Mercoledì 21 Dicembre 2016 - 17:45

Chiappaventi: Re Cecconi e Tabocchini nell'Italia a mano armata

Il giornalista di La7 ripercorre la morte del calciatore nel suo libro “Aveva un volto bianco e tirato”

Guy Chiappaventi: Re Cecconi e Tabocchini in quell'Italia a mano armata

Il caso della morte di Re Cecconi, il clima di violenza e di paura che si viveva nell'Italia degli anni 70, e un processo archiviato forse troppo velocemente. L'inchiesta-racconto “Aveva un volto tirato e bianco” (tunué), del giornalista di La7 Guy Chiappaventi mostra nei dettagli la tragedia, e tutto il suo contorno, che ha toccato in particolare i tifosi della Lazio ma tutti gli appassionati di calcio e non solo. Il 18 gennaio 1977 il centrocampista biancoceleste viene ferito a morte da un colpo di pistola sparato dal gioielliere Bruno Tabocchini. Alcuni testimoni parlano di scherzo finito male da parte di Re Cecconi che sarebbe entrato nel negozio dicendo: “Fermi tutti, questa è una rapina”. Parole che per qualcuno portano alla reazione del gioielliere che spara e uccide il calciatore. 

Questa è la verità anche per i giudici che assolvono Tabocchini dall'accusa di eccesso di legittima difesa. Ma i dubbi sono tanti e le ricostruzioni, anche di chi ha visto da vicino la morte di Re Cecconi, non concordano. Guy Chiappaventi analizza, con una grande raccolta di materiale dell'epoca e di testimonianze, tutti gli aspetti della vicenda lasciando al lettore la sensazione di un caso chiuso forse troppo in fretta. “Non mi interessava fare un processo di revisione – ci spiega Chiappaventi - credo non interessi neppure alla famiglia, mi dava fastidio che Re Cecconi oltre aver perso la vita giovanissimo, nel pieno della sua carriera, abbia scontato per anni un'immagine sbagliata: un provincialotto sceso a Roma che si crede un padreterno e si mette a fare scherzi scemi in quella Roma del 1977”.

I protagonisti della vicenda sono due, Re Cecconi e Tabocchini, e si vede che hanno anche qualche tratto in comune

Sono due che vengono dalle retrovie, due outsider, che si sono fatti nel proprio campo una fortuna. Uno in una botteguccia in via Nitti a Roma, l'altro un campione di calcio, che ha vinto uno scudetto ed è stato in nazionale, si incontrano nel momento sbagliato nel posto sbagliato e le loro vite si impattano su quel proiettile che uccide, colpendolo al petto, Re Cecconi.

La morte di Re Cecconi avviene in un momento molto difficile per il nostro Paese

E' un'Italia a mano armata, si spara per strada, nelle manifestazioni e si spara soprattutto nelle gioiellerie. Si fanno tante rapine e i gioiellieri fanno fatica addirittura a essere assicurati: le compagnie o non assicurano o chiedono premi troppo alti. E' un'Italia violenta e lo stesso Tabocchini è stato più volte rapinato: ha sparato già due volte nell'ultimo anno e mezzo, una all'interno e una all'esterno del locale, ha quasi ammazzato un rapinatore e teme una vendetta dei complici del bandito. E' quell'Italia così che viene raccontata anche dai film poliziotteschi di quegli anni quelli con Thomas Milian e Maurizio Merli.

Il titolo è particolare: “Aveva un volto bianco e tirato”

Il libro non voleva essere un libro di calcio, e credo non lo sia, e non voleva nemmeno giudicare i personaggi. Avevo pensato a “Il gioielliere e il campione”, giocando su una canzone di De Gregori, poi però non funzionava in copertina perché dovevamo mettere uno davanti all'altro. E così abbiamo pensato a questa frase di Tabocchini: quando i giudici gli chiedono di quella sera del 18 gennaio 1977 lui dice: “E' entrato questo ragazzo, aveva un volto bianco e tirato”, e da lì comincia a ricostruire. Mi è sembrato un titolo che non strizzasse l'occhio agli appassionati di calcio ma che potesse comprendere tutta quanta la storia. 

Scritto da 
  • Simone Bordoli
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