Martedì 13 Marzo 2018 - 19:00

Il Consiglio di Stato dà il via libera alle trivelle da Rimini al Salento

Bocciate le richieste di impedire l'avvio delle piattaforme per la ricerca di gas e idrocarburi sul fondale marino

Avanzano i lavori presso il cantiere del Gasdotto TAP a San Foca

Da Rimini al Salento, presto arriveranno le trivelle. Il Consiglio di Stato ha bocciato le richieste della Regione Puglia e Abruzzo e di numerosi altri enti al fine di impedire l'avvio delle previste piattaforme per la ricerca di gas e idrocarburi sul fondale marino, lungo un'area di oltre 30mila metri quadrati, da Rimini a Termoli e da Rodi Garganico a Santa Maria di Leuca.

Nello specifico i giudici hanno bocciato il ricorso che riguardava due permessi di ricerca di gas e petrolio rilasciati alla compagnia inglese Spectrum Geo. Per il momento arrivano gli air gun, strumento usato in geofisica e in particolare nelle prospezioni geofisiche in aree marine o grandi laghi. Si tratta di un mezzo che genera onde compressionali emettendo bolle di aria compressa nell'acqua. Una tecnica che gli ambientalisti giudicano estremamente pericolosa sia per la fauna marina, che per l'ecosistema.

La Regione Puglia, guidata all'epoca della Via da Nichi Vendola aveva espresso parere negativo. Sulla stessa linea si è attestato il nuovo esecutivo presieduto da Michele Emiliano, che ha promosso la battaglia giudiziaria. I primi a reagire sono i deputati e senatori di Puglia e Abruzzo del Movimento Cinque Stelle. "Questa follia va fermata - tuonano - Ribadiamo che siamo contrari tout court alle trivellazioni, sia a mare sia a terra, e non solo alla tecnica dell'airgun. Si tratta di un vero assalto ai mari per qualche sporco barile di petrolio o qualche metro cubo di gas del tutto ininfluente sul consumo del nostro Paese".

"La nostra - dicono ancora - è una presa di posizione coerente, testimoniata da atti e voti in Parlamento e in Regione e dall'attività di informazione e sensibilizzazione che abbiamo svolto sui territori, che vogliamo tutelare da questa minaccia. A risentirne sarebbe l'intero tessuto economico delle località interessate, cominciando dal turismo per finire alla pesca. L'Adriatico è il mare che già vanta la più alta presenza di piattaforme petrolifere e, allo stesso tempo, è il mare che fornisce oltre la metà del pescato in Italia. Inoltre occorre urgentemente fermare tutte le richieste non ancora autorizzate di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi non solo per tutelare la pesca ma anche per preservare i nostri gioielli del turismo green: le cosiddette precauzioni adottate dal Ministero dell'Ambiente sanno di beffa per quanto sono ridicole".

Scritto da 
  • Denise Faticante
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