Lunedì 01 Gennaio 2018 - 22:30

Il sondaggista: "Ma gli astenuti si conquistano con la razionalità"

Intervista a Antonio Noto (Ipr Marketing) sul tema sollevato da Mattarella: "Non mi aspetto un crollo di votanti". Il problema dei giovani. "Adesso è avanti il centrodestra"

ANTONIO NOTO CONSULENTE POLITICO

Nel corso del suo discorso di fine anno agli italiani il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è augurato "un'ampia partecipazione al voto" per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo 2018. LaPresse ne ha parlato con il sondaggista Antonio Noto, (nella foto) direttore dell'Istituto demoscopico Ipr Marketing.

Come si convincono gli astenuti ad andare a votare?

"Ce ne sono di due tipi. Quelli 'hard' che non sono interessati alla politica e che non pensano possa condizionare le loro vite e quelli che definirei 'astenuti esigenti' che devono essere conquistati dai contenuti e dai progetti. Si tratta di persone in genere laureate e molto acculturate. Per questo profilo non vale la campagna elettorale emotiva ma quella razionale, Sono un elettorato maturo, di destra e di sinistra, non c'è una prevalenza ideologia. A loro possono puntare tutti a meno che non si faccia una campagna urlata. Più si grida e più gli astenuti si ritraggono".

Vede un rischio di alto astensionismo alle prossime elezioni politiche?

"Mattarella ha fatto bene a sollevare il problema ma bisogna dividere fra l'affluenza alle amministrative o alle europee da quella alle politiche. Quando c'è rilevanza nazionale, come dimostrato anche dal referendum del 2016, gli italiani generalmente si recano al voto. La soglia psicologica è quella del 70% ma io non mi preoccuperei più di tanto".

Il tasto dolente resta quello della poca partecipazione giovanile?

"Assolutamente sì. Gli under 25 sono quelli che si astengono di più come gli over 50 sono quelli che storicamente si recano di più alle urne. Questo è il trend degli ultimi 20 anni in Italia. Se i giovani non vanno a votare, comunque, il problema è dei partiti che dovrebbero diventare maggiormente aggreganti. Se i giovani non votano è perché non si sentono rappresentati. Per questo gruppo di persone direi che un'affluenza del 50% sarebbe un discreto risultato".

Se la percentuale di giovani alle urne dovesse aumentare chi si avvantaggerebbe?

Senza dubbio su tutti il Movimento 5 Stelle che in questa fascia di età ha circa il 40% dei consensi. Sono loro, grazie al loro sistema di comunicazione, ad avere il maggiore consenso in questo target.

Alla vigilia della campagna elettorale si può parlare di una parte politica in vantaggio sulle altre?

"In questo momento il centrodestra è avanti ma non avrebbe comunque la maggioranza necessaria per governare. La campagna elettorale comunque è sempre imprevedibile ed è difficile capire oggi chi possa vincere anche se il centrodestra, se rimarrà unito, parte in vantaggio sugli avversari".

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Giornalista, dal 1999 è cresciuto nella squadra Mediaset. Alle ultime elezioni politiche, Silvio Berlusconi lo ha voluto nella squadra dei candidati azzurri