Venerdì 27 Ottobre 2017 - 20:30

Guccini tra nostalgia e ironia: "Non canto più, ma sono ancora attuale"

Per il cantautore un nuovo disco dal sapore antico: all'interno tre concerti acustici registrati nei primi anni '80 all'Ostaria delle Dame

Un ritorno, dopo 30 anni, in un luogo mitico. Francesco Guccini è emozionato all'ingresso all'Ostaria delle Dame, storico locale bolognese dove si è esibito per una vita. Bisogna scendere una ripida scala e arrivare in uno scantinato col soffitto basso a volta, di mattoni, per percepire, e capire, il fascino fuori dal tempo di un posto intriso di musica. E' facile immaginarlo, in un'epoca precedente alla legge Sirchia, completamente avvolto dal fumo. Anche da quello di Guccini: "Sono due mesi e quattro giorni che ho smesso di fumare, non sono molto felice. Ma qui fumavo, lo facevamo tutti, tanto che non si vedeva niente". Dall'Ostaria sono passati negli anni Conte e Dalla e poi Vecchioni e poi Lauzi. "Quando sono arrivato giù - dice subito il cantautore - mi sono anche commosso, perché ho ricordato queste volte, questa enorme colonna che regge tutto quanto e tutta la gente che c'era. Molti di loro non ci sono più, tanti amici se ne sono andati prima del tempo. Ma oggi è bello vedersi tutti insieme qui, di nuovo, e non essere a un funerale". E' un Guccini nostalgico, ma come sempre ironico, con lo stesso identico aspetto a dispetto dell'età dichiarata dalla carta di identità, quello che riceve la tessera di socio onorario numero uno dell'Osteria: il locale riapre i battenti il 14 novembre, grazie all'opera di recupero di Andrea Bolognini che ha voluto creare un circolo, una casa della canzone d'autore.

Per Guccini c'è un modo, uno solo, per celebrare l'Ostaria: pubblicare un disco che nasce dal ritrovamento dei nastri di tre concerti acustici registrati nei primi anni '80 proprio in quel luogo, da lui fondato insieme a Padre Michele Casali nel 1970. Il trasferimento dai nastri magnetici mantiene inalterata l'atmosfera dei concerti, che si svolgevano in modo informale. Rimangono, quindi, anche le risate, gli applausi del pubblico. "Il ritrovamento dei nastri non è come quello dei rotoli del Mar Morto - scherza - ma sono simpatici, freschi. Si sente anche qualche battuta perché ci si guardava in faccia mentre si suonava. Li ho ascoltati e mi sono molto divertito".

I tempi, in cui si suonava dal vivo in locali sotto terra, con una chitarra e pochi amici, e dove nascevano alcune delle canzoni che hanno fatto la storia del cantautorato italiano, sembrano molto lontani da oggi. Ma, ancora adesso, quei brani rimangono: "Ieri per strada ho sentito due giovani che cantavano le mie canzoni. Si vede che dicono ancora delle cose. Qualcosina, magari, posso durare nel tempo...". Basti pensare a 'Auschwitz', scritta nel 1964: "Visti i recenti avvenimenti, mi sembra che abbia ancora qualcosa da dire nonostante il tempo passato". Di tornare a cantare in pubblico, però, Guccini non ne vuole sapere: "Ogni volta è una fatica. Certo, era bello ascoltare il boato, ma si tratta sempre di un esame da superare. Fino a qualche tempo fa cantavo ancora con gli amici - raramente canzoni mie - ma adesso non suono più la chitarra: l'ho appoggiata in un angolo, la guardo. C'erano tempi in cui non passava giornata senza che suonassi qualcosa. E' così, il tempo passa". Il cantautore lo dice con un filo di nostalgia ma con la serenità e la consapevolezza del tempo che scorre, senza tristezza.

Oggi, la sua vita è diversa. "Bologna - dice - è molto cambiata". Lui non sta più in via Paolo Fabbri 43. Vive sulle colline toscane insieme alla moglie, fuori dal trambusto della città: "Si vede un mondo diverso, là. Anche noi abbiamo gli extracomunitari, ma sono più integrati. Ieri due marocchini hanno partecipato a una gara di briscola, e l'hanno anche vinta. Lì, il cielo è azzurro".

Scritto da 
  • Chiara Troiano
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