Sabato, Gennaio 30, 2016 - 19:30

Il nuovo muro di Berlino

Berlino, 26 anni dopo il crollo del muro

Riparto da Berlino con la sensazione che l'Europa abbia fatto un altro passo verso il baratro. Sono stato al checkpoint Charlie, dove è rimasto il gabbiotto in legno che ospitava il presidio militare americano a uno dei pochi varchi nel muro che divideva la città. Comparse in divisa americana e russa si prestano a pagamento alle foto con i turisti, come i gladiatori intorno al Colosseo. Una cabina automatica a ridosso del museo poco distante pubblicizza scatti seppiati dall'aria vintage. A terra è segnato il percorso del muro, di cui un pezzo è rimasto in piedi. In cima alla massiccia barriera di cemento un arrotondamento, che serviva a impedire a chi tentava di scavalcarlo di aggrapparsi a qualcosa.

Il muro serviva a tenere i tedeschi dell'est nella Germania comunista: impediva di uscire. I muri che sono in via di costruzione in tutta Europa oggi invece impediscono di entrare. Negli anni '60 a nessuno veniva in mente di rimandare indietro quelli che riuscivano a scavalcare la barriera. Le didascalie spiegano che arrivavano per motivi "politici, economici e sociali". Di qua ci si stringeva e si faceva posto al nuovo arrivato. D'accordo, c'era il boom economico. Ma in termini assoluti il Pil procapite, vale a dire la richezza delle persone, i loro agi e le loro opportunità, erano incomparabili a quelli che sperimentiamo oggi.

Oggi abbiamo il centro cittadino illuminato anche di notte, i treni ad alta velocità, due telefonini a testa, troviamo insopportabile non avere i soldi per mangiare quotidianente un panino al bar ed evitarci il disturbo di portarcelo al lavoro da casa, come si faceva qualche decennio fa. Il cinema non è più un lusso ma un bene di prima necessità, lo stile nell'arredamento di casa una esigenza, l'intrattenimento è diventato un bene primario.

La ricchezza, accompagnata da una esplosione delle disuguaglianze sociali, ci ha reso più egoisti. I muri ce li siamo portati persino nelle stazioni ferroviarie. Quella che un tempo era la pietosa funzione sociale di offrire una panchina di notte ai senza tetto rimasti ai margini della società ha lasciato il posto a una barriera che impedisce di accedere ai binari a chi non ha il biglietto. Circondata da quella che viene definita "l'area commerciale" della stazione: una infinità di negozi destinati a chi ha da spendere. E' finita l'era dell'accoglienza, anche i bagni sono a pagamento.

Poco dopo aver letto la notizia dei dieci bambini morti in mare ieri, ho sentito al telefono mia figlia di cinque anni, che con la sua voce fragile mi ricordava di mettere i guanti se fa freddo. Allora ho realizzato la portata della notizia, ho visualizzato cosa vorrebbe dire perdere mia figlia nel disperato tentativo di una fuga in mare.

La soluzione c'è ed è semplice. C'è sempre stata: canali di ingresso legali. Permettere alle persone di prendere un aereo con i propri soldi e venire in Europa. Lo dice il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, lo dice la Croce rossa, lo dice il buon senso. Invece di costringere queste persone a spendere mille euro a testa per salire su un gommone, permettere loro di spenderne duecento salendo su un aereo e di usare gli altri ottocento per trovarsi una sistemazione quando arrivano. Mettere fine a questa ipocrisia del "dobbiamo dare loro tutto, vitto e alloggio perché siamo civili", visto che questo non lo facciamo neanche con i nostri cittadini, e consentire più semplicemente loro di entrare e di costruirsi da sé le proprie opportunità. Offrendo formazione, non assistenza. Invece tutto l'impegno dell'Europa è concentrato nel convincere la Turchia - che incarcera giornalisti, bombarda i curdi e dove nessuno si augurerebbe di finire in mano a polizia e tribunali - a tenere tutti là. A fare il muro là.

L'anno scorso è arrivato un milione di persone in Europa. L'Ue a 28 conta oltre 500 milioni di persone. Questa presunta invasione ha un impatto dello 0,2%. Se ne arrivassero cinque volte tanto, non supereremmo l'1%.

Il comunismo nacque da un ideale, poi divenne lotta per il potere e costruì muri per controllare le persone. Anche l'Europa nacque da un ideale, in parte lo stesso. Oggi è dominata dai soldi e costruisce muri per difendere chi ne ha da chi non ne ha.

E' tutto qui, semplice, e ci porterà alla guerra.

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Martedì, Settembre 6, 2016 - 12:00

Terrorismo, serve più laicismo e meno cristianesimo

Stamane ho incrociato sulla metropolitana un religioso islamico. Barba lunga, copricapo islamico, la taqiyah (che peraltro non appare molto diversa dalla kippah ebraica o dalla mitra del Papa). Ho avuto un attimo di esitazione a salire, poi mi sono imposto disciplina, per non arrendermi alla paura, e mi sono messo proprio accanto a lui (ammetto, anche con il retropensiero da giornalista che se fosse accaduto qualcosa sarei stato in prima fila).

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Giovedì, Febbraio 11, 2016 - 23:30

La vetta e l'abisso dell'umanità

Un abisso storico, una lacerazione della comunità umana. Questo è quello che è successo oggi. Da un lato l'annuncio della prima rilevazione delle onde gravitazionali di Einstein: la comunità scientifica ha afferrato un nuovo strumento fenomenale, in grado di vedere cose che prima era impossibile vedere, accadute tra due buchi neri a un miliardo e mezzo di anni luce di distanza. Che aprono un nuovo capitolo nella scienza, che promettono di dare nuove risposte alle domande sulle nostre origini e sul nostro futuro.

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Martedì, Febbraio 9, 2016 - 19:45

Grigio antracite: colore di una difficile giornata per la Merkel

Tailleur gessato grigio antracite, una giaccia dall'aria vagamente marziale con una doppia fila di bottoni, e un girocollo di pietre scure. Il viso segnato dalle occhiaie, qualche sorriso a stemperare l'aria preoccupata. Così è apparsa la cancelliera tedesca Angela Merkel oggi nel corso della conferenza stampa al termine del colloquio col premier Matteo Renzi a Berlino. Il pranzo di lavoro, che si è svolto al Bundeskanzleramtsgebäude, residenza ufficiale della cancelliera, è durato quasi due ore, il doppio di quanto preventivato.

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Venerdì, Febbraio 5, 2016 - 02:00

Renzi e l'Europa, buone idee pessimo tempismo

Non fu lo scudo spaziale del repubblicano Reagan a far scoppiare la terza guerra mondiale. Ci andò vicino invece il democratico e idealista Kennedy con la Baia dei porci. Non è stato l'uomo forte della destra Sarkozy - che pure da ministro dell'Interno definì "feccia" i protagonisti delle rivolte delle banlieues - a proclamare lo stato di emergenza e a lanciare una riforma della Costituzione in senso restrittivo per i diritti, lo ha fatto il socialista Hollande.

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Lunedì, Febbraio 1, 2016 - 20:45

Renzi contro Bruxelles: una sfida antica

La battaglia di Matteo Renzi per conquistare all'Italia un posto al tavolo dei grandi in Europa è più vecchia di quanto non sembri. Il dibattito sul fatto che al nostro Paese convenisse essere la prima delle piccole potenze o l'ultima delle grandi risale agli anni '70 dell'Ottocento, quasi all’unità nazionale. Da allora non sembra essere cambiato molto. E' un Paese del G7, è uno dei principali contributori alle missioni di pace dell'Onu, ma quando si tratta di prendere le decisioni che contano spesso è assente. Renzi vuole cambiare la situazione, vuole che l'Italia conti di più.

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