Giovedì 02 Febbraio 2017 - 11:00

Grafene, dall'Australia novità sul materiale del futuro

Avanza lo sviluppo di questo materiale innovativo

Grafene, dall'Australia novità sul materiale del futuro

Un importante passo avanti nelle possibilità di sviluppo di quello che è stato definito da più parti il "materiale del futuro". E' quello annunciato dalla Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro), l'agenzia governativa australiana per la ricerca scientifica, che ha sviluppato un sistema per la produzione di grafene a partire dall'olio di semi di soia o da altri oli di scarto, in condizioni "normali", cioè non in un ambiente altamente controllato di laboratorio come avvenuto finora. "La nostra tecnologia dovrebbe ridurre i costi di produzione del grafene e migliorare la sua diffusione attraverso nuove applicazioni", spiega uno degli autori della scoperta, Zhao Jun Han, parlando di un processo "veloce, semplice, sicuro, potenziamente scalabile e votato all'integrazione".

Il lavoro sul grafene e i suoi possibili impieghi è valso nel 2010 il Nobel per la fisica ad Andrej Gejm e Konstantin Novoselov. Rendendo più semplice e meno costosa la produzione del materiale, la tecnologia GraphAir messa a punto del Csiro potrebbe ora aprire nuove prospettive in diversi campi, dal momento che viene impiegato in molti settori diversi, dall'abbigliamento ai microcircuiti, passando per la produzione di vernici. "Si tratta di un funzionalizzatore", spiega Anna Pellizzari, executive director per l'Italia di Material Connexion, il più grande centro internazionale di ricerca e consulenza sui materiali innovativi, "un reticolo formato da atomi disposti in conformazione esagonale che, combinato con altri materiali, può fornire loro conducibilità termica, conducibilità elettrica e resistenza meccanica senza appesantirli, oltre a creare un effetto barriera".

"L'aspetto più interessante della scoperta australiana - commenta l'esperta - credo stia nella modalità di ottenimento da fonti rinnovabili, visto che tipicamente il grafene si ottiene dalla grafite, che ha una sua finitezza". Sull'abbattimento dei costi, invece, Pellizzari fa una precisazione: "Non è solo una questione di produzione, sono comunque necessari investimenti per dotarsi dei macchinari che consentono la lavorazione e per lo sviluppo delle applicazioni tecniche". Tanto più che, visto l'ampio ventaglio di possibilità che il grafene offre e la sua relativa giovinezza, la ricerca passa giocoforza per numerosi tentativi che possono rivelarsi più o meno fruttuosi.

Tra i player al lavoro sul nuovo materiale, anche l'italiana Directa Plus, che figura tra i maggiori fornitori mondiali. Gli applicativi sviluppati dall'azienda con sede a Lomazzo, nel comasco, spiega ancora Pellizzari, rendono l'idea della varietà di soluzioni che possono nascere dalla sperimentazione sul grafene. "Hanno sviluppato impieghi nell'ambito del tessile, ma anche per le gomme delle biciclette, per i filamenti impiegati nella stampa 3D e per uso ambientale. Le spugne reticolari che immerse in acqua incorporano gli idrocarburi, utilizzabili ad esempio in caso di sversamenti di petrolio in acqua, rappresentano un raro caso di utilizzo del grafene da solo", elenca l'esperta.
 

Scritto da 
  • Marco Valsecchi
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