Lunedì 16 Ottobre 2017 - 17:45

George Michael: Freedom, il cantante si racconta nel suo ultimo lavoro

Il testamento di George Michael è un documentario che sabato 21 ottobre sarà trasmesso su Sky Arte

George Michael single

Un documentario, che è più un testamento. Sabato sera (21 ottobre) su Sky Arte andrà in onda, in prima visione, l'ultimo lavoro di un artista che ha segnato un'epoca: George Michael: Freedom. Il cantautore inglese ci ha lavorato direttamente fino a tre giorni prima di morire, il 25 dicembre scorso. Non ha potuto ultimarlo, ma lo hanno fatto le persone a lui più vicine, in modo da rispettare le sue volontà.

In principio il film, progetto della Sony e della Bbc, doveva semplicemente accompagnare la riedizione di Listen without prejudice Vol. 1, un disco fondamentale per il cantante poichè aveva segnato la voglia di affermare la centralità della sua musica e di uscire dagli stereotipi. Ovviamente, con la scomparsa di Michael, ha assunto un valore completamente diverso e decisamente più grande. Subito prima del documentario, venerdì 20 ottobre, uscirà per Sony Music la riedizione di quell'album insieme a Mtv Unplugged rimasterizzato e con un brano in più, Fantasy, remixato e arricchito dal featuring di Nile Rodgers.

Il documentario, diretto da George Michael stesso e da David Austin, racconta la vita del cantante inglese dall'ascesa fino ai traumi e ai lutti. Ad ogni passo è evidente la sofferenza dell'artista causata dall'ossessione dei media nei suoi confronti e dal sentirsi chiuso nella visione che il pubblico aveva di lui. George Michael: Freedom si apre con le parole di Kate Moss che ricorda la scomparsa del cantante, sulle note di Fast Love di Adele. Poi, inizia il racconto dei primi anni di carriera: il successo con gli Wham, la sensazione di dovere intrapprendere la carriera solista e dall'altra parte il disagio nel sentirsi infelice, solo, single e senza avere fatto coming out. "Avevo l'ambizione di essere famoso, amato e rispettato", racconta Michael. E, senza il collega di band Andrew Ridgeley, le cose si fanno ancora più difficili: "Prima era facile rimanere con i piedi per terra, ancorato al passato. Da solo è diventato tutto più spaventoso".

Il cantante racconta la difficoltà nei rapporti con gli altri, ma anche con il suo lavoro. La promozione della sua arte, per lui era una forma di prostituzione. Inoltre, essere un bianco che canta musica nera, lo mette in una posizione scomoda che non gli permette di essere accettato. È il 1991 quando, in un vortice di sofferenza, conosce durante Rock in Rio Anselmo Feleppa. Una luce in fondo al tunnel, che lo porta a vivere dei mesi stupendi: "Ero felice", commenta. L'euforia, però, dura poco. Nel 1993 Anselmo muore a causa dell'Aids, facendo sprofondare Michael in un dolore profondo che cerca di combattere impegnandosi in una causa in cui crede fortemente. In crisi ormai evidente con la Sony, dopo il rifiuto di promuovere il suo lavoro, il cantante vuole rescindere il contratto. Per questo intenta causa contro la major: "Era un ottimo modo per sfogare la mia rabbia - spiega - potevo cambiare il percorso della vita di molti artisti". In verità, George perde ma in qualche modo modifica davvero il legame fra i cantanti e le case discografiche. Dopo due anni senza scrivere una nota, Michael si risolleva e dà vita a Jesus to a child: canzone dedicata ad Anselmo e che lo riporta alla ribalta. Poi il coming out, nel 1998, quando in realtà non ce n'era più alcun bisogno.

Per tutta la durata del documentario si alternano le testimonianze di Stevie Wonder, Elton John, Mary J Blidge, Liam Gallagher e le modelle del video Freedom! 90 (Naomi Campbell, Christy Turlington, Cindy Crawford, Tatjana Patitz e Linda Evangelista) che si sostituirono a lui nella clip dove assolutamente non voleva comparire. Il documentario si chiude con il vero e proprio testamento di George Michael: "Come vorrei essere ricordato? Come un grande cantautore, in un'epoca che non credo rivedremo mai più. Una grande star, nel senso glamour del termine. E una persona integra. Questo è quello che spero".
 

Scritto da 
  • Chiara Troiano
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