Martedì 03 Maggio 2016 - 13:30

Giornata mondiale della libertà di stampa, ecco i 12 'cattivi'

Da Putin ad Al Sisi fino a Erdogan. L'Italia perde tre posizioni e scende al 77° posto in classifica

Giornata mondiale libertà di stampa, ecco i 12 'cattivi'

'Un grande anno per i dittatori'. In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, che ricorre oggi 3 maggio, la ong Reporters senza frontiere (Rsf) lancia una campagna in cui ritrae ironicamente il brindisi di 12 capi di Stato che festeggiano le loro vittorie a scapito della libertà di stampa. Il campione di esempi scelti da Rsf spazia dal russo Vladimir Putin all'egiziano Abdel Fatah Al Sisi, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan a quello venezuelano Nicolas Maduro al cinese Xi Jinping. La Giornata mondiale della libertà di stampa è stata istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni unite nel dicembre del 1993 e si celebra annualmente.

IL BRINDISI DI 12 PRESIDENTI CONTRO LA LIBERTA' DEI MEDIA. Redazioni attaccate con granate in Burundi, giornalisti licenziati per un tweet in Turchia, propaganda in Cina, Russia ed Eritrea, un blogger condannato al carcere e alle frustate pubbliche in Arabia Saudita, nonché campi militari creati per giornalisti in Thailandia. Sono solo degli esempi di quello che Rsf, nella sua relazione annuale, definisce "peggioramento profondo e preoccupante della capacità dei giornalisti di esercitare il loro incarico e la loro funzione in totale libertà e indipendenza". I 12 Paesi nel mirino della campagna di Reporters senza frontiere sono: Arabia Saudita, Eritrea, Azerbaigian, Egitto, Thailandia, Turchia, Corea del Nord, Iran, Venezuela, Burundi, Russia e Cina.

 

 

I PAESI OCCIDENTALI E L'ITALIA. Ma anche i Paesi occidentali non sono esenti dalle critiche: è proprio in Occidente, infatti, che secondo le ong la lotta al terrorismo serve sempre di più a limitare la libertà di informazione con leggi repressive. Amnesty International cita per esempio il caso della Francia, colpita da attentati terroristici con decine di vittime. Nella classifica annuale della libertà di stampa pubblicata lo scorso 20 aprile, Reporters senza frontiere assegna la top five alla Finlandia (che resta in testa rispetto al 2015), seguita da Olanda (che guadagna due posizioni rispetto al 2015), Norvegia (che perde una posizione), Danimarca (che perde una posizione) e Nuova Zelanda (che guadagna un posto). Ma la situazione fotografata dall'organizzazione non è positiva per l'Italia, che dal 2015 al 2016 ha perso tre posizioni scivolando dal 73esimo posto al 77esimo. Nel motivare questa posizione nel ranking annuale, la ong con sede a Parigi fa riferimento al fatto che "a maggio 2015 il quotidiano La Repubblica ha riportato che fra 30 e 50 giornalisti sono sotto protezione di polizia perché sono stati minacciati" e afferma che in Vaticano "è il sistema giudiziario che attacca i media" in relazione agli scandali Vatileaks. "Il livello di violenza contro i giornalisti (comprese intimidazioni verbali e fisiche, e minacce di morte) è allarmante", afferma Rsf.

IN EGITTO 'FREE SHAWKAN', IN TURCHIA SI TEME PER REPORTER CUMHURIYET. Anche Amnesty International lancia l'allarme per i giornalisti nel mondo: per la Giornata mondiale della libertà di stampa ha scelto di accendere i riflettori su nove giornalisti perseguitati, minacciati, imprigionati e torturati nel mondo. Fra loro, per esempio, c'è il fotografo egiziano Mahmoud Abu Zeid, noto come Shawkan, in carcere da quasi tre anni per aver scattato fotografie durante la violenta risposta delle forze di sicurezza al sit-in del 14 agosto 2014 nel quartiere di Rabaa al-Adawiya al Cairo: torturato nel corso della detenzione, è attualmente sotto processo per imputazioni che potrebbero portare alla condanna a morte, e per la sua scarcerazione Amnesty ha lanciato una petizione. E fra loro ci sono anche i giornalisti turchi Can Dundar ed Erdem Gul, rispettivamente direttore del quotidiano Cumhuriyet e corrispondente da Ankara per lo stesso quotidiano, incriminati nel novembre 2015 con le accuse di spionaggio, diffusione di segreti di stato e appoggio a organizzazione terroristica per avere pubblicato a giugno due articoli su un presunto trasferimento di armi, nel 2014, dai servizi d'intelligence turchi a un gruppo armato operante in Siria. Secondo l'allora primo ministro Recep Erdogan, i materiali in questione erano aiuti umanitari e, se giudicati colpevoli, i due reporter rischiano l'ergastolo.

 

 

LA DENUNCIA DI AMNESTY. "In ogni parte del mondo, giornalisti vengono arrestati arbitrariamente, imprigionati, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni dei diritti umani", afferma dichiarato Anna Neistat, Alta direttrice per la ricerca di Amnesty International. "Vengono incarcerati o persino uccisi per aver rivolto domande che mettono in imbarazzo chi è al potere o per aver assunto una posizione che non coincide con quella ufficiale", ha aggiunto.

I GIORNALISTI UCCISI E SEQUESTRATI NEL MONDO. Tanto Amnesty quanto Reporter senza frontiere ricordano che nel 2015 sono 63 i giornalisti morti nell'esercizio delle loro funzioni, mentre 40 sono stati assassinati, e che a questo bilancio vanno aggiunti i 19 cittadini morti che agivano come informatori e sei collaboratori di media. Rsf segnala inoltre che 54 giornalisti sono sequestrati nel mondo da organizzazioni terroristiche o criminali. Si tratta di sequestri frequenti da parte di organizzazioni come lo Stato islamico (Isis), al-Qaeda, al-Shabab e altri di ispirazione jihadista, che hanno trasformato i rapimenti in affari, impedendo ai reporter di fornire una copertura sicura in diverse parti del mondo.

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  • redazione web
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