Martedì 22 Maggio 2018 - 21:45

Governo, Conte e Savona su graticola: ipotesi Di Maio premier, no di Salvini

Si indebolisce la candidatura del professore indicato come premier da M5S e Lega e riprende quota. Anche Paolo Savona in bilico al Mef

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'Chi entra Papa in Conclave, esce cardinale'. Recita così un vecchio adagio, che torna utile e di strettissima attualità proprio adesso, per spiegare il momento che vive la politica italiana. Ultimamente sarà ronzato spesso nelle orecchie di Giuseppe Conte, il professore indicato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini lunedì scorso al Colle come premier del governo giallo-verde, che vede indebolirsi la sua candidatura ora dopo ora senza che dal Quirinale arrivi uno straccio di convocazione. Nel borsino di Palazzo Chigi, infatti, a riprendere quota sembra essere il capo politico dei pentastellati, anche se dall'intera scuderia M5S si erge un muro di protezione: Conte non si tocca. Eppure le incertezze (chiamiamole così) che avvolgono il suo curriculum, così come il presunto attivismo per lo strabocciato metodo Stamina, stanno facendo tremare davvero la terra sotto i piedi dell'amministrativista. "Non sanno più cosa inventarsi", prova a minimizzare Di Maio.

Conte non è il solo della squadra di governo a rischiare di vedersi soffiare la poltrona all'ultimo secondo. Perché anche la figura di quello che per la Lega deve essere il prossimo ministro dell'Economia, Paolo Savona, sembra essere fortemente in bilico. Le sue posizioni molto critiche con l'Europa, l'euro e la Germania inducono il Colle (e non solo) ad approfondite riflessioni, anche se per ora si tratta solo di ipotesi, visto che la lista dei ministri è un discorso che coinvolge direttamente il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica, non i leader dei partiti che compongono e sostengono la maggioranza. Dal Carroccio, però, fanno sapere che alle ultime consultazioni nessuno ha sollevato problemi su Savona, né tantomeno ha posto veti. Così come dalle alte sfere del fronte Cinquestelle raccontano di averlo incontrato e di essere rimasti colpiti dal fatto che, nonostante la veneranda età dell'economista, abbia una lucidità invidiabile, oltre a una invidiabile forma fisica, tanto che a vederlo non gli avrebbero mai dato 82 anni. Peraltro, curiosità anagrafica, è più giovane di quasi un mese rispetto a Silvio Berlusconi.

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A preoccupare non è la carta di identità, quanto piuttosto la sua linea politica, in perfetta sintonia con quella di Salvini e del gruppo dirigente leghista, ma di certo distonica rispetto a quella delle istituzioni europee. A quanto pare ne avrebbero discusso a lungo il segretario leghista e il capo politico del 5 Stelle nell'ultimo incontro alla 'Mensa di Bacco', un locale del centro di Roma. Un'ora e mezza per trovare una soluzione, anzi una possibile alternativa, qualora dal Colle arrivasse una richiesta di 'riflessione' sulla casella del Mef. Da fonti parlamentari filtra l'indiscrezione che al posto di Savona dai Cinquestelle sarebbe stato proposto il nome di Salvatore Rossi, direttore generale e capo della Vigilanza di Bankitalia. Offerta ritenuta irricevibile dal Carroccio, il cui leader durante una diretta Facebook ha tuonato: " Squadra e programma di governo ci sono, se qualcuno non può o non vuole partire, ce lo dica e poi decideremo come muoverci". Perché per il segretario dei lùmbard dopo questo tentativo ci sono solo le elezioni anticipate.

L'economista non è in discussione, così come Conte: questo è il refrain che ripetono diverse fonti parlamentari. Ergo, se cade l'uno viene giù anche l'altro. Nel caso in cui presidente del Consiglio e ministro dell'Economia saltassero, tutte le carte andrebbero rimescolate, dunque il Movimento tornerebbe a spingere per avere il suo candidato premier a Palazzo Chigi. A quel punto Salvini avrebbe solo due strade davanti: accettare Di Maio come capo del governo e rimangiarsi le dichiarazioni pubbliche degli ultimi 10 giorni o mandare all'aria il tavolo e costringere il presidente della Repubblica a formare un esecutivo di transizione che riporti il Paese alle urne. Una bella grana, soprattutto a livello di immagine per chi deve cercare voti. La pausa di riflessione che si è preso Mattarella (comunicata per tempo ai due attori del 'contratto') serviva proprio a far ragionare i leader, ma il tempo sta per scadere e al Colle va portata una soluzione. Condivisa e accettabile da tutti, ovviamente.

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Scritto da 
  • Dario Borriello
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