Sabato 28 Maggio 2016 - 17:00

General Electric lancia la 'fonderia digitale' per industria 4.0

Il progetto a livello europeo sarà inaugurato il 13 giugno a Parigi per un investimento iniziale di 15-20 milioni di dollari

General Electric lancia la 'fonderia digitale' per industria 4.0

Un investimento iniziale da 15-20 milioni di dollari e 2-300 persone, tra sviluppatori, ingegneri ed esperti di dati, da coinvolgere nell'arco di un triennio. Il modo più diretto per presentare la "fonderia digitale europea" che General Electric si prepara a inaugurare il prossimo 13 giugno a Parigi è quello che parte dai numeri. Ma non è qui che ci si può fermare. Per la multinazionale americana, l'apertura del nuovo centro è un passaggio tattico che ha la sua radice prima di tutto in un imperativo: quello di "contemporaneizzare l'azienda", come lo definisce in un incontro con LaPresse il general manager globale delle Digital Foundries, Mike Karim. E che si inscrive in un disegno strategico il cui cuore è la piattaforma cloud per l2internet industriale Predix. Un ambiente che per l'industria 4.0 - quella della produzione automatizzata e interconnessa - vorrebbe rappresentare ciò che Ios e Android sono per smartphone e tablet.

"Per molte nazioni industriali, come l'Italia, è importante capire che nel lungo termine le dimensioni dell'Internet of Things industriale saranno il doppio di quelle dell'Internet of Things consumer", spiega Vincent Champain, direttore della nuova Digital Foundry di Parigi, la prima ad aprire al di fuori degli Stati Uniti, dove a San Ramon (Silicon Valley) già operano 1.300 persone. Affermazione alla quale si può accostare una stima fornita dalla stessa General Electric, per cui il mercato dell'internet industriale entro il 2020 raggiungerà i 225 miliardi di dollari. Un business in cui il colosso americano, la cui presenza nell'industria spazia dalla produzione di locomotive a quella di turbine eoliche passando per quella di motori aeronautici, ha deciso di approcciare in modo aperto e a partire dalle proprie competenze manifatturiere. Creando, appunto, una piattaforma sulla quale possano poggiare sia soluzioni sviluppate internamente che da terze parti e che non debba per forza dialogare solo con i prodotti della stessa casa. "Più persone arrivano, più ampia e capace diventa la piattaforma. Noi non possiamo né vogliamo fare tutti i servizi", riassume a riguardo Karim.

In quest'ottica, nella fonderia digitale saranno invitati i clienti, per osservare il metodo di lavoro di Ge e soprattutto per collaborare alla creazione delle applicazioni per Predix di cui hanno bisogno. Ma avranno largo spazio anche le startup, che qui potranno trovare uno spazio di incubazione e in seguito di incontro con i venture capitalist. Eventualmente arrivando fino all'acquisizione da parte della società, per quanto questo non sia lo scopo principale del progetto. "Il ruolo che vogliamo avere è quello degli abilitatori. Non vogliamo sostituire i venture capitalist e non vogliamo sostituire le startup", chiarisce Champain, "noi forniamo la piattaforma, poi possono anche essere situazioni in cui coinvestiamo. Ma il nostro obiettivo finale è creare l'ecosistema più forte possibile". Il traguardo, insomma, è l'affermazione di Predix: la creazione del maggior numero possibile di applicazioni che possano andare incontro alle esigenze dei clienti - e che, secondo la definizione dello stesso Champain, "trasformino i dati digitali in qualcosa che produce performance" - è la via individuata per raggiungerlo.

A spiegare come proseguirà il piano è lo stesso Mike Karim, quando anticipa che le aperture di nuove fonderie saranno "3-4 nel 2016 e, per ogni anno successivo, quantomeno nel 2017 e nel 2018, almeno altre tre". I luoghi sono ancora da definire, ma l'attenzione è rivolta a "Medio Oriente, Asia e Sud America". Parigi, intanto, nasce già con una dimensione continentale, per quanto affacciata sul mondo:  "Questo è un progetto europeo. E in questo progetto vogliamo anche avere molti giovani italiani", mette in chiaro Champain, evidenziando che "abbiamo un network globale per le fonderie, quindi possiamo accedere a un ecosistema globale".
 

Scritto da 
  • Marco Valsecchi
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