Sabato 27 Febbraio 2016 - 11:00

G20 chiede sostegno a crescita. Ora serve flessibilità

I ministri delle Finanze e i governatori delle Banche centrali riuniti a Shangai. Timori per Brexit e migranti

Cina, inizia il G20 di Shanghai

Le migliori economie mondiali sono pronte a utilizzare tutti gli strumenti monetari, di bilancio e strutturali a sostegno della crescita economica. Una bozza del comunicato finale del G20, in corso a Shanghai, riflette la miriade di preoccupazioni e le frizioni politiche aggravate dalla incertezza economica e le turbolenze di mercato, degli ultimi mesi.

LA RIPRESA GLOBALE - "La ripresa globale continua, ma rimane irregolare e al di sotto delle nostre ambizioni per una crescita forte, sostenibile ed equilibrata", si legge nella bozza che precisa: "Le politiche monetarie continueranno a sostenere l'attività economica e a garantire la stabilità dei prezzi ... ma la politica monetaria da sola non può portare a una crescita equilibrata". Per questo "useremo la flessibilità della politica di bilancio".

Anche il governatore della banca d'Italia, Ignazio Visco al termine del G20, ha ribadito che "il messaggio alla fine è di rischi verso il basso e di crescita che continua a essere molto ragionevole. Il problema è come mantenerla". E ha aggiunto: "E' in corso una valutazione delle misure di rafforzamento del sistema finanziario e degli effetti che possono avere", ha aggiunto. Un pessimismo iniziale sulle prospettive è stato poi superato, ricorda Visco. "Per quanto riguarda le politiche di sostegno alla domanda - ha precisato - è stato con grande evidenza sostenuto da tutte le banche centrali che no, non siamo al capolinea e il nostro impegno è evitare situazioni deflative".

Dal canto suo il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan, ha spiegato che nel G20 si è ragionato sul fatto che "dove ci sia spazio fiscale questo deve essere utilizzato per misure favorevoli alla crescita, ad esempio per spese per investimenti che sostengono sia la domanda sia la crescita di medio termine".  "La possibilità di usare lo strumento fiscale dipende dallo spazio fiscale - ha aggiunto - cioè dal margine di bilancio che dipende da paese a paese. In Europa e in Italia c'è bisogno a mio parere di stimoli sia dalla parte di sostegno alla domanda che all'offerta".

BREXIT - Da quanto si apprende dalla bozza, i ministri finanziari e i governatori delle Banche centrali ritengono che "un'eventuale uscita del Regno Unito dall'Unione europea, a seguito del referendum del 23 giugno, può rappresentare uno dei potenziali shock che pesano sull'economia globale". A sottolineare i timori per un'uscita del Regno Unito anche il ministro Padoan: "La Brexit è considerata uno shock geopolitico importante e negativo", ha spiegato al termine del vertice ricordando però che "non siamo nel 2012, il tema non è se l'Europa crollerà o meno. Oggi l'Europa è certamente più stabile e non è il principale fattore di rischio".

CRISI RIFUGIATI - E ancora, la crisi dei rifugiati e dei migranti è un rischio per l'economia, declassando le prospettive globali di crescita.

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  • redazione web
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