Venerdì 08 Dicembre 2017 - 21:00

Gerusalemme, rottura Usa-Europa all'Onu. Razzi da Gaza, Israele risponde con i raid

Cinque Paesi, tra cui l'Italia, criticano apertamente la decisione di Trump. Due morti e centinaia di feriti nel 'giorno della rabbia'

Gerusalemme capitale d'Israele: proteste nel mondo contro il presidente Trump

Due palestinesi morti e centinaia di feriti. È questo il bilancio del 'giorno della rabbia' indetto nei Territori palestinesi per il venerdì di preghiera in segno di protesta contro la decisione del presidente Usa, Donald Trump, di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele. Scontri con i soldati israeliani sono scoppiati soprattutto in Cisgiordania e a Gaza, ma proteste ci sono state anche a Gerusalemme, dove al termine delle preghiere nella moschea Al Aqsa i fedeli sono andati verso le porte della Città Vecchia intonando slogan come 'Gerusalemme è nostra'.

Proteste massicce fuori dai territori, nel resto del mondo arabo e musulmano. Cortei contro Trump si sono tenuti in tutta l'Asia: dall'Indonesia al Bangladesh, dalla Malesia al Kashmir indiano al Pakistan. Nonché in Giordania, Tunisia, Algeria, Turchia, Egitto, Mauritania e anche in Siria, dove in diverse zone che sono sotto il  controllo dell'opposizione migliaia di persone hanno manifestato a sostegno della causa palestinese.

È lungo il confine della Striscia che un palestinese, identificato come il 30enne Mohammad al-Masri, è stato ucciso dal fuoco dell'esercito israeliano. Questa la versione delle forze armate: centinaia di palestinesi facevano rotolare pneumatici incendiati e lanciavano sassi contro i soldati al confine e "durante le rivolte i soldati dell'Idf hanno sparato selettivamente contro due principali istigatori, ed è confermato che sono stati colpiti". Scontri sono stati registrati anche a Hebron, Betlemme e Nablus, dove decine di palestinesi hanno lanciato sassi contro i soldati e l'esercito ha risposto con lacrimogeni. La maggior parte dei feriti, oltre 270, hanno riportato intossicazioni dovute a inalazione di gas lacrimogeni; ma alcuni sono stati raggiunti da proiettili veri e proiettili di gomma usati dai militari. Secondo i dati forniti dall'esercito israeliano, circa 3mila persone hanno manifestato in modo violento in Cisgiordania, e fra Cisgiordania e Striscia di Gaza sono 30 le località in cui ci sono stati scontri. Le proteste si sono in gran parte affievolite in serata.

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Hamas, che giovedì aveva chiamato a una nuova Intifada proprio a partire dal 'venerdì di rabbia', lo ha ribadito oggi: "Dichiariamo l'Intifada fino alla liberazione di Gerusalemme e di tutta la Palestina", ha detto uno dei suoi leader, Fathy Hammad. Si tratta della terza Intifada dopo quella del 1987-1993 e quella del 2000-2005, in cui morirono migliaia di persone.

Il sistema anti-missile Iron Dome, secondo quanto ha riferito l'esercito israeliano, ha intercettato un razzo lanciato da Gaza e non sono stati registrati feriti. Successivamente fonti della sicurezza palestinese hanno riferito che Israele ha bombardato postazioni di Hamas a Gaza. Già giovedì sera l'esercito israeliano aveva riferito di avere attaccato due infrastrutture militari di Hamas nella Striscia di Gaza in risposta al lancio di razzi da Gaza, uno solo dei quali aveva raggiunto il territorio israeliano.

Intanto, dal punto di vista istituzionale, in serata si è tenuta una riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. In questa sede l'ambasciatrice degli Stati Uniti presso l'Onu, Nikki Haley, ha criticato le Nazioni unite accusandole di "ostilità contro Israele" da "molti anni" e ha difeso la decisione di Trump do riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, dicendo che è "l'ovvio".

Ma al Consiglio l'Europa ha deciso di rompere con gli Usa. Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Italia hanno invitato gli Stati Uniti a presentare proposte dettagliate per la pace tra Israele e palestinesi e si dicono in disaccordo con la decisione del presidente Trump.
In una dichiarazione congiunta dopo la riunione che si è tenuta oggi, i cinque Paesi Ue, hanno affermato che la scelta di spostare l'ambasciata statunitense a Gerusalemme da Tel Aviv è stata "inutile in termini di prospettive di pace nella regione".
"Siamo pronti a contribuire a tutti gli sforzi credibili per riavviare il processo di pace, sulla base di parametri concordati a livello internazionale, portando a una soluzione a due Stati", hanno detto, aggiungendo: "Incoraggiamo l'amministrazione degli Stati Uniti a presentare proposte dettagliate per un accordo israelo-palestinese".

"Crediamo che lo status di Gerusalemme come futura capitale di due Stati debba essere negoziato fra Israele e Palestina, nel quadro di un processo di pace che poterà alla fine a stabilire due Stati, che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza, tenendo in considerazione le legittime preoccupazioni e aspirazioni di entrambe le parti", ha dichiarato, in particolare, l'ambasciatore italiano Sebastiano Cardi. "Fino ad allora l'Italia continuerà ad attenersi alle risoluzioni delle Nazioni unite pertinenti e manterrà la sua ambasciata in Israele a Tel Aviv", ha aggiunto Cardi.

 

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Sabato è in programma una riunione d'emergenza della Lega araba, mentre l'Organizzazione della cooperazione islamica (che include 57 Paesi) si riunirà a Istanbul il 13 dicembre. Lunedì, invece, tutti gli occhi saranno puntati su Bruxelles, dove il premier israeliano Benjamin Netanyahu parteciperà come invitato a un Consiglio dei ministri degli Esteri comunitari. Per allora l'Ue spera di potersi presentare con una posizione unitaria. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas, invece, dovrebbe partecipare al Consiglio degli Esteri dell'Ue successivo, all'inizio dell'anno prossimo.

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