Sabato 29 Ottobre 2016 - 08:30

Gentiloni e inviato Usa: A Mosul e Sirte strada è ancora lunga

Per entrambi la lotta all'Isis sarà difficile ma porterà a risultati positivi

Gentiloni incontra l'inviato Usa: A Mosul e Sirte strada è ancora lunga

La battaglia di Mosul, in Iraq, "sarà di lungo periodo, non sarà breve, ma avevamo  previsto tutto questo". Così l'inviato degli Stati uniti per la lotta allo Stato islamico, Brett McGurke, in conferenza stampa alla Farnesina con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Il ministro, che con McGurke ha fatto il punto di una 'guerra anti-Isis' che copre non solo l'Iraq, ma anche la Libia e la Siria, ha detto che a Mosul la strada "è molto lunga e difficile, anche se sarà una strada positiva".

Per entrambi, l'importante è adesso che tenga l'intesa tra parti locali e attori internazionali per condurre assieme le operazioni militari, quindi "lasciare alle forze regolari irachene il compito finale, se e quando si arriverà alla fase finale della liberazione di Mosul", spiega Gentiloni. La sfida di riconciliare le storiche divisioni settarie irachene non è semplice, ammette il ministro, ma bisogna far dialogare il premier Haider al Abadi e il leader curdo Massud Barzani. E' importante, quindi, promuovere per il territorio di Mosul, ed in particolare nella vicina Ninive, "una governance  inclusiva, come si dice in gergo diplomatico, cioé che non autorizzi politiche settarie, né tanto meno di vendette, ma che rispetti la realtà pluralistica di queste aree".

Dopo la possibile liberazione di Mosul, presto o tardi che sia, l'Italia vede l'opportunità di una soluzione di lunga termine. "Da un periodo non breve, la coalizione anti-Daesh sta ottenendo dei successi importanti", ha spiegato Gentiloni. "Non ci sono solo dei successi militari", sostiene il ministro, perché "si registra il rientro della popolazione in diversi centri, da Tikrit a Ramadi, e "si intravede non solo la possibilità di un successo militare, ma anche di una stabilizzazione dell'Iraq".

 

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L'inviato americano ha lodato la ridotta ma importante presenza italiana in Iraq, che ha dato "un contributo ragguardevole" per mettere in sicurezza la diga di Mosul. "Costruita da Saddam Hussein, era stata occupata  da Daesh nel 2014, ed erano stati collocati degli esplosivi: molti ingegneri sono rimasti uccisi, e i lavori non venivano portati avanti proprio per via dei terroristi", ha detto l'inviato americano, sottolineando che gli italiani hanno permesso l'apertura di una delle chiuse collegate alla diga, cosa che dovrebbe aiutare la popolazione locale.

Scenario positivo, ma fino ad un certo punto, anche in Libia. A Sirte continua la battaglia per cercare di scacciare totalmente i militanti dell'Isis, che sono ancora "centinaia", ha detto Gentiloni, sottolineando però che la presenza dello Stato islamico "si è ridotta sia in termini numerici che per le parti delle città controllate, tuttavia la liberazione totale non è semplice. L'efficacia del sostegno aereo può essere ridotta da operazioni sotterranee".

Nella battaglia contro l'Isis, il nodo più difficile da sciogliere è ovviamente la Siria, Paese nel quale "la coalizione sta valutando le possibilità di come risolvere, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, il problema della base fondamentale di Daesh nel Paese, che è Raqqa", ha detto il capo della diplomazia italiana. L'inviato Usa ha sottolineato che ad Aleppo si punta ad una "de-escalation". Per quanto riguarda il confine turco-siriano, "se fossi venuto tre mesi fa, avrei detto che i terroristi controllavano una parte di confine, ma siamo lì sul terreno con loro, e abbiamo detto che lotteremo contro Daesh: ci vuole una stretta collaborazione, questo è il messaggio che abbiamo trasmesso a tutti, non vediamo un rallentamento per quanto riguarda Raqqa".

Scritto da 
  • Matteo Bosco Bortolaso
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