Mercoledì 20 Settembre 2017 - 18:30

Giovanardi celebra ‘La mia generazione’: Quando i live erano più importanti dei like

Il cantante presenta il nuovo album in cui rivisita i successi della scena musicale indipendente anni '90

Un album che sembra una operazione nostalgia, ma non lo è. Almeno non nel senso stretto del termine. Tredici brani che potrebbero essere cover, ma non lo sono. E’ il nuovo lavoro di Mauro Ermanno Giovanardi, che ha deciso in ‘La mia generazione’, in uscita venerdì 22 settembre, di ripercorrere quell’epoca d’oro degli anni ‘90 in cui la scena musicale italiana è cambiata e gli artisti indipendenti si sono fatti notare dalle major crescendo nel giro di pochi mesi in maniera esponenziale. Un’operazione complicata: “Se avessi fatto un disco di cover - spiega Giovanardi - ci avrei messo una settimana, per uno di inediti sei mesi. Per questo ci ho messo un anno e mezzo. Mi sono messo a disposizione dei pezzi come un attore”.

E così, ecco l’idea di questo album in cui Giovanardi reinterpreta tredici brani di quella florida stagione pescando dal repertorio di Neffa, Marlene Kuntz, Afterhours, Subsonica, Bluvertigo e tanti altri. Il tutto, però, a modo suo. Stravolgendo, a volte in maniera incredibile, gli originali. Proprio per non cadere in una mera operazione nostalgica. 

Si tratta di una dichiarazione d’amore per quel momento rivoluzionario accaduto, spiega Giovanardi, “per una congiunzione astrale. Quella stagione oggi è irripetibile per mille motivi. Ci sono stati tre fattori combinati. In noi era nata la consapevolezza di quanto fosse importante parlare nella nostra lingua per farci capire. Le major avevano compreso che c’era un sottobosco che poteva essere accolto da un pubblico più vasto. Inoltre, chi fino a quel momento aveva ascoltato musica inglese si sentiva orfano di band che facessero quel tipo di sound ma che cantassero in italiano”. Non solo fattori strettamente musicali, però, sottolinea l’ex cantante dei La Crus: “Era il momento storico subito dopo Mani Pulite, la gente aveva voglia di cambiamento. Ma parliamo di un altro millenio, da lì in poi l’avvento di internet ha cambiato tutto”.

Nel progetto, Giovanardi ha coinvolto tanti amici, da Manuel Agnelli a Samuel passando per Cristiano Godano e Rachele Bastreghi dei Baustelle. Nessuno, però, a cantare il suo stesso brano: “Così mi sembrava più originale. Era un altro modo per sottolineare la compattezza e l’unità di quella scena. Mi sono anche messo nei loro panni, è più facile fare un altro pezzo che fare il proprio, che si è abituati a cantare da anni in un certo modo, completamente stravolto”. Già, perchè Giovanardi ha fatto un lungo lavoro sui brani, “scelti dal testo” (spiega), a cui sono stati aggiunti accordi visto che in origine erano piuttosto “minimalisti” per necessità tecniche. Il risultato, però, dagli autori originari che l’hanno sentito solo una volta finito, è stato apprezzato: “A Manuel (Agnelli, ndr) è piaciuta tantissimo ‘Non è per sempre’, l’ha trovata ancora più pop della sua. Cristiano (Godano, ndr) è stato colpito dagli accordi più ‘morriconiani’ della mia versione di ‘Lieve’”. Il pezzo più difficile da rifare? Come immaginabile, ‘Aspettando il sole’ di Neffa visto che il rap non è il genere più congeniale a Giovanardi: “Non ci ho dormito la notte”, commenta. 

Ora il disco è pronto per il pubblico e dall’11 novembre partirà un tour per club e teatri, durante il quale Giovanardi inserirà alcuni brani rimasti fuori dall’album, per esempio di Tiromancino e Prozac, e dove non esclude di invitare dei colleghi. Per celebrare quell’epoca “pre internet e Napster. Quando era più importante andare ai concerti che mettere un ‘mi piace’".

 

Scritto da 
  • Chiara Troiano
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