Lunedì 22 Febbraio 2016 - 20:45

Gioco azzardo, Meluzzi: Allontanare slot di 100 metri? Ridicolo

Alessandro Meluzzi

 'La ludopatia è una malattia mentale a tutti i livelli. Il ludopatico che vuole entrare in una sala giochi è come un eroinomane che sta cercando di farsi un buco. Si diventa malati di gioco perché c'è una predisposizione legata a una chimica del cervello, come per tutte le dipendenze. E' risibile pensare che la distanza geografica di 100 metri in più o in meno di una scuola o di un bancomat da una sala scommesse o da una videolottery possa tenere lontano un malato di gioco. In questi casi valgono gli stessi principi degli alcolisti anonimi: l'astinenza totale da qualsiasi  forma di gioco d' azzardo'. A dirlo, intervistato da LaPresse, è Alessandro Meluzzi psicologo, psicoterapeuta, criminologo, portavoce della Comunità Incontro di Amelia (Terni), che si occupa di tossicodipendenti, alcolisti e ludopatici, e fondatore della Comunità Agape madre dell'Accoglienza di Albugnano, nel torinese,dove vivono ragazzi disagiati ed educatori.

C'è un gran caos legislativo da Regione a Regione sulla distanza minima fra scuole, chiese, ospedali e 'macchinette mangiasoldi' usata come misura per combattere la dipendenza dal gioco. Lei che ne pensa?  Si parla di 12 mila ludopatici in Italia, è un dato aderente alla realtà del fenomeno? 

La distanza geografica dai luoghi sensibili è una misura risibile e inutile. Non è la distanza geografica di 100 metri in più che può ostacolare il vizio del gioco: è una visione riduttiva e inefficace della questione. Se uno vuole giocare va nel luogo dove sa che c'è lo strumento per farlo. La ludopatia è una malattia mentale a tutti i livelli.  Per quanto riguarda le dimensioni del fenomeno, 12mila ludopatici in Italia sono presumibilmente quelli  entrati nei percorsi clinici, ma credo che quelli che soffrono della patologia siano molti di più

Come va affrontato il problema allora?  

Va affrontato alla radice. C'è una via, quella abolizionistica: abolire le macchinette e gli strumenti per il gioco. Ma questa è una visione di civiltà che va ben oltre i ragionamenti sulle misure preventive. Sarebbe come dire che combattiamo la droga sconfiggendo la mafia del narcotraffico planetario. Insomma sarebbe una risposta velleitaria. Poi c'è un secondo approccio più tecnico, che è affrontare la ludopatia a partire dal ludopatico, come avviene per le tossicodipendenze. Il ludopatICO è un soggetto malato che richiede misure di prevenzione, cura e riabilitazione.

Come si cura una persona affetta da ludopatia?

Il ludopatico è in un tale bagno di endorfine  e dopamine che non c'è ragionamento che lo possa fermare: è un soggetto in uno stato di autodoistruttività e di comportamento ossessivo compulsivo che nemmeno i farmaci, che pure sono necessari nella  fase preventiva, quando il fenomeno comincia a manifestarsi e riabilitativa, bastano  a frenare la tendenza all'autodistruzione del gioco. Quando è nella fase acuta ha bisogno dello stesso trattamento  del tossicodipendente da eroina, cioè la comunità con misure di protezione. Non è possibile separarlo dal gioco se non passando da una crisi di astinenza. E fino a che non recupera un minimo di strutturazione dell'io non c'è ostacolo coattivo che lo possa allontanare dal gioco.

Perché si diventa maniaci di slot machine o di scommesse o di casinò?
Innanzitutto perché c'è una predisposizione come per tutte le persone dipendenti: c'è una struttura del cervello e del comportamento, c'è una chimica del cervello. Si cade nella ludOpatia per i motivi per cui si diventa depressi o bipolari, c'è una predisposizione che intercetta delle circostanze esistenziali.
E' una  chimica del cervello (che riguarda serotonina e dopamina ) predisposta a trarre piacere estremo da quel tipo di situazione. Non tutti ce l'hanno, ma chi ce l'ha incorre in una maggiore probabilità di finire in quel problema, magari in certi particolari periodi della vita. Siamo di fronte a una tendenza alla distruttività: il  ludopatico arriva a giocarsi la casa, la moglie, la famiglia.

La ludopatia è più maschio o femmina, riguarda più il benestante o il  disagiato?
La ludopatia è tendenzialmente più diffusa nei maschi, come in tutte le dipendenze, ma c'è una frequenza sempre più elevata di donne in particolare nella terza età. In certi bar di periferia si incontrano le pensionate attaccate alla macchinetta del videopoker, quelle che spesso devono alimentarsi con pane raffermo e latte

Che meccanismo spinge una anziana al limite della soglia della povertà a giocarsi e magari  perdere tutto il poco che ha per arrivare alla fine del mese o anche a perdere i pochi risparmi di una vita?
Il bisogno compulsivo di attivare alcune zone del cervello in  cui ci sono le aree del piacere e della gratificazione.

Si guarisce dalla ludopatia?
Con grande difficoltà, come per tutte le dipendenze e sempre con una vulnerabilità che rimane, come l'ex etilista, che spesso basta che rompa il tabù di un bicchiere per ricadere nel problema. Valgono gli stessi principi degli alcolisti anonimi. L'astinenza totale da qualsiasi forma di gioco. I ludopatici sono soggetti predisposti che hanno rotto un tabù. E' una patologia che confina con i disturbi alimentari, anoressia e bulimia, con tutte le dipendenze da droga, cocaina ed eroina, con l'alcolismo e con il disturbo ossessivo compulsivo.

Un ludopatico può essere pericoloso anche per gli altri?
Sì perché intacca qualsiasi patrimonio. Un commercialista è riuscito a giocarsi 7 milioni  dei suoi clienti e della sua famiglia al casinò, in una condizione di distruttività assoluta.

Sono in aumento gli affetti da ludopatia?
Sì. E le Regioni sono intervenute sul problema anche a livello legislativo. Cresce il fenomeno del gioco, anche quello del lotto della casalinga, non ludopatico, legato alla disperazione sociale e che aumenta nei periodi di crisi. Cresce l'illusione di poter pagare una bolletta vincendo  con un ambo al lotto. E qui si insinua la ludopatia, l'aspetto patologico.

E' meno facile individuare un ludopatico di un tossicodipendente?
A breve i segni del ludopatico saranno evidenti come quelli del drogato. Saranno segni visibili nelle condotte sociale: il malato di gioco intacca progressivamente le disponibilità di denaro che trova, sue o di altri: vende i gioielli della moglie, l'auto, la casa.

Si può frenare un ludopatico che entra in una sala giochi determinato ad attaccarsi a una macchinetta mangiasoldi?
Nel momento in cui questo soggetto è di fronte alla macchina non si può fare nulla, è come un eroinomane che sta cercando di farsi un buco.

La sua proposta per combattere la dipendenza dal gioco quale è?
Attivare l'unica antenna  periferica che arriva a tutte le famiglie italiane, quella dei medici di base: bisognerebbe sensibilizzare decine di migliaia di medici di famiglia affinche' mogli, figli e familiari che  hanno un malato di gioco in famiglia sensibilizzino il medico di base al tarattamento clinico e farmacologico con antidepressivi, con azione antidipendenza in una prima fase, nei casi lievi di ludopatia.

Che differenza c'è fra un malato di gioco che frequenta i tavoli verdi del casinò e uno che va alle macchinette del bar sotto casa?
La ludopatia si è aggravata rispetto a quando aveva bisogno dei casinò e delle case da gioco o della criminalità del gioco d'azzardo: oggi è alla portata dei bar. E con i  giochi online è a portata di uno smartphone. E' come se ci fosse stata una liberalizzazione dell'eroina. Ciò  dimostra, guardando ad esempio a temi come la droga, che rendendo legale l'offerta non si diminuisce il consumo.
Chi gioca alla macchinetta, come il pensionato da bar di quartiere, è meno strutturato ed è più difficile da trattare e non ha la percezione della possibilità della fuoriuscita dalla sua disperazione. Chi va al casinò in molti casi è più scafato ed è più aggredibile dal punto di vista terapeutico, anche se in qualche caso più deviante, più criminale.

Una persona istruita è meno esposta alla ludopatia?
Ho visto ludopatici coltissimi, ma il basso livello intellettivo è un possibile fattore di aggravamento

Scritto da 
  • Laura Carcano
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