Domenica 11 Giugno 2017 - 21:00

Francia, ciclone Macron: verso maggioranza schiacciante

En Marche oltre il 30% alle legislative. Proiezioni: oltre 400 seggi in parlamento

Francia, exit poll premiamo Macron. Crollo socialisti e Le Pen

Emmanuel Macron si avvia a ottenere una maggioranza schiacciante nel nuovo parlamento francese. Al primo turno delle elezioni legislative, il suo movimento, La République En Marche!, supera il 31% e secondo le proiezioni diffuse dai media d'oltralpe potrebbe ottenere tra i 415 e i 445 deputati in parlamento (tra i 400 e i 440 secondo un altro sondaggio), su 577 seggi disponibili. Un risultato storico, ottenuto da un partito che ha poco più di un anno di vita. In vista del ballottaggio di domenica 18 giugno, i dati più significativi della tornata elettorale sono l'astensione record (meno di un francese su due è andato a votare) e il crollo dei socialisti, che ottengono il peggiore risultato della loro storia. I Les Republicains sono ora la prima forza dell'opposizione, con 80-100 seggi (attorno al 20% dei consensi), il Front National di Marine Le Pen dovrebbe ottenere una manciata di seggi, da 1 a 4, con il 13% delle preferenze. I Socialisti, fermi al 9% secondo gli exit poll, si aggiudicano comunque alcune decine di seggi, la sinistra di La France Insoumise avrà tra 10 e 20 deputati.

Ai 67mila seggi in tutto il Paese, aperti fino alle 18 nei piccoli centri e fino alle 20 nelle metropoli, si è recato, stando alle proiezioni, meno del 50% degli aventi diritto. Un risultato negativo senza precedenti che secondo Marine Le Pen è alla base del risultato negativo del Front National. La sfidante di Macron al ballottaggio per le presidenziali, pur ottenendo una netta affermazione nel suo collegio nella città di Hénin-Beaumont" nel nord della Francia, è rimasta delusa dal risultato del suo partito, che dimezza i consensi rispetto al primo turno delle presidenziali. Ma "il tasso di astensionismo dimostra che abbiamo una notevole riserva di voti", ha aggiunto, lanciando un appello ai suoi sostenitori per il secondo turno: "Gli elettori patrioti devono andare alle urne in massa domenica" perché "una forte mobilitazione ci porterà alla vittoria in molte circoscrizioni. E quelle vittorie sono essenziali".

Buoni risultati nel primo turno delle elezioni legislative in Francia per diversi membri di spicco del governo di Emmanuel Macron. Il ministro delle Finanze Bruno Le Maire ha ottenuto il 45,32 per cento dei voti nel suo collegio in Normandia. Il ministro alla Coesione territoriale Richard Ferrand, che ha affrontato di recente accuse di nepotismo, è al primo posto nel suo collegio in Bretagna con il 33,95% dei consensi. Bene anche il portavoce del governo, Christophe Castaner, in testa nel suo collegio elettorale con il 44,04%. "Nonostante l'astensione alta, gli elettori francesi hanno confermato per la terza volta la fiducia a Macron", ha esultato il premier francese Edouard Philippe. "Domenica prossima il parlamento incarnerà il volto della nuova Francia: la Francia è tornata", ha aggiunto.

Quella di oggi nelle elezioni legislative francesi è stata "una sconfitta senza precedenti" per la sinistra e "principalmente" per i Socialisti. Lo ha riconosciuto il leader del partito, Jean-Christophe Cambadélis. I media francesi, a poche ore dal voto, parlano di eliminazione dello stesso Cambadélis e del candidato alle presidenziali Benoit Hamon nei rispettivi collegi. Va al secondo turno l'ex premier Manuel Valls. "Non è né sano né auspicabile, per un presidente che ha raccolto solo il 24 per cento nel primo turno delle presidenziali e che è stato eletto nel secondo turno solo per il rigetto contro l'estrema destra, beneficiare del monopolio della rappresentanza in parlamento", ha sottolineato il segretario socialista.

"I risultati mostrano una netta avanzata del partito del presidente Macron, ma mostrano anche una situazione politica completamente instabile", ha commentato il leader della sinistra francese Jean-Luc Mélenchon, secondo cui l'astensione oltre il 50% dimostra che "non esiste una maggioranza" nel Paese che autorizzi a "smantellare  il codice del lavoro" e "per tutto ciò che è nel programma del presidente".
 

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