Mercoledì 27 Gennaio 2016 - 12:15

Giorno della memoria, il Morbo di K che salvò centinaia di ebrei

Inventore della falsa malattia fu Giovanni Borromeo, un coraggioso medico del Fatebenefratelli di Roma

Lo slogan nazista 'Arbeit macht frei' che sovrasta l'ingresso del campo di concentramento Auschwitz-Birkenau

Tra le tante storie che la Roma cattolica può raccontare sugli ebrei salvati dalla deportazione nazista, ce n'è una che coinvolge l'ospedale dell'isola Tiberina, il Fatebenefratelli, e un team di medici coraggiosi.

LA NASCITA DELMORBO DI K. Uno di loro, anni dopo, sarebbe stato insignito dell'onorificenza israeliana di Giusto fra le nazioni: si chiamava Giovanni Borromeo. Il figlio Pietro racconta che il padre, chirurgo dell'ospedale, per salvare centinaia di ebrei dai rastrellamenti inventò una malattia che non esisteva. Fu chiamata Morbo di K (come Albert Kesselring, capo delle truppe tedesche in Italia, ma anche come Herbert Kappler, comandante della Gestapo a Roma). Aveva i connotati tipici della malattia neurodegenerativa, con una fase iniziale di convulsioni e in alcuni casi di demenza, per poi degenerare, nelle fasi successive, nella paralisi completa degli arti, fino alla morte per asfissia. Il morbo sarebbe stato estremamente contagioso, veicolato da un virus.

Al morbo di K fu dedicato un intero padiglione clinico dell'ospedale, in cui furono ricoverati sotto falso nome ebrei e polacchi, in gruppi non troppo numerosi. Restavano qualche giorno, in attesa che una tipografia nel vicino quartiere di Trastevere producesse di nascosto documenti falsi con cognomi cattolici. Con i nuovi documenti i fuggitivi, che venivano dichiarati morti dall'ospedale, venivano in realtà nascosti nei conventi, con l'intercessione, secondo la versione di Pietro Borromeo, del cardinal Montini, che poi sarebbe diventato Papa Paolo VI, grande amico del padre.

IL GIORNO DEL BLITZ IN OSPEDALE. Un giorno due camion di SS organizzarono un un blitz occupando l'ospedale e controllando tutti i malati, uno per uno. Giorgio Borromeo, che parlava molto bene tedesco, raccontò ai soldati di quanto grave e contagiosa fosse la malattia, non tralasciando nessun dettaglio sugli effetti devastanti cui sarebbero stati esposti entrando nel Reparto K.

Dopo il colloquio, nessuna delle SS per paura si prese la responsabilità di ispezionare il padiglione.

NEL GIARDINO DEI GIUSTI. Il nome di Giovanni Borromeo figura oggi figura nel Giardino dei Giusti tra le nazioni dello Yad Vashem. L'onorificenza è stata creata dopo la Seconda guerra mondiale per indicare i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare quella di anche un solo ebreo dal genocidio. È inoltre una onorificenza conferita dal Memoriale ufficiale di Israele, Yad Vashem fin dal 1962, a tutti i non ebrei riconosciuti come 'Giusti'. La commemorazione fino agli anni novanta era effettuata piantando alberi in onore dei 'Giusti tra le nazioni'. Oggi, non essendoci più spazio per le piantumazioni, è stato costruito nel giardino il Muro d'onore su cui ne vengono scolpiti i nomi.

Scritto da 
  • Maria Elena Ribezzo
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