Sabato 11 Marzo 2017 - 19:45

Il nuovo Pd di Renzi e Martina: ecco la generazione Lingotto

Dieci anni dopo l'inizio con Veltroni, dice il ministro, "siamo qui perché vogliamo essere all'altezza di quella prospettiva"

Il partito del 'noi' di Renzi e Martina: è la generazione Lingotto

Il nuovo Pd nato dal ticket Renzi-Martina prende forma: "lavoro collettivo, appartenenza comune, popolo e cura delle persone" le parole chiave della 'generazione Lingotto'. La sfida, "rivendicare il domani", consapevoli che una stagione si è conclusa. La presa di coscienza è arrivata paradossalmente dalla sconfitta del 4 dicembre. Dieci anni dopo l'inizio con Walter Veltroni, "siamo qui perché vogliamo essere all'altezza di quella prospettiva", dice il ministro Maurizio Martina a cui è affidato l'intervento clou della seconda giornata di lavoro della kermesse renziana. Tanti gli applausi, l'ex Ds scalda i cuori almeno quanto ieri l'ex sindaco di Firenze con radici nella Margherita: segno che il Partito democratico da qualche parte ha attecchito.

Se la Leopolda è il luogo dove il renzismo torna alle origini, il Lingotto vuole essere il luogo dove il Pd torna alle origini. Oltre alla sfilza di ministri che prende la parola sul palco, oggi è il momento della generazione di quarantenni che si vuole riprendere il partito dopo il trauma della scissione. Qui si intravvede lo scheletro di una nuova classe dirigente giovane, ma che non è alla prima esperienza politica. Sono sindaci, presidenti di regione e di provincia. La squadra che si presenta con la mozione Renzi è composta da Maurizio Martina, Matteo Ricci, Giuseppe Falcomatà, Dario Nardella, Andrea Rossi, Andrea Gnassi, Stefano Bonaccini, Bussolati.

Il passaggio dall'io al noi sta tutto qui: non l'uomo solo al comando, ma una squadra con un allineamento più a sinistra. In questo senso la scelta di ripartire dall'ex città operaia Torino, le citazioni di Gramsci e dei fratelli Cervi fatte da Martina e il concetto gramsciano di 'egemonia culturale', richiamato da Renzi e Chiamparino. "Noi - sottolinea il ministro - siamo oltre la fusione a freddo, oltre il partito che torna ad avere il trattino". Il tema non sono "le vecchie provenienze", ma "la nuova appartenenza comune". Il timore, non espresso, è che quel progetto nato dieci anni fa nell'ex fabbrica torinese possa morire o trasformarsi irrimediabilmente dopo la scissione.

"Non vogliamo riavvolgere il nastro della storia, vogliamo portare a termine il progetto del Partito Democratico": Martina indica la direzione. Non ci rassegniamo a un ritorno fuori tempo massimo alle antiche case madri", dice il trentottenne. Nessuna intenzione di tornare indietro, ma la volontà di "guardare avanti". Lo ripetono entrambi, come un mantra. "E' il "popolo democratico" quello a cui punta il candidato segretario, quel popolo che si è diviso con l'addio di Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza.

L'orizzonte sono le primarie del 30 aprile. Per questo è necessario "far crescere dal basso la proposta democratica di fronte al dilagare dell'antipolitica". E le proposte partono dalla tassazione sulle transazioni finanziarie vale a dire una tassa dello 0,05% che verrebbe applicata a tutte le transazioni sui mercati finanziari. Martina delinea poi i tratti del 'Partito del Paese' che si è attirato le critiche del senatore Vannino Chiti e chiarisce: "Il Pd oggi non è solo nostro, non è solo degli iscritti e degli elettori, il Pd è un patrimonio del Paese e bisogna esserne consapevoli, anche fuori di qui".

E' questo il "popolo" che emoziona Renzi, come recita un post su Facebook, pubblicato durante il discorso di Martina. "Migliaia di persone prendono treni, aerei, auto, pullman. E vengono a discutere fino a mezzanotte nei gruppi di lavoro", scrivendo dal basso la mozione congressuale. Quello che non tutti gli editoriali hanno colto, secondo l'ex premier, è che la forza di questa esperienza "non è il leader, non è il ticket, non è il gruppo dirigente", ma il "popolo vero, in carne e ossa, che non si rassegna a lasciare il futuro al catastrofismo". Il popolo del Pd secondo Renzi vuole "cambiare l'Italia per renderla più giusta e più forte".

Scritto da 
  • Elisabetta Graziani
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