spesso "improprio" che viene fatto di quest'ultimo. Così Loris Rubino, ideatore di Made by an Italian presenta la sua creatura: una certificazione dell'italianità basata su parametri che prescindono dalla nazione dove avviene la produzione di un bene o l'erogazione di un servizio. Parametri come la provenienza delle materie prime o il numero di lavoratori italiani coinvolti. "La vera italianità non è più legata al luogo di origine. A dare valore non è la terra ma chi ci lavora: abbiamo alle spalle una cultura di centinaia d'anni, perché regalare il nostro know how?", ragiona Rubino, raggiunto da LaPresse per un'intervista.

A partire dal disagio registrato presso numerosi imprenditori che operano all'estero, e che vedono alcuni concorrenti fregiarsi del titolo di Made in Italy pur effettuando solo parte del proprio lavoro in Italia, Rubino e i suoi soci hanno pensato di affiancare a quello corrente un nuovo paradigma. "Noi certifichiamo, partendo dalla documentazione legale e andando a vedere di persona, quella che è la percentuale di italianità, che viene poi tradotta in tre livelli di marchio: oro, argento e bronzo", spiega. Il livello più alto, ad esempio, è ottenibile da chi ha almeno l'80% di lavoratori italiani e il 70% di materie prime che arrivano dall'Italia. "Questo - sottolinea - è anche un modo per spingere le imprese ad assumere i nostri connazionali che vivono all'estero". Dal punto di vista dell'utente finale, il vantaggio più diretto è invece dato dalla mappatura effettuata insieme alla certificazione, che consente di andare a cercare in tutto il mondo aziende che abbiano l'italianità nel loro dna. "Con la nostra app - esemplifica - puoi cercare un produttore di scarpe italiano in Francia".

"A fronte di un giro di affari del Made in Italy nel mondo da 70 miliardi di euro all'anno, che si confronta con á40 miliardi di euro l'anno di contraffazione, il nostro è anche un modo di riportare in Italia, attraverso le tasse, un po' di soldi", segnala ancora Rubino. I 1.000-2.000 euro chiesti per la concessione del marchio, da rinnovare annualmente, vengono infatti fatturati qui. Nel primo mese dal lancio dell'iniziativa, le adesioni sono già state "una quindicina", con prospettive che secondo l'ideatore del progetto possono essere molto ampie. "Siamo piacevolmente sorpresi. Anche grandi firme stanno mostrando il loro interesse", commenta. Per quanto riguarda il futuro, Made by an Italian si sta accreditando per diventare un ente certificatore. Ma la strada che Rubino preferirebbe percorrere è un'altra. "Siamo disposti a dare il marchio in concessione allo Stato italiano", spiega, "abbiamo uno strumento e lo mettiamo a disposizione". Un primo test potrebbe partire a breve su Milano. "Stiamo portando avanti un discorso", anticipa Rubino riferendosi ai contatti avviati con le amministrazioni locali, precisando comunque che "è importante che il marchio non diventi uno strumento politico, ma di utilità nazionale".

Scritto da 
  • Marco Valsecchi
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