Lunedì 22 Febbraio 2016 - 17:00

Gioco d'azzardo, vizio per 30 milioni di italiani: vale 3% del Pil

Dalle slot ai "gratta e vinci", la mappa di un'Italia "malata"

Gioco d'azzardo, vizio per 30 milioni di italiani: vale 3% del Pil

Oltre 87 miliardi di euro spesi nel 2015, trenta milioni di italiani tentati almeno una volta dalle scommesse, dalle slot o dal gratta e vinci, e dall'1,3% al 3,8% della popolazione (da 767.000 a 2.296.000 adulti) considerata 'malata' di gioco al punto da aver bisogno di cure al pari dei tossicodipendenti. L'Italia del gioco d'azzardo è un quadro sempre più definito ed eterogeneo sia sul fronte economico, sia su quello sociale.

VOLUME D'AFFARI PARI AL 3% DEL PIL. L'ultima 'Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia', presentata nel 2015, parla chiaro: il gioco d'azzardo genera un volume di raccolta complessivo pari a più del 3% del prodotto interno del Paese, che colloca l'Italia al quarto posto a livello mondiale.  Secondo le stime di Agipronews, nel 2015 gli italiani hanno speso 87,8 miliardi di euro per giocare, dato decisamente lontano da quello del 2003, quando la spesa era stata di poco più di 15 miliardi. Nel corso degli anni si è assistito a un rapido incremento delle cifre. Dal 2004 al 2009 la somma spesa è più che raddoppiata, passando da 24,3 miliardi a 54,2. A dominare sono le slot; a loro, infatti, spetta il primato in termini di spesa: se nel 2003 non erano ancora così diffuse e raccoglievano appena 367 miliardi, nel 2015 la stima è di 25,6 miliardi.

Tra il 2014 e il 2015 c'è chi sale e c'è chi scende. L'aumento più rilevante (pari al 163,4%) è relativo a 'Betting exchange' (un particolare tipo di scommesse online), divenute legali nel 2014 e quindi ancora poco conosciute, seguito dalle scommesse più tradizionali (+26,8%) e dai casinò (+6,7%). Calano SuperEnalotto (-9,9%), poker a torneo (-10,1%) e le scommesse virtuali (-2,4%).

DA DIVERTIMENTO A PATOLOGIA. Il gioco d'azzardo patologico è stato ufficialmente definito nel 1980 dall'Associazione degli psichiatri americani, ma nel nostro Paese soltanto una decina di anni fa - tranne qualche locale eccezione - la ludopatia è diventato un reale e sempre più diffuso problema di salute che ha spinto il Servizio sanitario nazionale e le Regioni a mettere in atto azioni concrete di prevenzione, contrasto e cura, oltre a un sistema di sorveglianza epidemiologica. La 'Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia', distingue tra giocatori 'problematici' (cioè coloro che giocano frequentemente e sono a rischio dipendenza) e giocatori 'patologici (cioè con una vera e propria malattia)': nel primo caso si parla di una percentuale che va dall'1,3% al 3,8% della popolazione  da 767.000 a 2.296.000 italiani adulti), nel secondo dallo 0,5% al 2,2% (da 302.000 a 1.329.00 italiani adulti). L'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) è ancora in fase di approvazione, ma ormai in ogni azienda sanitaria locale esistono ambulatori specifici, sportelli dedicati o gruppi di operatori formati per la presa in carico dei giocatori d'azzardo patologici. Lo scorso anno sono state circa 12mila le persone che hanno chiesto aiuto al servizio sanitario per superare la propria dipendenza.

RITRATTO DI UN 'MALATO' DI GIOCO D'AZZARDO. Ma chi sono i giocatori d'azzardo? Generalizzando, si può parlare di un maschio, con una preferenza per i gratta e vinci in ogni classe di età, seguiti dal Superenalotto e dalle scommesse sportive. Secondo l'ultima indagine Ipsad 2013-2014 il 42,9% della popolazione tra i 15 e i 64 anni (quasi 17 milioni di persone) ha giocato almeno una volta somme di denaro. Tra questi cinque milioni sono i giovani adulti (15-34).
Poco meno del 15% dei giocatori è definito 'a basso rischio', il 4% a rischio 'moderato' e l'1,6% 'problematico'. Tra questi ultimi, coloro che giocano on-line, senza alcun limite di tempo e di spazio e in solitudine, sono stati quasi la metà.

EMERGENZA GIOVANI. La vera emergenza sembra essere, però, legata ai più giovani. Nel 2014 il 46,7% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha giocato d'azzardo, in modo particolare nelle regioni del sud e in Lazio. Il 15% gioca abitualmente, soprattutto i maschi già maggiorenni. La scelta cade spesso sui gratta e vinci o sulle scommesse legate ad eventi sportivi e, nel 17% dei casi, la giocata avviene online. A rischio sono 11 studenti su 100 e sono considerati problematici i comportamenti di 8 giovani su 100, che giocano anche tre volte alla settimana, spendendo fino a 50 euro al mese. In questo caso, i valori superiori alla media nazionale si rilevano in  Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e isole maggiori, dove la percentuale raggiunge anche il 10,1%. La vera emergenza è legata anche alla concomitanza di dipendenze: molto spesso, infatti, i giovani giocatori patologici sono fumatori quotidiani di sigarette, assumono sostanze psicoattive e cannabis e amano bere molto con il 'binge drinking', cioè consumato cinque o sei unità di alcol in un tempo ristretto.
 

Scritto da 
  • di Elena Fois
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