Venerdì 12 Febbraio 2016 - 14:00

Folla ai funerali di Giulio Regeni a Fiumicello: Vogliamo verità

Esequie in forma strettamente privata, in città anche il pm Colaiocco titolare del fascicolo aperto a Roma

Fiumicello, funerali di Giulio Regeni

 Sono stati celebrati nel pomeriggio, nella palestra comunale di Fiumicello, in provincia di Udine, i funerali di Giulio Regeni. Tra le oltre duemila persone non c'erano istituzioni politiche, come aveva chiesto la famiglia di Giulio che desiderava una cerimonia privata, senza telecamere né fotografi. La palestra ha potuto ospitare meno della metà dei presenti arrivati in tanti da lontano: a salutare Giulio c'erano tra gli altri i tanti amici e conoscenti incontrati durante i suoi periodi di studio all'estero. I salmi recitati in italiano e inglese per permettere a tutti di partecipare. Tra i presenti molte persone che non conoscevano Giulio di persona e che hanno voluto esserci perché commosse dalla vita e dalla morte del giovane ricercatore friulano.
"Il ricordo che Giulio ci lascia è il suo impegno per gli altri". Con queste parole e con un "grazie" ripetuto tre volte il parroco di Fiumicello ha chiuso l'omelia del funerale, poi un lungo silenzio e tante lacrime. Tra i presenti, anche il pm Sergio Colaiocco della procura di Roma, che nei giorni passati ha conosciuto e incontrato i familiari del ragazzo.

 

INDAGINI IN CORSO TRA EGITTO E ITALIA. Oggi l'attività istruttoria sulla morte di Giulio è proseguita anche nel Comune di Fiumicello, dove dopo la cerimonia funebre il pm Sergio Colaiocco, titolare del fascicolo aperto dalla procura di Roma per omicidio volontario, ha sentito alcuni conoscenti del giovane.
Intanto tra Egitto e Italia gli inquirenti cercano di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Giulio ma anche l'ambiente nel quale il ragazzo studiava, le persone che frequentava e le sue abitudini.
Più le indagini vanno a fondo e più emerge la possibilità effettiva che il giovane vivesse in una condizione di pericolo, legata anche ai suoi studi, della quale era consapevole solo in minima parte.
In alcune fotografie scattate da uno sconosciuto potrebbe essere una delle chiavi dell'omicidio. Tre ricercatori dell'America University del Cairo, amici di Giulio che studiava nello stesso ateneo, sentiti dagli inquirenti hanno raccontato che dopo la riunione sindacale alla quale aveva partecipato l'11 dicembre scorso, Giulio era spaventato: durante l'incontro, al quale era l'unico europeo presente, era stato fotografato da una persona che non sembrava interessata alla riunione e che si era trattenuta solo il tempo di scattargli qualche foto. Il fotografo misterioso era "fuori contesto" e non apparteneva al sindacato, aveva raccontato Giulio. Proprio l'incontro dell'11 dicembre e il successivo articolo pubblicato il 14 dall'agenzia Nena News, nel quale Giulio aveva fatto espliciti riferimenti alla riunione di tre giorni prima, potrebbero aver messo il giovane in serio pericolo. Quella era la prima riunione dei sindacati indipendenti urbani da due anni a questa parte e la presenza di Giulio di certo non è passato inosservata.
Quanto successo potrebbe esser stato determinato anche da quei due eventi. Inoltre poco dopo esser tornato in Egitto, dopo le vacanze di Natale, Giulio sarebbe stato identificato dalla polizia egiziana. Il controllo sarebbe avvenuto qualche giorno prima del 25 gennaio, giorno della sua scomparsa. L'informazione sarebbe stata riferita da alcune persone presentatesi agli inquirenti, che lavorano sul caso tra Egitto e Italia, per fornire una propria ricostruzione dei fatti. Ricostruzioni delle quali in queste ore si verifica l'attendibilità.

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LA RICHIESTA DI VERITÀ IN RETE: OLTRE 38MILA FIRME SULLA PETIZIONE ONLINE. Mentre chi indaga cerca di fare luce sull'omicidio, la petizione lanciata su Change.org e indirizzata all'Unione Europea e ai governi italiano ed egiziano, nella quale si chiede di conoscere la verità sulla morte del ragazzo, ha superato le 38mila firme. A lanciare la petizione un gruppo di amici di Giulio: persone che il giovane aveva conosciuto durante i suoi studi accademici. "Giulio rappresenta tutti quei giovani che hanno scelto di indagare il contesto in cui viviamo, con passione, curiosità e spirito critico, per comprendere e conoscere ciò che viene proposto come lontano e diverso -  si legge nell'appello - Per questa ragione è nostro dovere ricordare i motivi che hanno spinto Giulio, come tanti altri, a mettere a disposizione di tutti una lettura delle dinamiche che determinano la qualità della nostra convivenza, in un ambiente che si presuppone essere sicuro, quello accademico. Si tratta degli stessi motivi che vogliono garantire la crescita e il mantenimento di una cittadinanza mediterranea e universale, pensata per contribuire alla pace, alle libertà e allo sviluppo di tutti i popoli del comune mare". "Giulio ha pagato per aver messo a disposizione la sua esperienza, raccontando e traducendo da un contesto a un altro. Questo non deve succedere - conclude - Per tale motivo, pur coscienti dei limiti dell'esercizio di retorica, chiediamo alle autorità tutte, ai governi egiziano e italiano e all'Unione Europea, di impiegare ogni possibile mezzo per far luce sulle circostanze dell'uccisione di Giulio Regeni".
La richiesta di verità corre in rete su tutti i social da Facebook a Twitter, dove l'hashtag #JusticeForGiulio è viene riprodotto quotidianamente in migliaia di cinguettii.

Scritto da 
  • Alessandra Lemme
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